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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - WEKEEND ITALIA - AL MUSEO DELLA CARTA DI PESCIA INSTALLAZIONE DI GABRIELLA SALVATERRA OMAGGIA L'ANTICA CARTIERA MAGNANI FORNITRICE DEI REGNANTI NEL MONDO

(2022-09-20)

Inaugura il 27 settembre, al Museo della Carta di Pescia, in provincia di Pistoia, La memoria di quello che verrà, un’installazione di Gabriella Salvaterra, che a partire dal materiale contenuto nell’Archivio Storico delle Antiche Cartiere Magnani conservato presso il museo, omaggia la vita e l’arte dei cartai e la carta, elemento fondante di tutte le culture che ne hanno fatto uso. Il Museo, nato per preservare e tramandare la plurisecolare tradizione della Carta Magnani di Pescia, sulla scia di una delle carte più note e apprezzate al mondo - Napoleone Bonaparte, Gabriele D’Annunzio, Picasso ne erano estimatori -  ha come scopo quello di far conoscere l’arte della lavorazione della “carta a mano”, l’importanza e l’evoluzione della sua produzione sul territorio pesciatino dalla fine del secolo XV. L’installazione sarà visitabile fino al 31 gennaio 2023.

Come si fa a valorizzare e diffondere il contenuto di un prezioso archivio? Cosa accade quando un’artista di teatro, che da anni indaga le possibilità che la memoria offre al presente e le possibilità sensoriali degli oggetti incontra questo archivio? Nasce La memoria di quello che verrà, un’installazione di Gabriella Salvaterra, a partire dal materiale delle Antiche Cartiere Magnani, ideata per il Museo della Carta di Pescia (presieduto da Paolo Carrara e diretto da Massimiliano Bini), che il 27 settembre, alle ore 18.00 aprirà ai visitatori una sorta di scrigno delle meraviglie, esito di questo incontro speciale, avvenuto grazie a all’intuizione di Antonella Carrara e all’Associazione Museo della Carta di Pescia. L’installazione sarà visitabile, negli orari di apertura del Museo, fino al 31 gennaio 2023.

Gabriella Salvaterra, fra gli interpreti storici di Enrique Vargas e il Teatro de los Sentidos ha attraversato i contenuti di uno dei più importanti archivi d’Italia sul tema, per dimensioni, per quantità e per qualità delle carte conservate, un archivio che racconta la storia centenaria del processo di creazione di una carta straordinaria, quella della famiglia Magnani, che già nella seconda metà del 1700 era fra le più diffuse e importanti al mondo, che ha prodotto carta moneta per 34 paesi, apprezzata da molte famiglie regnanti in Europa tra cui Napoleone Bonaparte (la cui forma da carta filigranata originale è conservata al Museo).

La cartiera fu fornitore ufficiale anche del Regno d’Italia, per il quale furono stampati accordi e documenti importanti e durante il XIX e il XX secolo ed artisti come Picasso, De Chirico, Guttuso e scrittori come D’Annunzio e Giusti hanno incaricato le cartiere Magnani di produrre le carte per i loro studi o per i loro lavori, spesso con filigrane personalizzate.

Dal 1500 in avanti la storia della carta è la storia della sua cartiera: i cartai fino a quel momento erano nomadi, la stanzialità è iniziata quando i proprietari dell’impresa hanno iniziato a costruire alloggi all’interno dello spazio produttivo. In cartiera, da quel momento, si nasceva, ci si sposava e si moriva, (lo stesso padrone viveva lì) quindi l’identificazione tra lavoro e vita dei cartai era totale.

Carlo Magnani (l’intellettuale, fra gli eredi, nato nel 1887 e morto nel 1965) diceva che la cartiera era un piccolo stato. I suoi abitanti erano gelosi e orgogliosi dei segreti produttivi e del loro ruolo come lo sono i cittadini delle eccellenze dei loro paesi. Per questa ragione Gabriella Salvaterra ha deciso di concentrarsi sulla memoria delle donne e degli uomini che, attraverso il loro lavoro, hanno dato vita e tramandato nei secoli la grande tradizione della Carta Magnani di Pescia.

L’installazione, che trova spazio nel percorso espositivo del Museo della Carta di Pescia, nel fondovalle del fiume omonimo, all’interno dell'antico opificio Le Carte (uno dei monumenti più rilevanti, su scala internazionale, di archeologia industriale) propone uno sguardo sul lavoro degli artigiani come parte essenziale del nostro patrimonio culturale.
L’intervento poetico nello spazio del museo recupera l'eco di quelle persone che hanno dato vita all’arte di fare carta e hanno prodotto, con le loro mani, un numero enorme di manufatti  - lettere, accordi, dipinti, testi indelebili o semplici appunti di passaggio – che sono stati l’ingrediente essenziale delle nostre relazioni personali, lavorative, economiche, politiche, culturali. 

