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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - STATI UNITI - A NEW YORK LE SCULTURE DI LUCIO FONTANA IN CUI L'ARTISTA GIUNGE AL RAPPORTO DIALETTICO TRA ASTRATTO E FIGURATIVO, SPAZIALE E BAROCCO

(2022-11-21)

Ospite fino al 4 febbraio 2023 alla Galleria Hauser & Wirth, a New York, la seconda di una trilogia di mostre dedicate a Lucio Fontana, uno tra gli autori più significativi del Novecento.

L’esposizione, curata da Luca Massimo Barbero in collaborazione con la Fondazione Lucio Fontana è incentrata sulle sue molteplici sperimentazioni in campo scultoreo  ‘Lucio Fontana. Sculpture’  Circa 80 le opere prestate da importanti istituzioni e musei, dalla Fondazione Lucio Fontana, così come da collezioni pubbliche e private e mette in luce una nuova dimensione critica della pratica rivoluzionaria dell’artista, raramente esplorata e approfondita al di fuori  dell’Europa.

Per Fontana, divenuto celebre negli Stati Uniti per i suoi ‘Tagli’ – le tele squarciate che riassumono e reinterpretano
decenni di ricerca sullo spazio e sul valore concettuale del gesto – la scultura è tema fondamentale e decisivo per la sua evoluzione. Sperimentando con sempre nuove tecniche e materiali per tutto l’arco della sua carriera, l’artista ha visto nel linguaggio scultoreo un’opportunità per testare e mettere in pratica la relazione tra forma, colore, materia e spazio, attraverso un rapporto dialettico tra astratto e figurativo, spaziale e barocco.

Scrivendo della varietà di registri artistici che Fontana ha utilizzato durante la sua vita, Enrico Crispolti ha posto la domanda: ‘E se fosse stato soltanto uno scultore?’. La mostra da Hauser & Wirth prende le mosse da questa intuizione riunendo una serie di opere tridimensionali in terracotta, cemento, argilla, gesso, metallo, vetro e legno realizzate nel corso di cinque decenni, dagli anni Venti fino al 1968, qui messe in dialogo con dipinti e disegni che fanno da contrappunto alla gestualità e alla metodologia della scultura.

In omaggio alla sua prima personale negli Stati Uniti nel 1961, ‘Lucio Fontana. Sculpture’ si apre con il dipinto ‘Concetto spaziale, La luna a Venezia’ (1961) presentato per la prima volta proprio in quell’occasione. Questa tela, che sfugge a ogni categorizzazione, è accostata ad un raro nucleo di disegni che riflettono le impressioni suscitate da New York e che sono stati realizzati durante la visita alla città in quegli stessi giorni, dove l’artista ebbe come guida il famoso architetto e suo collezionista Philip Johnson.

La mostra prosegue con la scultura, ‘Nudo’ (1926) e con un’esplorazione di opere degli anni Trenta, tra cui ‘Tavoletta graffita’ (1931), ‘Figura alla finestra’ (1931), ‘Scultura astratta’ (1934), ‘Conchiglie e Farfalle’ (1935-36) e ‘Cavalli marini’ (1936). Realizzate durante un periodo di intensa ricerca, queste opere fondamentali incarnano un particolare sincretismo tra astratto e figurativo e dimostrano come tale produzione, da leggere all’interno del più ampio contesto della scultura europea, sia radicata nelle avanguardie storiche e allo stesso tempo ne reinterpreti i raggiungimenti.
Queste sculture preludono alle sperimentazioni di Fontana della fine degli anni Quaranta che, in concomitanza con la nascita dello spazialismo, sono segnate da nuove esplorazioni sia astratte che figurative, fondamentali per lo sviluppo dello stile distintivo dell’artista. In questo senso, ‘Scultura spaziale’ (1947), un anello informale di materia intriso di una forza primordiale, è posta in dialogo con opere figurative come la monumentale ‘Figura femminile con fiori’ (1948).

Il secondo piano della mostra esplora la relazione che si genera tra i ‘Concetti spaziali’ (titolo che inizia ad adottare nel 1946 e che identificherà tutte le sue opere spazialiste) e le sculture figurative, caratterizzate da un trattamento unico della materia nel suo rapporto con il colore. I visitatori sperimentano così un viaggio visivo attraverso la straordinaria e inesauribile creatività fontaniana, dalle prime carte telate del 1949 con cui sperimenta il tema del ‘Buco,’ alle multiformi sculture in terracotta degli anni Cinquanta e Sessanta, fino alle opere ‘barocche’ come le concitate ‘Battaglie’ o il sorprendente ‘Arlecchino’ (1948-49).

