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CULTURA ITALIANA ALL'ESTERO -70° GEMELLAGGIO ROMA/PARIGI: A PARIGI IL RACCONTO DEI GRANDI FOTOGRAFI ITALO/FRANCESI DELLA FONDAZIONE ALINARI -LE OPERE "OSPITI DONORE" ALL'IIC DI PARIGI

(2026-01-30)

Parigi e Roma sono senza dubbio tra le capitali più fotografate al mondo. La loro straordinaria bellezza ha ispirato generazioni di fotografi fin dagli anni Quaranta dell’Ottocento, quando la nuova invenzione della fotografia ha iniziato a catturare la luce delle due città e a diffonderne i ritratti in tutto il mondo.

La mostra, a cura di Rita Scartoni, allestita fino al 26 febbraio all'esterno presso la cancellata dell'Hôtel de Ville de Paris, sede del Municipio di Parigi, lungo Rue de Rivoli, è prodotta dall'Istituto Italiano di Cultura di Parigi e da Ville de Paris, con il patrocino dell'Ambasciata d’Italia in Francia.

L'iniziativa mette in dialogo Parigi e Roma, evidenziando ciò che le unisce e ciò che le rende uniche. Attraverso quarantadue scatti provenienti dal vastissimo archivio Alinari, si racconta “a colpo d’occhio” un secolo di storia – dalla metà dell’Ottocento alla metà del Novecento –, rivelando affinità profonde e sorprendenti che hanno contribuito al loro legame speciale.

Nei dittici esposti, le città si confondono e si distinguono: scavi archeologici, cupole, archi di trionfo, ponti, monumenti divenuti iconici dialogano tra loro grazie allo sguardo di grandi fotografi italiani e francesi. Le geometrie, le atmosfere e i paesaggi creano un ritmo visivo che restituisce tutta la ricchezza storica e culturale delle due capitali. In questo racconto non mancano episodi storici particolarmente significativi quali la Comune di Parigi e la Presa di Roma, mentre le stupende autocromie dei primi del Novecento rendono quasi palpabili i valori atmosferici di una Parigi atlantica e di una Roma mediterranea.

Ma sono anche le persone ad essere protagoniste: attimi di vita di gente comune, parigini e romani che affollano mercati e giardini, le due città che diventano il set di servizi di moda. In questo gioco di specchi, non potevano mancare il cinema e la letteratura, mondi che da sempre alimentano l’immaginario e il legame tra le due città. Il percorso include un omaggio alle istituzioni simbolo di questi scambi culturali: l’Accademia di Francia a Roma, Villa Médicis, e l’Istituto Italiano di Cultura a Parigi all’Hôtel de Galliffet.

L'esposizione, co-prodotta dalla Ville de Paris e dall’Istituto Italiano di Cultura di Parigi e curata dalla Fondazione Alinari per la Fotografia, celebra i settant’anni del gemellaggio esclusivo che lega Parigi e Roma, siglato il 30 gennaio del 1956.

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DUE LE OPERE OSPITI D'ONORE ALL'ISTITUTO ITALIANO DI CULTURA A PARIGI

IL COLOSSEO DI GASPAR VAN WITTEL  ED IL RE DI ROMA DI GIACOMO SPALLA (1812)

Opera d’onore / Il Re di Roma di Giacomo Spalla (1812)  (dal 30 gennaio al 18 dicembre 2026 )

IL RE DI ROMA di  Giacomo Spalla (Italia, 1776–1834), ovvero il Ritratto di Napoléon-François-Joseph-Charles, figlio di Napoleone I, Roi de Rome, scolpito un Busto in marmo bianco poggiante su erma originale  Firmato e datato sul lato sinistro del busto, appartenente ad una collezione privata.

La presentazione si inserisce nel quadro delle celebrazioni per il 70° anniversario del gemellaggio tra Roma e Parigi (1956–2026). Avviato nel 1956, il patto tra le due capitali ha rappresentato nel tempo un modello di cooperazione culturale, diplomatica e artistica, fondato su una comune eredità storica e su un dialogo costante tra Italia e Francia. Nel 2026, un articolato programma di iniziative congiunte celebra questo legame, di cui l’Opera d’Onore dedicata al Re di Roma costituisce una tappa significativa.