La storia della carta è la storia di uno dei più antichi e diffusi strumenti di comunicazione e quindi anche delle società e delle culture in cui è diffusa. L'installazione si addentra delicatamente nella vita e nelle storie personali di questi artigiani, un viaggio intimo e allo stesso tempo collettivo. Il visitatore troverà il riverbero di storie come quelle del  “Ministro della Cartiera”, Giovacchino alto, pelato, baffi bianchi, occhi cerulei, “che portava sempre un grembialetto di bucato, legato alla cintola e la domenica si rimutava, e, vestito di nero come un vecchio dottore, andava a far colazione in città, da Giannone, perché era ghiotto di pan bianco e di trippa” o Baello, che lavorava al tino di mezzo, roseo, zoppo, la testa grossa a lucchese, un baffo su uno giù, la voce di donna, o la Boccia, Bottacciate, Calcabrino, Ovavengo, che nelle pause dal lavoro, narravano storie (dal testo di Carlo Magnani Ricordanze di un Cartaio).

Dice Gabriella Salvaterra: “La mia opera cerca soprattutto di condividere un'intuizione, una traduzione dell'eco che risuona ancora negli angoli, nei dettagli, nelle cose di questo luogo. Perché sono convinta che la memoria si nasconda negli oggetti, negli angoli, nei cassetti o nelle tasche, e sta lì, ad aspettare, che un giorno vogliamo ascoltarla. Ho lavorato partendo da scatole, cassetti, piccoli spazi che contengono e conservano tracce di intimità e che, allo stesso tempo, sono una finestra su quella memoria delle persone, perché il fondo dei cassetti è sempre uno spazio di intimità. Mi interessa parlare delle persone che hanno abitato questo posto. Ho cercato di dare impulso a un atto poetico-sensoriale che rende omaggio all'umano, alla collettività, al sapere collettivo, all'artigianato.” La composizione prenderà forma da queste scatole della memoria, tra dettagli dell’archivio, piccoli oggetti che ancora respirano sospesi nel tempo, silhouette che narrano in controluce momenti quotidiani, mondi sommersi nell’acqua e immagini evocative.

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Gabriella Salvaterra, vive e produce i suoi spettacoli tra il Cile, Barcellona e l’Italia. Attrice, regista, formatrice, artigiana e scenografa, da sempre interessata ai punti di contatto tra installazione, spazio immaginario ed esperienza teatrale immersiva, continua a sviluppare due percorsi artistici paralleli: il suo lavoro all’interno di teatri e spazi non convenzionali e l’esperienza all’aperto, in ambiente naturale.

Nel 1999 entra nella compagnia internazionale Teatro de los Sentidos, diretta da Enrique Varegas con cui ha lavorato stabilmente fino al 2020 in Europa, America Latina, Stati Uniti, Asia ed Australia e con cui nel 2011 ha firmato la regia di “Cuando el rio suena” prodotto dal Festival Santiago a Mil, in Cile.

Dal 2014 apre una collaborazione residenziale con l’Ecovillaggio di Granara e con il Festival di Granara, che ha portato alla creazione di diverse esperienze sensoriali immersive nella natura. Fra i suoi spettacoli “dopo” (2015), coprodotto da Vie Scena Contemporanea Festival, “un attimo prima” (2017), coprodotto da Da vicino nessuno è normale Festival, “sollievo” (2019), coprodotto da Le Channel – Scene Nationale Calais,  “succede”(2021), coprodotto da Artisti Drama, e “tutto passa, tutto resta” (2021).

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IL tema merita un approfondimento storico su La Carta Magnani di Pescia, nata da una dinastia di cartari riconosciuta a livello internazionale, come racconta Massimiliano Bini:

"La Casa Magnani, presente secondo le fonti archivistiche nel settore cartario sino dal secolo XV, ha avuto una storia plurisecolare, saliente, riconosciuta ed internazionale. Vera dinastia di cartai, i Magnani si trovano nell’Emilia fino dal 1200 e per successive migrazioni passano dalla Liguria (a Voltri) alla Toscana dove esercitano la mercatura prima a Prato e poi a Lucca attestandosi poi a Pescia e “creando” per secoli una carta pregiata che si affermò sui mercati mondiali.
Protagonista di un prepotente sviluppo già nel Settecento, in virtù delle sapienti ed accorte politiche commerciali di Casa Magnani, la carta filigranata di Pescia conquistò via via i mercati internazionali: dalle piazze di Genova, di Livorno, di Marsiglia e soprattutto di Lisbona trovava largo smercio e apprezzamento nelle Americhe, nel Nord Africa e nell’Oriente. Non stupisce dunque trovare carta di Pescia con la marca Magnani nel fondo di lettere dei fratelli Shelley conservato presso la Bodleian Library di Oxford, ed a caduta la ricerca ha permesso il ritrovamento anche di lettere di Lord Byron vergate sempre su carta Magnani; ed ancora in un testo religioso indiano, il così detto Bhagavata Purana, realizzato nella città di Mysore, nello stato di Karnataka, capitale del Regno dal 1399 al 1947, ed oggi custodito nel Museum of Art di san Diego in California; ed infine in una raccolta di disegni e stampe di ambito persiano realizzati in Iran sotto la Dinastia Qajar oggi custodite dall’Harward Art Museum di Cambridge. I documenti del periodo napoleonico, nonostante le difficoltà “atteso l’esser chiuso il commercio del mare”, testimoniano un consolidamento di quello sviluppo operato nei secoli precedenti ed emerge in tutto il suo spessore quello che con un termine moderno chiameremmo l’indotto: settori commerciali quali vetturali ed agenti così come addetti alla manutenzione delle attrezzature acquistano sempre più spazio nella articolata manodopera di Casa Magnani che, in ultimo, grazie alla sua ingentissima disponibilità finanziaria, poté permettersi enormi stoccaggi e riuscì così a trarre profitto anche da una situazione commerciale per tutti assai critica. Anche in questo caso non stupisce dunque che proprio ad un momento così complesso vada ricondotta la realizzazione e vendita nel 1812 di una carta invero assai speciale quale quella con i ritratti di Napoleone Bonaparte e Maria Luisa d’Austria legata alle celebrazioni delle nozze dell’Imperatore avvenute due anni prima. L’abbondante presenza della carta di Pescia sul territorio italiano è invece testimoniata dal recente ritrovamento di marche Magnani nei documenti di Giacomo Leopardi conservati nella dimora natale del poeta.
Chiusa la parentesi napoleonica, riaperte le vie del commercio la carta di Casa Magnani torna ad essere soprattutto esportata all’estero secondo quella vocazione internazionale già rinvenuta nei secoli precedenti: le piazze principali di smercio si attestano ad Alessandria d’Egitto, a Tunisi, ad Amburgo, a Marsiglia, a Londra, a Lisbona ed anche in Brasile e Venezuela paesi questi ultimi per i quali fabbricano la carta bollata con elaborate filigrane, oggi conservate presso il Museo della Carta di Pescia. Sempre a questi decenni è ascrivibile l’impianto della stamperia di Casa Magnani nei locali dell’ex convento di San Francesco a Pescia per realizzare carte rigate e decorate.

Gli anni dell’Unità e della conseguente unificazione del mercato nazionale forniscono nuove opportunità di crescita e la Carta Magnani riceve nuovi importanti attestati. Nella Relazione dell’Esposizione Internazionale di Londra del 1862 è fatta menzione infatti di una speciale carta Magnani, si legge nel testo “le fabbriche dei Magnani sono da lungo tempo annoverate fra le prime e più importanti d’Italia, ed i loro prodotti hanno esito costante non tanto all’interno, quanto per l’America, dove il nome di una qualità di carta Magnani (carta Al Masso) è divenuto sinonimo di carta buona”: in Brasile, ancora oggi, viene utilizzata la dizione “papel al Masso” per identificare tout court carta di altissima qualità.

Per i decenni che seguono possiamo sempre più identificare due macro settori di riferimento: la carta da lettere e da stampa e la carta filigranata per valori bollati e carte di sicurezza (titoli azionari, assegni bancari, banconote). Al primo ambito, cui i Magnani aggiunsero e svilupparono la possibilità di offrire al cliente filigrane personalizzate, possiamo citare i rapporti con il Maestro Giacomo Puccini, od ancora la carta da lettere personalizzata per il Comandante Gabriele D’Annunzio ed infine le imprese editoriale dei Cento Amici del Libro, associazione fondata a Milano nel 1939 insieme a Ugo Ojetti, e alla marchesa Gilberta Serlupi Crescenzi dall’antiquario, bibliografo, mercante e collezionista Tammaro De Marinis, napoletano d’origine ma toscano d’azione, cui si deve, fra le altre cose, anche la raccolta di libri antichi Cini a Venezia.