L’ultimo piano è dedicato alle nuove declinazioni della ricerca scultorea nate tra la fine degli anni Cinquanta e gli anni Sessanta. Le ‘Nature’ esposte, sfere e sculture bivalvi squarciate e tagliate, rivelano una componente esistenziale presente nell’indagine fontaniana. Una selezione di opere poste al termine del percorso ed eseguite nell’ultimo periodo di vita dell’artista, testimoniano invece un momento altrettanto produttivo, anche se meno conosciuto, in cui i confini tra pittura e scultura sono pressoché annullati. Sono esempi le ‘Ellissi’ (1967) e le sculture in metallo, descritte dalla critica come ‘capsule spaziali,’ opere eseguite meccanicamente in cui la dimensione concettuale diventa preponderante
‘Lucio Fontana.

Sculpture’ è accompagnata da un nuovo catalogo ampiamente illustrato, edito da Hauser & Wirth, disegnato da Leonardo Sonnoli e curato da Luca Massimo Barbero, riconosciuto studioso dell’artista e consulente scientifico della Fondazione Lucio Fontana. La pubblicazione, realizzata in collaborazione con la Fondazione, è la prima monografia completa in lingua inglese dedicata alle opere scultoree e comprende una prefazione di Paolo Laurini e i contributi critici delle storiche dell’arte Cristina Beltrami e Maria Villa, oltre ad un saggio del curatore

Questo progetto si inserisce nell’ambito del lavoro di studio e valorizzazione della produzione scultore dell’artista che la Fondazione Lucio Fontana porta avanti da anni e che vede il suo coronamento nella pubblicazione – nel mese di novembre – del Catalogo ragionato delle sculture ceramiche, edito da Skira e a cura di Luca Massimo Barbero in collaborazione con la Fondazione.

Questa mostra segue ‘Lucio Fontana. Walking the Space: Spatial Environments, 1948 – 1968’ – ospitata nella sede di Hauser & Wirth Los Angeles nel 2020 – la prima esposizione negli Stati Uniti interamente dedicata agli innovativi ‘Ambienti spaziali.’ Il terzo capitolo della trilogia, una grande mostra antologica, si terrà presso la galleria  Hauser & Wirth di Hong Kong nel 2023.  (21/11/2022-ITL/ITNET)

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Figlio dello scultore italiano Luigi Fontana (1865-1946) e di madre argentina, nasce a Rosario da Lucia Bottini, figlia dell’incisore svizzero Jean, che poi sposerà Juan Pablo Maroni, mentre il padre Luigi terrà con sé il figlio e sposerà successivamente Anita Campiglio, considerata da Fontana la vera mamma.
Il giovane Lucio viene mandato in Italia a studiare prima in importanti collegi e poi all’Istituto tecnico Carlo Cattaneo e al liceo artistico di Brera. Nel 1917 si arruola volontario nell’esercito.
Nel 1921, ottenuto il diploma di perito edile fa ritorno in Argentina e  lavora nell'officina di scultura del padre e del collega e amico del padre Giovanni Scarabelli.  Nel 1924 apre il suo studio a Rosario abbandonando lo stile realistico del padre e guardando invece al cubismo di Aleksandr Archipenko come in Nudo (1926).
Nel 1927 torna a Milano e si iscrive all’Accademia di Brera e si diploma nel 1930, dove subisce l'influenza artistica del suo professore Adolfo Wildt. Ma, appena uscito dall’Accademia, prende una massa di gesso, la trasforma in una struttura approssimativamente figurativa di un uomo seduto e la ricopre di catrame . Vuol trovare una nuova strada, una strada che fosse tutta sua.  Nasce così una delle opere più importanti del primo periodo di Fontana: L’uomo nero (1930- oggi perduta).

