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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - DALL'ITALIA AGLI USA CON IL PROGETTO "SETTANTADUE NOMI - ITALIAN GARDEN" OPERA SITE-SPECIFIC DI MARCO BAGNOLI

(2022-06-27)

  Mercoledì 29 giugno 2022, alle 18, presso la sede del Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, sarà presentato al pubblico il progetto di “Settantadue nomi – Italian Garden”, l’opera site-specific di Marco Bagnoli recentemente inaugurata nel parco che circonda la Villa Medicea dell’Ambrogiana di Montelupo Fiorentino.

L’evento, durante il quale saranno presentati il catalogo e il video d’arte che costituisce parte integrante dell’opera, è il primo di una serie di appuntamenti che si svolgeranno nei musei partner del progetto: oltre al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato, il Museo della Ceramica di Montelupo e Magazzino Italian Art Center a Cold Spring (NY).

Con l’opera “Settantadue nomi – Italian Garden” il Museo della Ceramica di Montelupo, con un progetto della Fondazione Museo Montelupo Onlus, ha vinto l’edizione 2020 di Italian Council, il bando internazionale promosso dalla Direzione Generale Creatività Contemporanea del Ministero della Cultura per sostenere, promuovere e valorizzare l’arte contemporanea italiana nel nostro paese e nel mondo.

La serata al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato si aprirà con la presentazione del catalogo dell’opera, curato da Giuliano Serafini e edito da Fondazione Museo Montelupo. Il catalogo è arricchito da un testo critico di Pier Luigi Tazzi che è stato – fino alla sua triste scomparsa – parte attiva nella concezione del progetto.

A seguire la proiezione del video Settantadue nomi - Italian Garden, che su un’idea dell’artista, documenta l’intero processo di creazione dell’opera. La regia del video è di Giulia Lenzi con Okno Studio, la fotografia di Ela Bialkowska, la coreografia, infine, è di Catherine Galasso, che ha saputo magistralmente interpretare nel gesto le musiche vibranti del padre Michael e asse portante del video.
La presenza densa e simbolica dei luoghi di produzione, del fare stesso e degli artigiani sono tutti elementi che contribuiscono a rendere “Settantadue nomi – Italian Garden” un’opera scenica - termine coniato da Alessandro Magini per raccontare i tanti livelli di espressione e la molteplicità di linguaggi attraverso cui si esplica e si compie l’opera di Bagnoli.

Settantadue nomi – Italian Garden ha un'origine lontana: sorge nell’immaginario dell’artista nel 2010, dopo un viaggio in Iran e passa attraverso gradi di trasformazione. Se nella prima creazione, pensata per il giardino del Padiglione Italiano di Auroville (città indiana nata dalla visione del filosofo e mistico Sri Aurobindo) sono le piante a circondare una fontana che sta al centro, nella sua evoluzione pensata per il giardino ad Isfah?n, in Persia, già i vasi sostituiscono le piante.
Pur cambiando nel suo aspetto formale l’opera si fonda sempre sul quinconce: gruppo di cinque unità, di cui quattro son vertici di un quadrato e la quinta è il suo centro. Da questa disposizione armonica - spesso utilizzata da Bagnoli - nasce nell’opera per la Villa Ambrogiana un giardino originario:
rappresentazione simbolica della terra nel momento della sua creazione; sospensione in un luogo in cui le cose ancora non emanano alcuna ombra e ci sono restituite in tutta la loro purezza.

Settantadue nomi - Italian Garden - è costituita da 72 vasi in ceramica smaltata blu, verde e rame a terzo fuoco; il centro del quinconce - che rimane apparentemente vuoto - ospita la forma ideale di un vaso asimmetrico che nella sua rotazione dà origine ai 72 profili dei vasi torniti. Posti a quinconce nel giardino.

Settantadue nomi - Italian Garden ha inoltre una componente sonora fondamentale: quasi una voce che emana dai vasi stessi e che intona le parole del persiano poeta Rumi: A completare la presentazione, infatti, sarà un proprio reading poetico di Bagnoli e di Sara Fruner, di fronte a La Città del Sole (1988), opera di Marco Bagnoli presente nella Collezione Pecci.