La continua frequentazione di tali ambienti di riferimento porterà Casa Magnani ad intessere anche una fitta rete di relazioni con artisti i più importanti. Anche in questo caso le filigrane contenute nella carta attestano l’utilizzo di prodotti Magnani da parte di Pablo Picasso, in particolare un fondo di disegni conservati presso il Musée Picasso di Parigi, la frequentazione stretta e quasi familiare con Lorenzo Viani, e poi ancora carta filigranate personalizzate per Giorgio Morandi, Giorgio De Chirico, Alberto Burri, Pietro Annigoni. Ancora più ampia poi la produzione di Casa Magnani per carte filigranate di sicurezza, in particolare per titoli azionari, per assegni bancari e per banconote.

Lungo, lunghissimo, è l’elenco dei clienti che si rivolgono a Casa Magnani e per comodità si possono individuare, come abbiamo fatto al Museo, delle setto sezioni di riferimento quali ad esempio il settore alimentare con Pasta Agnesi, Birra Peroni, Motta, Eridania, Lavazza, Ramazzotti, Star; od ancora il settore bancario e assicurativo con Assicurazioni Generali, Compagnia Assicurazioni Milano, La Fondiaria Finanziaria Firenze, Banco di Roma, Banca Nazionale del Lavoro (BNL), Banca Popolare di Milano, Banca Nazionale dell’Agricoltura (BNA), Banca Toscana, Banca d’Italia, Banco de Espagña, Banca Sella, Istituto San Paolo di Torino e molte, molte altre che taccio per brevità; ed ancora il settore automotive e trasporti con ACI, Alfa Romeo, Alitalia, Autostrade, Dalmine, Ferrovie dello Stato, Innocenti, Italstrade, Isotta Fraschini, Magneti Marelli, Pirelli; il settore energia, petrolchimico e metallurgico con Agip, Edison, ENEL, ENI, Esso, FINA, Finsider, ILVA, Italgas, Odero Terni Orlando, Olivetti, SIP; per finire con il settore moda con Armani, Mario Valentino, Missoni.

Trattazione a parte meriterebbe la produzione nel settore banconote. Qui basterà dire che oltre alle produzione di carta per le banconote italiane a partire dagli anni ’20 del secolo scorso, Casa Magnani iniziò ad essere fornitore delle zecche di molti paesi esteri quali a mero titolo d’esempio possiamo ricordare l’Argentina, il Bangladesh, il Brasile, il Cile, le Filippine, la Francia, la Grecia, l’Indonesia, il Messico, il Perù, la Spagna, la Thailandia, la Turchia, l’Uruguay.
Con la decisione dello Stato italiano di accentrare progressivamente la produzione a Fabriano e la conseguente nazionalizzazione delle Cartiere Miliani da parte del Poligrafico dello Stato le vicende di Casa Magnani volgono ad un rapido declino negli anni ’80 del secolo XX ed, in una visione accentratrice e miope, si chiude una vicenda che ha attraversato sei secoli di storia.

In questo scenario brevemente descritto per evidenti necessità di sintesi, si inserisce quale elemento di continuità e rinnovamento l’impegno della famiglia Carrara che, unita a Casa Magnani da antichi legami parentali e raccoltone il testimone in termini di protagonismo nel settore cartario sul territorio, ha vissuto fin dall’inizio con disagio, se non con aperto fastidio, il termine di una vicenda storica così rilevante.

In primis dunque la famiglia Carrara si è dedicata alla salvaguardia ed alla conservazione dell’ingente patrimonio materiale che l’esperienza Magnani ha determinato. Un primo punto di svolta può essere identificato nell’acquisizione nel 2005 della settecentesca Cartiera le Carte di Pescia, già Magnani, perfettamente integra nei suoi impianti originali dell’epoca poiché mantenuta a produzione manuale sino al 1992, anno della definitiva chiusura. Intervenuto il vincolo della competente soprintendenza nel 1996, dal 2006 l’edificio è stato sottoposto ad un paziente ed ingente intervento di restauro ed oggi, oltra agli impianti citati precedentemente, trovano collocazione nell’edificio adibito a funzioni museali il recuperato archivio storico delle antiche Cartiere Magnani di Pescia, oltre 700 metri lineai di documentazione ed uno degli archivi d’impresa più importanti d’Italia, e 7000 pezzi che rappresentano le collezioni del Museo, ovvero forme da carta filigranate, cere da filigrana, punzoni, teli filigranati e timbri.