Ricordando opere di Archipenko e Zadkine cerca un ritorno alle origini della forma. Il catrame nero e la massa quasi informe, sono in contrasto con il recupero delle forme romane ed etrusche di Arturo Martini e Marino Marini. Insieme a Renato Birolli e Aligi Sassu ritiene l’espressionismo una alternativa alla moda del Novecento come in Campione olimpico (o Campione in attesa) (1932).
Realizza anche numerose ceramiche dai colori vivaci. Conosce le avanguardie architettoniche milanesi: Figini e Pollini e il gruppo BBPR cioè: Belgioioso, Banfi, Peressutti, Rogers. Ha acquisito la lezione di Le Corbusier. La vicinanza all’architettura è visibile chiaramente nel monumento a Giuseppe Grandi (Il grande scultore della "Scapigliatura" lombarda) purtroppo mai realizzato (1931) e progettato insieme con il cugino architetto Bruno Fontana e l’ingegnere Alcide Rizzardi. Il progetto prevede un cono rovesciato e dei cristalli. Si nota la derivazione dalle opere costruttiviste e razionaliste
Negli anni trenta Fontana è sempre in bilico tra figurazione espressionista e rarefazione della forma e bidimensionalità. Vedi Il fiocinatore (1934) o Scultura astratta (1934). Nel 1937 si reca a Parigi per l’Esposizione universale. Conosce Tristan Tzara e Costantin Brancusi e vede le opere di Picasso. Visita i laboratori di ceramica di Sèvres e realizza nuove ceramiche. Dal 1940 al 1947 vive in Argentina e insieme con altri artisti astratti scrive il Manifiesto blanco: nel quale si richiede un cambiamento nell'essenza e nella forma. Si richiede il superamento della pittura, della scultura, della poesia e della musica. È necessaria un'arte maggiore in accordo con le esigenze dello spirito nuovo.

Nel 1947 insieme con Beniamino Joppolo, Giorgio Kaisserlian, Milena Milani fonda lo Spazialismo, movimento artistico che viene sostenuto dalla Galleria del Cavallino di Venezia, e scrive il Primo Manifesto dello Spazialismo: "È impossibile che l'uomo dalla tela, dal bronzo, dal gesso, dalla plastilina non passi alla pura immagine aerea, universale, sospesa, come fu impossibile che dalla grafite non passasse alla tela, al bronzo, al gesso, alla plastilina, senza per nulla negare la validità eterna delle immagini create attraverso grafite, bronzo, tela, gesso, plastilina". Seguito poi dal Manifesto tecnico dello spazialismo nel 1951 ("La prima forma spaziale costruita dall'uomo è l'aereostato. Col dominio dello spazio l'uomo costruisce la prima architettura dell'Era Spaziale- l'aeroplano. A queste architetture spaziali in movimento trasmetteranno le nuove fantasie dell'arte. Si va formando una nuova estetica, forme luminose attraverso gli spazi. Movimento, colore, tempo, e spazio i concetti della nuova arte".).

Nel 1952 segue il Manifesto del movimento spaziale per la televisione "La televisione è per noi un mezzo che attendevamo come integrativo dei nostri concetti. Siamo lieti che dall'Italia venga trasmessa questa nostra manifestazione spaziale, destinata a rinnovare i campi dell'arte".
Nei successivi anni '50 realizzerà una serie di opere sempre più rappresentative del pensiero informale. La serie delle Pietre, la serie dei barocchi e quella dei gessi. Conosce Yves Klein, che a sua volta lo ammira. Fontana apre un varco verso una ricerca di infinito, di spazio, di spiritualità. La stessa ricerca di spiritualità operata da Kandinskij, Pollock, Yves Klein e da Rothcko.

Fontana giunge alla sua poetica delle opere più famose (i tagli sulla tela), nel 1958, meditando la lezione del barocco, in cui, come egli scrisse le figure che pare abbandonino il piano e continuino nello spazio.  Su uno sfondo sempre più monocromo, egli incide la tela con un uno o più tagli per cui si interrompe la illusorietà della tela come supporto per un disegno e l'opera diventa una materia che tramuta la tela in una scultura tridimensionale. Le tele caratterizzate dai tagli sono chiamate anche Concetto spaziale-Attese (o Attesa) a seconda del numero dei tagli. Le tele all'inizio presentano molti tagli anche disposti in serie più o meno ordinate e sono colorate con aniline; in seguito i tagli si riducono, le tele sono colorate con idropittura e i tagli chiusi nel retro da garza nera.

Nel 1963-64 espone alla mostra Peintures italiennes d'aujourd'hui, organizzata in medio oriente e in nordafrica.

Muore a Comabbio, in provincia di Varese, il 7 settembre del 1968, all'età di 69 anni. La moglie Teresita Rasini, nel 1982, ha dato vita alla Fondazione Lucio Fontana, alla quale lasciò oltre seicento opere dell'artista  ne è stata presidente fino alla sua scomparsa nel 1995. (21/11/2022- ITL/ITNET)

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