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LAVORO- III° REPORT UNIONCAMERE/CNEL... I PUNTI PRINCIPALI DELL'ANALISI ED I SETTORI :
(2026-07-30)
Come fa presente il III Report Unioncamere/CNEL, i servizi e piccole imprese concentrano la domanda di lavoro Nel primo semestre del 2026 il settore dei servizi concentra circa il 72% delle entrate programmate. Le micro e piccole imprese prevedono complessivamente oltre 1,8 milioni di assunzioni.
I PUNTI PRINCIPALI ED I SETTORI :
• Le imprese prevedono 2,869 milioni di entrate lavorative nel primo semestre 2026, in diminuzione del 2,4% rispetto allo stesso periodo del 2025.
• Il settore dei servizi continua a rappresentare il principale bacino della domanda di lavoro, concentrando circa il 72% delle assunzioni previste; crescono soltanto i servizi turistici e i servizi alle persone, mentre gli altri comparti registrano una flessione.
• Tra i lavoratori stranieri aumenta il peso delle assunzioni nelle costruzioni, nel turismo e nell'industria metalmeccanica, confermando il ruolo della manodopera estera nei comparti con maggiori fabbisogni occupazionali.
• La domanda di lavoro continua a essere sostenuta soprattutto dalle micro e piccole imprese, che concentrano oltre 1,8 milioni di assunzioni previste, pur in un contesto di generale riduzione delle entrate programmate.
• Le professioni qualificate nei servizi e nel commercio rappresentano il principale gruppo professionale richiesto dalle imprese, seguite dagli operai specializzati e dalle professioni non qualificate.
• Le maggiori opportunità occupazionali in valore assoluto continuano a concentrarsi nelle aree metropolitane e nei territori a forte vocazione turistica. Rispetto alla popolazione in età lavorativa l'analisi evidenzia l'elevata dinamicità di numerose province medio-piccole.
• La difficoltà di reperimento, pur in diminuzione rispetto al 2025, interessa il 44,8% delle entrate programmate; le criticità più elevate si osservano nelle costruzioni (che presentano un tempo medio di reperimento di 6,2 mesi), nelle industrie del legno e mobile, nelle metalmeccaniche e nei servizi ICT, unico comparto in cui le difficoltà aumentano rispetto al 2025.
• Nel quinquennio 2025-2029 il fabbisogno occupazionale complessivo è stimato tra 3,3 e 3,7 milioni di lavoratori, a seconda dello scenario macroeconomico considerato.
• Circa tre quarti della domanda di lavoro futura interesseranno il settore dei servizi, con un ruolo centrale dei servizi alle persone, del commercio e della Pubblica Amministrazione.
• Nell'industria il principale fabbisogno continuerà a concentrarsi nelle industrie metalmeccaniche ed elettroniche, mentre le costruzioni manterranno un peso rilevante grazie agli investimenti programmati.
• La composizione della disoccupazione evidenzia differenze di genere. Gli uomini sono più frequentemente ex occupati che hanno perso il lavoro, mentre tra le donne risulta più elevata l'incidenza di persone provenienti dall'inattività o prive di precedenti esperienze lavorative, un elemento che segnala maggiori difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro..
• La disoccupazione giovanile è fortemente concentrata nel Mezzogiorno. Il fenomeno interessa non solo i giovani con bassa istruzione, ma anche diplomati e laureati, evidenziando che il mismatch dipende anche dalla limitata capacità del sistema produttivo di assorbire il capitale umano disponibile.
• Le forze di lavoro potenziali rappresentano il principale bacino di offerta. La maggior parte è costituita da persone disponibili a lavorare ma che non cercano attivamente un impiego, soprattutto nel Mezzogiorno.
• La principale criticità del mercato del lavoro italiano riguarda l'inattività più che la disoccupazione. Le differenze di genere tra i disoccupati sono infatti relativamente contenute, mentre tra gli inattivi il divario è molto più marcato: le donne con almeno 15 anni sono quasi 15 milioni, circa cinque milioni in più degli uomini, eviden-ziando un ampio potenziale di forza lavoro ancora inutilizzato
• La principale criticità del mercato del lavoro italiano riguarda l'inattività più che la disoccupazione. Le differenze di genere tra i disoccupati sono infatti relativamente contenute, mentre tra gli inattivi il divario è molto più marcato: le donne con almeno 15 anni sono quasi 15 milioni, circa cinque milioni in più degli uomini, eviden-ziando un ampio potenziale di forza lavoro ancora inutilizzato.
• Le motivazioni dell'inattività cambiano con l'età. Tra i giovani prevalgono studio e formazione, mentre nelle età adulte assumono maggiore rilievo responsabilità familiari, scoraggiamento e altri fattori sui quali le politiche pubbliche possono intervenire.
• L'inattività femminile costituisce una criticità strutturale. Nelle età centrali della vita gli impegni familiari e di cura continuano a rappresentare il principale ostacolo alla partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
• Per la prima volta il Report integra i dati previsionali del Sistema informativo Excelsior con i dati amministrativi del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali sulle attivazioni e cessazioni dei rapporti di lavoro, offrendo una lettura più completa del fenomeno del mismatch.
• L'analisi riguarda esclusivamente le qualifiche professionali che, secondo Unioncamere, presentano le maggiori difficoltà di reperimento, consentendo di osservare come tali criticità si traducano nei flussi effettivi del mercato del lavoro.
• Nel settore industriale le attivazioni risultano concentrate nelle professioni operaie specializzate, in particolare nelle attività meccaniche, metalmeccaniche e della manutenzione, coerentemente con i comparti che presentano i livelli più elevati di difficoltà di reperimento.
• Nel commercio e nel turismo i dati confermano la forte domanda di personale nelle professioni della ristorazione, L’elevata mobilità occupazionale genera un continuo fabbisogno di nuove assunzioni, contribuendo a mantenere le difficoltà di reperimento della manodopera su livelli superiori alla media, nonostante il consistente volume di ingressi nel settore.
• Il confronto tra attivazioni e cessazioni mostra che il mismatch non dipende esclusivamente dalla crescita della domanda di lavoro, ma anche dalla necessità di sostituire lavoratori che escono dall'occupazione, contribuendo ad alimentare il fabbisogno di nuove assunzioni.
• Nei servizi ad alta qualificazione, e in particolare nelle professioni tecnico- specialistiche e digitali, la contemporanea presenza di consistenti flussi in entrata e in uscita conferma la forte mobilità del personale e la persistenza delle difficoltà di reperimento delle competenze richieste dalle imprese. (30/07/2026-ITL/ITNET)
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