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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - ACQUISIZIONI : L'"ECCE HOMO" DI ANTONELLO DA MESSINA TORNA IN ITALIA. L'OPERA DATABILE FRA IL 1460 ED IL 1475 E' STATA ACQUISTATA PER 14,9 MILIONI DI DOLLARI.

(2026-02-09)

  “Il Ministero della Cultura conferma l’acquisizione del quadro “Ecce Homo” di Antonello da Messina, trapelata da indiscrezioni giornalistiche e confermata dalla casa d’aste Sotheby's. È un’operazione di altissimo livello culturale: abbiamo atteso qualche giorno nel comunicarla per rispetto nei confronti delle autorità deputate a registrare il contratto di acquisto. L’opera rappresenta un unicum nel panorama artistico del Quattrocento italiano, punto fondamentale nella strategia di ampliamento e valorizzazione del nostro patrimonio culturale, da mettere a disposizione dei cittadini italiani e dei visitatori provenienti da tutto mondo”.

Lo dichiara il Ministro della Cultura, Alessandro Giuli, confermando l’acquisizione, tramite la Direzione generale Musei, per 14,9 milioni di dollari da Sotheby’s – storica casa d’aste internazionale attiva nel mercato dell’arte – di un eccezionale dipinto a tempera su tavola di Antonello da Messina.

L’opera, di rarità e qualità uniche, è un piccolo pannello dipinto su entrambi i lati: da un lato è raffigurato un intenso "Ecce Homo", con Cristo coronato di spine, dall’altro un San Girolamo penitente in un aspro paesaggio roccioso. Le dimensioni ridotte e la doppia raffigurazione suggeriscono una funzione devozionale privata, confermata anche dalle tracce d’uso legate alla sua lunga storia come oggetto di culto.

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In realtà, "Ecce Homo" è il tema di una serie di dipinti realizzati da Antonello da Messina. L’espressione "Ecce Homo" proviene dal Vangelo di Giovanni (19:5) e indica le parole pronunciate da Ponzio Pilato quando presentò Gesù Cristo, flagellato e coronato di spine, alla folla che chiedeva la sua crocifissione.
Antonello affrontò il tema dell’Ecce Homo in diverse occasioni, combinando la scena evangelica con elementi del Cristo flagellato alla colonna. Sono note almeno sei versioni della serie, databili tra i primi anni Sessanta e il 1475.

La serie di Ecce Homo
Antonello affrontò il tema dell’Ecce Homo in diverse occasioni, combinando la scena evangelica con elementi del Cristo flagellato alla colonna. Sono note almeno sei versioni della serie, databili tra i primi anni Sessanta e il 1475.

L'Ecce Homo (recto) - a cui corrisponde nella parte recto San Girolamo penitente, un olio su tavola di 19,5×14 cm appartenuto ad una collezione privata, New York ed oggi allo Stato Italiano, grazie all'intervento del Ministero della Cultura italiano che ha acquistato l'opera da Sotheby's per la cifra di 14,9 milioni di dollari.

L'Ecce Homo, realizzato probabilmente nel1470: un Olio su tavolla di 40x33 cm della Galleria di Palazzo Spinola, di Genova

L'Ecce Homo ca. 1470 del Metropolitan Museum of Art, New York

L'Ecce Homo 1474 Olio su tavola -appartenuto alla Collezione Ostrowsky, Polonia ed andato perduto

Cristo alla colonna (Ecce Homo)  dipinto probabilmente nel 1478, un Olio su tavola, che misura 30x21cm  del Musée du Louvre, Parigi

L'Ecce Homo del 1473 Olio su tavola grande 48,5×38 cm  del Collegio Alberoni di Piacenza

L'Ecce Homo (gia' appartenuto alla collezione privata di New York) è la più antica versione nota dell’Ecce Homo, databile ai primi anni Sessanta del Quattrocento, è una piccola tavola di appena 15x10 centimetri, dipinta su entrambe le facce: su un lato compare San Girolamo in preghiera, sull’altro il Cristo presentato alla folla. Nonostante le dimensioni ridotte, l’opera definisce già alcuni elementi destinati a ricorrere nelle successive interpretazioni del tema: le lacrime che solcano il volto, i lunghi capelli, il parapetto oltre il quale Gesù si affaccia. In questa prima prova emerge l’interesse dell’artista per l’intensità espressiva del volto di Cristo, nucleo centrale di una riflessione che accompagnerà Antonello per tutta la carriera.