L’impegno su questo fronte è stato coronato nel marzo del 2021 dal riconoscimento ricevuto dalla Regione Toscana di Museo di Rilevanza regionale e conseguente inserimento nel Sistema Museale Nazionale e, sempre nel 2021, dall’essere entrati a far parte di un consorzio europeo del quale attualmente fanno parte, oltre l’Italia, 4 paesi (Polonia, Repubblica Ceca, Francia e Germania), che intende portare avanti una candidatura UNESCO transnazionale denominata Paper Mills of Europe. Il recupero complessivo di questo patrimonio è inserito nel progetto di sistema La Via della Carta della Toscana che vede compartecipare tutti i portatori di interesse, pubblici e privati, della province di Lucca e di Pistoia e del Distretto Cartario di Lucca, il più grande d’Europa.

Tuttavia, è stato precocemente avvertito come il recupero, la conservazione e la valorizzazione di questi beni materiali fosse insufficiente. Si è dunque deciso di affiancare a questa parte irrinunciabile un complesso progetto di recupero del patrimonio immateriale legato al “saper fare”. Nel 2012 è infatti suonato, potremmo dir così, un primo campanello d’allarme. In quell’anno per cause naturali abbiamo perduto l’ultimo ministro mastra cartaio della Cartiera le Carte, il Maestro del Lavoro Angelo Vezzani già capofabbrica e Ministro della Cartiera: il rischio era di perdere un know-how plurisecolare. Abbiamo dunque riunito al Museo tutti i Mastri Cartai, Filigranisti e Cucitrici ancora presenti sul territorio.

Acquisita la loro disponibilità abbiamo affiancato a questi Maestri giovani del territorio e per un lungo periodo di vero e proprio apprendistato durato circa sei anni, così come avveniva nelle nostre cartiere, è avvenuto un passaggio intergenerazionale di competenze e la conseguente formazione di nuove figure professionali.

Oltre alla registrazione da parte del Museo dell’antico marchio storico dell’azienda “Enrico Magnani Pescia” si è sviluppato rapidamente un rapporto di collaborazione con la Casa Magnani, oggi rappresentata da Alessandro e Francesco Magnani discendenti diretti. Le nuove figure professionali sono state dunque accompagnate verso la creazione di una impresa, l’Impresa Magnani di Pescia appunto, che si pone quale erede e continuatrice di una così ricca tradizione.

Da un punto di vista museale, e direi quasi museologico, il rapporto Museo/Impresa è non solo molto stretto ma ribalta l’ordine dei fattori tipico del binomio Impresa/Cultura e declina la questione in termini di maggiore complessità. Da un lato infatti è il Museo/Cultura che, nel rispetto della propria missione e nell’ottica della salvaguardia e riappropriazione del patrimonio immateriale, si fa promotore dell’impresa ridonando un nuovo ciclo di vita ad una storica azienda silente che ha avuto un ruolo ed una storia saliente, riconosciuta e tracciabile nel settore della carta, ovvero le Cartiere Magnani di Pescia.

Dall’altro lato l’Impresa diviene straordinaria leva di comunicazione e principale attore del mantenimento, della conservazione e della gestione attiva della longevità e della rilevanza storica cumulatasi nei secoli. Ed ancora è il Museo che valorizza parte dei propri beni intangibili tramite l’Impresa e che fornisce all’impresa stessa un immediato vantaggio competitivo basato sull’eredità. Patrimonio e tradizione storica del “saper fare” diventano in questo modo gli elementi portanti, esclusivi e differenzianti dell’Impresa utili a competere nel mercato di riferimento. Questo binomio aggiunge, per esempio, rinnovati spunti di indagine e di riflessione coi quali approcciarsi all’archivio storico del Museo, inteso quale repertorio non solo di documenti ma anche di prodotti, di prototipi e di iconografia, e alle stesse collezioni che certificano i legami e le relazioni commerciali del passato. Valore storico, valore culturale, sapere ancestrale, somma di conoscenze, tradizione, mantenimento e gestione attiva sono le vere sfide ed il punto di congiunzione fra museo e impresa.

Siamo dunque in presenza di una impresa che recupera una fabbricazione esclusivamente a mano rifacendosi così alle origini della tradizione del nostro territorio, che salvaguardia un sapere che sarebbe andato altrimenti disperso, che si fa portatrice del mantenimento attivo di un arte antichissima, siamo dunque in presenza, così come ci piace definirla, di una start up del secolo XV. (20/09/2022-ITL/ITNET)

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