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IMMIGRAZIONE - PATRONATI ITALIANI NEL MONDO: AL VIA PROGETTO FORMA@3 (ACLI, INAS, INCA, ITAL) COORDINATO DALL'INCA NELL'AMBITO DEL FAMI "INTEGRAZIONE DEI MIGRANTI E RICONGIUNGIMENTI FAMILIARI"

(2026-06-17)

Se fra gli italiani il livello di percezione delle discriminazioni che i lavoratori stranieri subiscono sembra essere più basso delle difficoltà reali che invece incontrano, soprattutto in agricoltura o nell'edilizia, come rileva la Fonda-zione Di Vittorio.
In realtà, per il Censis,  ciò succede perchè, nonostante l'esistenza di tutele formali queste non riescono ancora a frenare il grave livello di sfruttamento reale che approfitta della vulnerabilità degli immigrati. Talvolta entrati in Italia regolarmente, con il sistema dei flussi, ma poco dopo abbandonati a se stessi.

E ciò avviene nonostante  i lavoratori immigrati rappresentino in Italia una forza lavoro numericamente non di poco conto:  oltre il 10,5%. Ma, nonostante a loro presenza ed il loro lavoro sia essenziale nel nostro Paese, soprattutto in alcuni contesti lavorativi, ancor oggi scontano una marcata  marginalità sociale in molti ambiti della vita quotidiana. Condizioni che finiscono con il dar adito soprattutto nella fascia della irregolarità, a tragici episodi di una crudeltà inusitata, come la fine dell'indiano  Satnam Singh o la tragedia dei braccianti arsi vivi in auto dai caporali nelle campagne di Amendolara.  Piaghe di un'organizzazione del lavoro che pesca nello sfruttamento intensivo di un'Italia dalle forti disuguaglianze strutturali e occupazionali, in particolare nel Mezzogiorno, ma che non manca anche nel Nord della penisola,  come nei giorni scorsi è stato sottolineato da alcune ricerche accademiche.

"Sono episodi che sconvolgono le coscienze di tutti per la loro gravità ed efferratezze, ma probabilmente è anche il frutto del mancato, quanto opportuno, coinvolgimento  dei lavoratori che arrivano in Italia senza strumenti di conoscenza, di riferimenti organizzati e sicuri nel mondo del lavoro." afferma Giuseppe Peri, responsabile delle Sedi Estere del Patronato INCA Nazionale nel corso di un'intervista rilasciata ad Italiannetwork/Italialavorotv

"Su questi temi,  come organizzazione sindacale, la CGIL è molto impegnata. In particolare penso al sindacato Flai-Cgil, che - facendo propria la politica del "sindacato di strada" - è attiva da diversi anni, tutti i giorni accanto ai lavoratori nei campi coltivati per sensibilizzarli sui loro diritti. Perché, siamo chiari, ciò che è avvenuto è un problema di mancata conoscenza dei propri diritti. Ed è, invece, proprio ciò di cui hanno bisogno questi lavoratori. Complessivamente, ci si deve impegnare sempre piu' nel trasmettere le informazioni di base perchè possano affrontare tutta una serie di situazioni, connesse ai loro diritti."

D. - A livello istituzionale, anche il Ministero si è attivato ?

Giuseppe Peri " Si, il Ministero è molto impegnato rispetto a queste problematiche. E sono tanti i progetti che sono stati messi in campo, soprattutto per il contrasto al lavoro nero, al caporalato, ecc. con una normativa molto importante,  fortemente voluta dalle organizzazioni sindacali, e dalla Cgil in prima linea. Ed è una normativa molto pesante per coloro che infrangono la legge. Però, evidentemente ciò non basta, quindi occorre continuare nell'opera di sensibilizzazione.
Fra i progetti di cui accennavo: il progetto FORMA@, presentato dai Patronati del CE.PA. (ACLI, INAS, INCA E ITAL) e coordinato dal Patronato INCA, nell'ambito del FAMI, "Fondo Asilo Immigrazione ed Integrazione, si inserisce interamente in un contesto di questo genere.  Obiettivo principale del progetto è formare gli immigrati e le loro famiglie nella fase del ricongiungimento, soprattutto nella fase di pre-partenza. Ciò vuol dire dare loro  quelle nozioni ed informazioni di base per arrivare in Italia ed essere in grado di vivere nella società di accoglien-za sempre meglio. Perché il rischio degli arrivi incontrollati che diventano chiaramente facile preda, è proprio quello della marginalizzazione.

Le azioni di progetto sono molteplici e vengono fatte sia in fase di pre-partenza, che nei luoghi di arrivo. E' prevista la formazione sulla Costituzione e la normativa italiana, i primi rudimenti sull'organizzazione istituzionale, le norme che regolano il rapporto di lavoro,  le norme che regolano la convivenza civile in Italia. E, soprattutto  c'è una parte relativa alla formazione linguistica, fondamentale per l'inserimento nella quotidianità.
Contiamo molto sulla riuscita di questo progetto, che è molto ampio. Prevede 4000 destinatari, provenienti  da 9  Paesi esteri sulla base dell'adesione di 9 ambasciate italiane che seguiranno il coinvolgimento nel Paese di riferimento.

D.-Quali sono i Paesi di riferimento ?