Ecce Homo (1475, Galleria di Palazzo Spinola, Genova)
Nella versione conservata a Genova si osserva un’evoluzione nella costruzione dell’immagine: il busto di Cristo cambia collocazione e viene modellato da una luce radente che ne definisce con precisione i tratti. L’espressione del volto appare più malinconica che patetica, suggerendo una sofferenza raccolta e interiorizzata. L’attenzione alla resa luminosa e alla qualità atmosferica testimonia la capacità di Antonello di fondere analisi psicologica e controllo spaziale, secondo quell’equilibrio tra dettaglio fiammingo e razionalità italiana che caratterizza la sua pittura.[1][4]

Ecce Homo (1470, Metropolitan Museum of Art, New York)
Lo stesso argomento in dettaglio: Cristo incoronato con le spine.
Databile intorno al 1470, l’Ecce Homo oggi al Metropolitan segna uno stadio avanzato delle ricerche dell’artista. Il busto, lievemente ruotato, si impone nello spazio con maggiore monumentalità e pienezza volumetrica. Lo sguardo di Cristo, carico di dolore e angoscia, instaura un rapporto diretto con l’osservatore, accentuando il coinvolgimento emotivo. In questa versione non compare la corda attorno al collo, dettaglio iconografico presente in altre redazioni, a conferma di una continua rielaborazione del soggetto.[1][5][6]

Ecce Homo, già collezione Ostrowsky (Polonia)
L’esemplare datato 1474, un tempo appartenente alla collezione Ostrowsky in Polonia, si avvicina per alcuni aspetti alla versione del Metropolitan, condividendo l’assenza della corda al collo. Anche qui Antonello prosegue la sua indagine sul volto di Cristo incoronato di spine, concentrando l’attenzione sulla forza espressiva dello sguardo e sulla resa del busto emergente nello spazio. L’opera si colloca in una fase matura, in cui il tema viene affrontato con crescente consapevolezza formale e intensità drammatica.

Cristo alla colonna - Ecce Homo (Musée du Louvre, Parigi)
Considerato il punto d’approdo della riflessione antonelliana sul tema, il Cristo alla colonna del Louvre testimonia anche l’assimilazione dell’esperienza veneziana. Ricompaiono elementi già sperimentati, come la corda, la colonna, le lacrime e la corona di spine. La figura è investita da una tensione drammatica accentuata: la testa scorciata, gli occhi rivolti verso l’alto, le sopracciglia corrugate e la bocca socchiusa suggeriscono un intenso dialogo interiore con il Padre. La scena unisce pathos e costruzione spaziale, raggiungendo un equilibrio di grande forza espressiva.

Infine, l'Ecce Homo (del  Collegio Alberoni, Piacenza) la più grande della serie (48,5 x 38 cm). La luce, proiettando l’ombra della colonna e del busto sullo sfondo scuro, evidenzia con precisione i particolari e conferisce solidità alla figura. L’opera, dipinta a olio con velature trasparenti di grande raffinatezza tecnica, esprime una verità ottica intensa e partecipe. Entrata nella collezione del cardinale Alberoni nel 1735 e giunta a Piacenza nel 1761, essa rappresenta uno dei vertici della pinacoteca e un esempio eminente dell’Umanesimo napoletano.
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Antonello da Messina si formò a Napoli, presso la corte aragonese di Alfonso d’Aragona, in un contesto aperto agli influssi della pittura francese e fiamminga. L’artista assimilò tali stimoli e introdusse in Italia la tecnica ad olio, già diffusa nei Paesi Bassi.
Durante la sua carriera unì la resa luministica e il dettaglio fiammingo alla spazialità e alla monumentalità della pittura italiana. La sua permanenza a Venezia (1475-1476) rappresentò un momento cruciale, influenzando la produzione di Giovanni Bellini e contribuendo alla definizione della cosiddetta “pittura tonale” veneta. (09/02/2026-ITL/ITNET)

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