Sponsor
|
CULTURA ITALIANA NEL MONDO...e non solo - WEEKEND ITALIA - NAPOLI, PARTENOPE, POMPEI, IL VESUVIO AL CENTRO DELLA MOSTRA "PASSAGGIO A NAPOLI" DI "WARHOL Vs BANKSY" A VILLA PIGNATELLI
(2026-01-21)
Andy Warhol, Banksy e il percorso innovativo e rivoluzionario di questi due grandi artisti che hanno cambiato il modo di vivere l’arte degli ultimi 50 anni, sono al centro della mostra Warhol Vs Bansky Passaggio a Napoli, curata da Sabina de Gregori e Giuseppe Stagnitta, a Villa Pignatelli di Napoli dal 22 gennaio al 2 giugno 2026.
Patrocinata dal Ministero della Cultura e dal Comune di Napoli, prodotta e organizzata da Metamorfosi Eventi, catalogo Gangemi editore, con il sostegno di Enel e di Romeo Collection, la mostra propone un confronto stimolante tra due artisti e due personalità apparentemente distanti: il favoloso mondo di Andy Warhol, l’artista più fotografato al mondo, famoso e onnipresente, contro l’anonimo Banksy, che ha reso la sua arte un evento mediatico mondiale.
"Passaggio a Napoli" vuole essere il racconto di come, a trent’anni di distanza, i due più noti artisti del pianeta – l’americano Andy Warhol, nato a Pittsburgh, e il britannico Banksy, originario di Bristol – hanno subìto il fascino irresistibile di Napoli, di Partenope, di Pompei, del Vesuvio, e della forza mediterranea e globale di questa grande capitale culturale. Oltre a mettere a confronto i due grandi artisti, infatti, la mostra offre una lettura del legame speciale che entrambi hanno avuto con Napoli, e alcuni elementi di approfondimento scientifico sulla cosiddetta Madonna con la pistola di Banksy a Piazza Gerolomini.
Le opere esposte sono oltre 100, provenienti da famose collezioni private di tutto il mondo e da importanti gallerie d’arte. Dalla Marilyn Monroe realizzata da Warhol dopo la morte dell’attrice nel 1962 ai famosi ritratti di Mick Jagger, Keith Haring, Joseph Beuys, Liza Minelli, Mao, Lenin e Kennedy di Warhol e la Regina Vittoria di Banksy.
«Con Warhol vs Banksy | Passaggio a Napoli, Villa Pignatelli conferma la propria apertura al dialogo con l’arte contemporanea - dichiara il Direttore generale Musei Massimo Osanna - inserendosi in una visione che vede i musei come luoghi capaci di accogliere linguaggi diversi e di parlare al presente. Il confronto tra Andy Warhol e Banksy mette in luce due modalità differenti, ma ugualmente incisive, di interpretare la città, l’immaginario collettivo e il rapporto tra arte e società. Napoli diventa così non semplice sfondo, ma parte attiva di questo dialogo, luogo di passaggi, stratificazioni e trasformazioni. È un progetto che rafforza l’idea di museo come spazio vivo, in cui il contemporaneo non è un’aggiunta, ma uno strumento per ampliare lo sguardo e coinvolgere pubblici diversi, a partire dalle nuove generazioni».
Da una parte, dunque, Warhol e le sue opere diventate un prodotto di consumo e il suo nome un vero e proprio brand, e dall’altra Banksy grande esperto di comunicazione, che continua a far parlare di sé trasformando il vandalismo di strada in un evento internazionale da prima pagina, capace di raggiungere l’intero pianeta, usando il suo anonimato per diventare icona, e dunque brand, allo stesso modo di Warhol.
Il focus della mostra è proprio questo: investigare in parallelo gli obiettivi e gli intenti dei due artisti che più hanno lavorato sulla propria immagine pubblica. Due artisti geniali, capaci di creare un cocktail potente di celebrità, satira e voyerismo e che hanno saputo trasformare la loro arte in un evento straordinario.
Per la curatrice Sabina de Gregori: "Napoli, città di contrasti luminosi e di bellezza irregolare, è da sempre un magnete per gli sguardi più inquieti e visionari dell’arte. Le sue strade, vive di storia e di umanità, sono un palcoscenico naturale dove l’antico e il contemporaneo convivono senza tregua. Proprio questa energia, fatta di caos creativo e autenticità radicale, ha attirato nel tempo artisti capaci di coglierne l’essenza e restituirla in forme nuove. Andy Warhol e Banksy, pur appartenendo a epoche e linguaggi diversi, sostiene, hanno trovato a Napoli un luogo di risonanza profonda. Warhol, affascinato dalla devozione popolare e dalla forza iconica della città, e Banksy, catturato dalla vitalità dei vicoli e dalla voce sociale che Napoli porta impressa sui muri, hanno lasciato opere che dialogano con il tessuto urbano come fossero parte della sua stessa pelle.