G.PERI: "Sono Paesi dei 4 continenti, per quanto riguarda l'Africa sono coinvolti il Senegal, il Marocco e la Tunisia, per  l'Europa è coinvolta l'Albania, per l'Asia sono coinvolte le Filippine, il Bangladesh e lo Shri Lanka e per quanto riguarda l'America latina il Perù e l'Ecuador.
Chiaramente vengono individuati quei Paesi che hanno una presenza in Italia molto numerosa, quindi il bando individuato dal Ministero dell'interno  la Direzione per le politiche dell'immigrazione, ed il Ministero del Lavoro individuano i Paesi sulla base del numero di presenze in Italia.
Originariamente i Paesi coinvolti erano 15, penso alla Cina o all'India, che erano state pure individuate dal Ministero dell'Interno, ma non c'è stata l'adesione dell'ambasciata perché evidentemente non ci sono le condizioni per poter iniziare l'attività progettuale prevista dal FAMI"

D. Farete i corsi prima all'estero e poi in Italia oppure trattandosi di immigrazione regolare ....

G.PERI "Lo schema funziona in questo modo: generalmente ad essere incluso è il cittadino straniero gia' presente in Italia, regolarmente presente, che fa domanda per il ricongiungimento familiare ed a quel punto scatta il meccanismo delle azioni propedeutiche riguardanti i familiari presenti nel Paese di riferimento. A quel punto c'è una rete complessiva che si occupa della formazione dei familiari, moglie e figli, per il ricongiungimento, ovvero la motivazione prevalente per quanto riguarda l'ingresso regolare in Italia, che è poi l'obiettivo importante su cui puntiamo tutti."

D. Questa è la terza edizione del Progetto Forma@. Dunque, un progetto di successo...

G.PERI-"Si, anche perché è chiaro che i ricongiungimenti familiari non si esauriscono nell'arco di un'attività progettuale che dura due o tre anni. Ma è un modello che ha dato i suoi frutti ed è stato riconosciuto positiva-mente da parte dei tre Ministeri Interno, Esteri e Lavoro.
Ricordo che in occasione dell'evento di chiusura del progetto Forma@2, è stato riconosciuto da parte di tutti in maniera obiettiva che il progetto aveva successo, nonostante le difficoltà allora imposte dal Covid, che aveva rallentato  le attività progettuali, ma nonostante tutto alla fine i risultati previsti dall'avviso sono stati raggiunti in maniera positiva"

D. Avete monitorato gli effetti nel tempo di Forma@1 e Forma@2 ?

G. PERI- "Si, il fatto che il partenariato sia composto dai Patronati è l'elemento di forza del progetto, perché i Patronati sono presenti sia all'estero che in Italia, quindi la formazione pre partenza che viene impartita nelle sedi dove sono  presenti le Associazioni locali convenzionate con i Patronati del CEPA all'estero e viene fatta su una serie di attività di supporto su tutto ciò che riguarda le attività progettuali, verrà poi seguita dai destinatari anche all'arrivo, dove c'è la rete capillare dei Patronati. Una rete a disposizione che non li abbandona ma prosegue nell'impegno assunto"

D.- Com'è suddivisa l'attività tra i 4 patronati ?

G:PERI- "Le attività sono esattamente uguali per tutti i Patronati aderenti al progetto. Chiaramente in alcuni Paesi  possono esserci due Patronati più presenti oppure è un unico Patronato, quindi le azioni progettuali vengono svolte da Patronato che è presente nel Paese. Ad esempio, in Senegal è presente solo l'Inca Cgil quindi le attività progettuali e i destinatari individuati saranno seguitii dal Patronato Inca, come specularmente in altro Paese, come le Filippine, verrà svolto dal Patronato Acli presente nelle Filippine.
Laddove, invece, c'è la presenza di altri Patronati del CEPA, le attività vengono svolte in maniera ordinata e sinergica da parte di tutti i componenti.

Il progetto Forma è partito in questi giorni: il 15 Maggio del 2026. Il progetto ha la durata di tre anni. Quindi le attività progettuali dovranno terminare il 15 Maggio 2029, salvo proroghe.
Rispetto al precedente Progetto, il FORMA@3 ha individuato  il doppio dei destinatari di FORMA@2: ovvero 4000 lavoratori immigrati. Si tratta di un progetto sfidante, importante, su cui puntiamo molto e quindi sono certo che alla fine questo partenariato forte riuscirà a svolgere le attività progettuali in modo tale che si arriverà al compimento di tutte le azioni e di tutti gli obiettivi previsti dal progetto"

D- Quante donne parteciperanno a questo progetto ?

G. PERI:- "Il numero delle donne nel precedente progetto era di circa la metà rispetto agli uomini , ed è impor-tante soprattutto per le donne provenienti da alcuni Paesi far capire loro quali sono le leggi e le norme che rego-lano la vita in Italia perché molte non hanno gli stessi strumenti delle donne occidentali ma consuetudini ed usi differenti. Ad esempio, sulla  parità uomo-donna spesso ci troviamo di fronte ad una diversa percezione. Non è una cosa  assodata, quindi, il lavoro che facciamo soprattutto per le donne di alcuni paesi è quello di informare sia sulle norme che sulle motivazioni che prevedono  la parità tra uomo e donna. In molti casi abbiamo, infatti, avuto modo di appurare che non è, poi, così scontata. Per questo, gli interventi formativi devono essere tarati sul contesto dal quale provengono per dare informazioni in modo più strutturato, perché il rischio della marginalizzazione è dietro l'angolo e quindi il nostro compito è proprio questo: evitare che ciò accada"

D.- Seguono i corsi collateralmente all' impegno lavorativo?

G.PERI - "Non può essere un impegno primario perché le ore di formazione sono circa 70, però ci sono attività che devono essere svolte continuativamente, tant'è che abbiamo un registro delle presenza che poi deve essere vidimato dalle autorità diplomatiche del Paese all'estero, per dare certezza dell'attività di formazione.
Inoltre,  è stato attivato uno strumento importante: una piattaforma web ed anche  un'app linguistica che permette loro di studiare e proseguire anche da remoto, in modo asincrono  anche in momenti diversi rispetto alla formazione specifica in aula." (17/06/2026-ITL/ITNET)

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