Il catalogo e il video d’arte saranno presentati, in seguito, negli altri musei partner del progetto: il 15 luglio, alle 21.30, presso la Fornace del Museo di Montelupo Fiorentino, in via Giro delle Mura 88, e il 18 agosto, alle 18.00 ore italiane, presso il Magazzino Italian Art Center a Cold Spring (NY), che metterà online sul suo sito il video della performance di inaugurazione dell’opera.

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Marco Bagnoli, di formazione scientifica e con una laurea in chimica, si impone nella seconda metà degli anni 1970 e da allora la sua presenza nel panorama artistico internazionale è costante. Basti pensare alle sue partecipazioni alla Biennale di Venezia (1982, 1986, 1997), a documenta di Kassel (1982, 1992) e al Sonsbeek di Arnhem (1986); alle sue personali presso prestigiose istituzioni artistiche quali De Appel, Amsterdam (1980 e 1984), Centre d’Art Contemporain Genève (1985), Musée Saint-Pierre Art contemporain, Lyon (1987), Magasin, Centre National d’Art Contemporain, Grenoble (1991), Castello di Rivoli (1992), Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, Prato (1995), IVAM, Centre del Carme, Valencia (2000), ?eské Muzeum Výtvarných Um?ní, Praha (2009), Civico Planetario Ulrico Hoepli, Milano (2011), Madre, Museo d’Arte Contemporanea Donnaregina, Napoli (2015), Museo del Novecento, Milano (2022); ai suoi passaggi in grandi musei, dalla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma al Centre Georges Pompidou di Parigi.

Nel 1981 occupa con una grande installazione la Villa Medicea La Ferdinanda di Artimino, e da lì in poi inizia una serie di interventi in architetture di grande rilevanza storica e spirituale, come, a Firenze, la Cappella Pazzi (1984), la Sala Ottagonale della Fortezza da Basso (1989), l’Abbazia di San Miniato al Monte (1992, 1994, 2012, 2018/2019, 2020), il Forte di Belvedere (2003, 2017), il Giardino di Boboli (2013), la Stazione Leopolda (2014).

Opere di Bagnoli sono nelle collezioni del MAC Lyon dal 1987, del Centro Pecci di Prato dal 1988, del Castello di Rivoli dal 1992, della Collezione Longo a Cassino dal 1994, della Fattoria di Montellori a Fucecchio dal 2011, del Garrison Art Center dal 2013 e del Magazzino Italian Art dal 2017, ambedue nello stato di New York, del Museo MADRE di Napoli dal 2016, della GAM di Torino dal 2019.

Dal 1976 varie opere di Bagnoli sono installate permanentemente nel centro storico, a Palazzo Durini e nella Piantagione Paradise, di Bolognano, Pescara.
Dal 2007 Ascolta il flauto di canna, 1985-2007, e Dacché sono io, entra, 2007, sono nel parco di Villa La Magia a Quarrata.
Dal 2010 Amore e Psiche, 2010, è nel Parco Mediceo di Pratolino a Vaglia.
Dal 2013 Immacolata concezione, 2011, è installata all’interno della filiale di ChiantiBanca in Piazza del Duomo a Firenze.
Da febbraio 2018 la fontana L?anello mancante alla catena che non c?è, 1989-2017, è in piazza Ciardi a Prato.

A giugno 2020 è stata reinstallata, dopo il restauro, la fontana Cinquantasei nomi, 1999-2000, in prossimità dell’ingresso al Castello di Rivoli.
Sempre da giugno 2020 Come figura d’arciere,1993-2019, è nel Molo E dell’Aeroporto Leonardo da Vinci di Fiumicino.

Il 5 maggio 2017 si è aperto a Montelupo Fiorentino l’Atelier Marco Bagnoli, uno spazio multifunzionale, che l’artista concepisce nel suo insieme come un’opera d’arte totale (Gesamtkunstwerk), e che in alcuni dei suoi spazi accoglie l’esposizione temporanea in continua mutazione di sue opere dal 1972 al momento attuale, a cura di Pier Luigi Tazzi.

Nel 2018 è stato pubblicato Germano Celant, Marco Bagnoli, Skira, Milano, una monografia curata da Celant, a cui si deve anche il saggio introduttivo, contenente una cronologia, firmata dallo stesso Celant unitamente ad Antonella Soldaini, che include testi e memorie dell’artista. (27/06/2022-ITL/ITNET)

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