Questa mostra - prosegue Gregori - nasce dall’incontro ideale tra due protagonisti assoluti dell’arte contemporanea e una città che, con la sua potenza visiva e politica, continua a ispirare chi la attraversa. Napoli non è soltanto il luogo che ospita le loro opere: è la matrice emotiva, la musa irriverente, l’interlocutore che li sfida e li accoglie. È qui che il Pop incontra la Street Art, e che due sguardi rivoluzionari trovano un terreno comune: la capacità di trasformare il quotidiano in icona e di rendere il mondo, attraverso l’arte, più consapevole e più vivo. La presenza di Banksy in Italia, seppur limitata, riveste un grande valore storico e culturale. Il primo rapporto dell’artista con l’Italia risale al periodo tra il 2004 e il 2006 e sappiamo quindi che con Napoli Banksy ha un rapporto particolare.
È proprio nella città partenopea che si trova la celebre Madonna con la Pistola, uno stencil provocatorio che raffigura la Vergine con un revolver al posto dell’aureola, e che oggi è protetto da una teca per preservarlo. L’opera è stata inserita dallo stesso artista all’interno di Cut It Out, uno dei tre libricini – qui esposti in mostra e ormai quasi introvabili – prodotti e distribuiti da lui, nel 2004.
Un secondo intervento autentico dell’artista è invece documentato a Venezia, dove, nella notte tra l’8 e il 9 maggio 2019 sul palazzo di San Pantalon nel sestiere di Dorsoduro, comparve Migrant Child. L’opera rappresenta un bambino con un giubbotto salvagente nell’atto di sollevare una torcia da cui si sprigiona fumo rosa: un’immagine intensa-mente simbolica, che riflette le tensioni e le tragedie legate alle migrazioni contemporanee.
In tempi recenti il murale è stato rimosso dalla facciata su cui era stato creato per consentirne il restauro e la messa in sicurezza, un intervento che ne riconferma la rilevanza etica e artistica. Sempre nel mese di maggio, il 22, Banksy montò una bancarella con dei quadri che raffiguravano una gigantesca nave da crociera, simbolo della sua critica al turismo di massa in laguna. Pochi minuti dopo aver allestito la sua “installazione ambulante”, i vigili urbani intervennero per chiedergli l’autorizzazione: senza permessi, Banksy – o chi per lui – fu costretto a smontare. Con quel gesto – ironico, critico e altamente simbolico – Banksy “si autoinvitò” alla Biennale, sottolineando la sua estraneità al sistema ufficiale dell’arte pur restando capace di lanciare un potente messaggio sociale.
Il rapporto tra Banksy e l’Italia si intreccia anche con la vicenda della porta del Bataclan, un episodio emblematico nella storia dell’artista. Nel 2018 Banksy aveva realizzato su una porta di emergenza del teatro parigino un’immagine dedicata alle vittime dell’attentato del 2015. L’opera fu trafugata nel 2019 e rinvenuta nel 2020 in un casale in Abruzzo grazie a un’importante operazione dei carabinieri in collaborazione con le autorità francesi. La successiva restituzione alla Francia ha rappresentato non solo la conclusione di un caso internazionale, ma anche il riconosci-mento del valore memoriale e universale del lavoro dell’artista." conclude Sabina de Gregori.
Secondo il Presidente dalla Commissione Cultura della Camera dei deputati on. Federico Mollicone «Mettere in dialogo questi due artisti all’ombra del Vesuvio – anzi, all’ombra di Vesuvius, un’opera di Warhol fuori dal comune presente in mostra – significa riconoscere a Napoli la sua natura di capitale culturale europea, un luogo dove l'alto e il basso, il sacro e il profano, la cultura d'élite e la street art si fondono in un unicum irripetibile».
Si affrontano inoltre temi comuni a entrambi come la musica e che costituiranno un faccia a faccia unico. Dischi e manifesti iconici dei due artisti – tra tutti la famosa banana del 1967 della copertina di The Velvet Underground & Nico, simbolo di una generazione musicale che sarà in dialogo con l’opera di Banksy dal titolo Pulp Fiction, in cui John Travolta anziché la pistola ha in mano la banana iconica di Warhol e oltre 50, tra vinili di Warhol firmati e cd con le copertine realizzate da Banksy.
«Su Warhol e Banksy, Napoli ha esercitato un fascino che richiama quello esercitato su tanti altri nel passato – commenta il Presidente di MetaMorfosi, Pietro Folena. - Da Caravaggio, fuggito da Roma, alla stagione del Grand Tour, pittori e artisti italiani ed europei hanno scelto Napoli, il Vesuvio, Pompei, Capri, le marine come scenari senza paragoni per la propria ispirazione».
La mostra è stata inaugurata oggi 21 gennaio alle ore 15:00 alla presenza del Direttore Generale Musei Massimo Osanna, della Direttrice delegata di Palazzo Reale, Tiziana D’Angelo, del Presidente di MetaMorfosi, Pietro Folena, dal Coordinatore delle Politiche Culturali del Comune di Napoli, Sergio Locoratolo, dal Presidente dalla Commissione Cultura della Camera dei deputati on. Federico Mollicone e dai curatori della mostra Sabina de Gregori e Giuseppe Stagnitta.
Orari: ore 9.30 - 17.00 (ultimo ingresso ore 16) - Tutti i giorni tranne il martedì Biglietti: Ciaotickets - biglietto intero 9 euro Info: tel. 376.2969496 - www.warholbanksy.it (da cui è possibile acquistare i biglietti) (21/01/2026-ITL/ITNET)
|
Altri prodotti editoriali
Contatti

|