L’opera raffigura Napoléon-François-Joseph-Charles Bonaparte (1811–1831), unico figlio che l’imperatore Napoleone I ebbe da Maria Luisa d’Austria. Nato alle Tuileries il 20 marzo 1811, gli fu attribuito sin dalla nascita il titolo di Re di Roma, poiché nel 1809 l’Urbe era stata annessa allo Stato francese ed era diventata la “seconda capitale dell’Impero”.

Dopo l’infanzia a Parigi, visse durante l’adolescenza a Vienna. Dai documenti ufficiali può essere definito come Napoleone II, Imperatore dei Francesi dal 22 giugno al 7 luglio 1815, titolo che sarebbe andato perduto con la caduta definitiva dell’Impero. Morì di tisi il 22 luglio 1831 a soli 21 anni; le sue spoglie furono traslate a Parigi e oggi riposano a Les Invalides, accanto alla tomba del padre.

I maggiori artisti attivi alla corte imperiale furono subito chiamati a ritrarre il neonato, e i ritratti “scolpiti” conobbero una grande diffusione.

Giacomo Spalla, allievo di Canova, si poteva fregiare del titolo di “Scultore di Napoleone I” poiché era stato nominato “Scultore di Sua Maestà Imperiale nei Dipartimenti d’Oltralpe” e “Conservatore del Museo e Guardiano dei marmi”. In tale veste promosse l’attività delle cave di marmo piemontesi e realizzò numerosi busti della Famiglia imperiale, oltre a bassorilievi celebrativi delle grandi battaglie napoleoniche.

Meno note sono le vicende di questo delizioso busto del Re di Roma, che viene esposto qui per la prima volta al pubblico. Della scultura è stato a lungo difficile ricostruirne la storia, al punto che si è ritenuto fosse andata perduta, come sostenuto nel 1964 da Gérard Hubert, uno dei massimi studiosi della scultura napoleonica, nel volume La sculpture dans l’Italie napoléonienne.

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Altra opera d’onore :  Il Colosseo di Gaspar Van Wittel  (Amersfoort, 1652/1653 – Roma, 1736) è temporaneamente allestita dal  30 Gennaio 2026 al 22 Maggio 2026 all'Istituto Italiano di Cultura  . Si tratta di un'opera realizzata nel 1711 e firmata « Gasparo Van Witel Roma ». E' custodita nei  Musei Reali – Galleria Sabauda .


Anche quest'opera è presentata in occasione delle celebrazioni del gemellaggio tra Roma e Parigi (1956–2026).

Gaspar Van Wittel, detto Vanvitelli, giunge in Italia nel 1674 e si afferma come autore di vedute urbane di grande qualità, apprezzate per la precisione del disegno e la luminosità dei colori.

La tela della Galleria Sabauda risale all’inizio del Settecento e raffigura con rigorosa fedeltà al dato reale il Colosseo, monumento simbolo dell’antichità romana e soggetto più volte replicato dal pittore olandese. Sul terrapieno erboso antistante l’imponente anfiteatro Flavio vivaci figurine sono intente a passeggiare e ad ammirare le rovine; sulla destra in lontananza, tra gli edifici antichi, si riconosce l’Arco di Costantino. Una luce chiara e diffusa, accompagnata da un calibrato gioco di ombre, definisce i volumi dei resti monumentali e restituisce l’atmosfera di una giornata piena di sole, tipica del clima romano. La capitale pontificia era uno dei soggetti prediletti per dipinti souvenirs e tappa imprescindibile del Grand Tour, il celebre viaggio di formazione compiuto dai giovani aristocratici europei.
L’opera giunge in Piemonte insieme ad altre due vedute del pittore forse grazie all’architetto messinese Filippo Juvarra; trasferite a Parigi in epoca napoleonica, le tele rientrano a Torino con la Restaurazione e verranno poi esposte nella Galleria Sabauda, inaugurata dal re Carlo Alberto nel 1832. (30/01/2026-ITL/ITNET)

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