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ITALIANI.ITALIANI ALL’ESTERO - MIN. DEGLI AFFARI ESTERI TAJANI ILLUSTRA ALLA CAMERA LA POSIZIONE DELL’ITALIA SUL PIANO DI PACE PER LA STRISCIA DI GAZA E LA COSTITUZIONE DEL BOARD OF PEACE

(2026-02-17)

“Siamo alla vigilia di nuove giornate cruciali per il futuro della Striscia di Gaza e del Medio Oriente. Per questo, con il Presidente del Consiglio, abbiamo ritenuto importante avere questa occasione di confronto con il Parlamento per riferire sull'azione che il Governo sta portando avanti nell'impegno senza sosta per la pace e la stabilità del Medio Oriente.

Sono convinto che i temi di politica estera non debbano essere terreno di scontro politico, ma di un dialogo serio, continuo e trasparente e, ogni volta che è possibile, di convergenza e responsabilità condivisa. La crisi di Gaza ci impone questo livello di consapevolezza. È una crisi che incide sugli equilibri regionali, sulla stabilità del Mediterraneo allargato e sulla sicurezza delle rotte commerciali del nostro export, che transita per il 40 per cento attraverso il Mar Rosso; una rotta fondamentale anche per il corridoio economico-logistico IMEC, che passa proprio da lì.

Gaza è cruciale per la nostra sicurezza nazionale, anche in chiave di contrasto al terrorismo e ai flussi migratori irregolari, ma è soprattutto una ferita aperta, una tragedia umanitaria che ha scosso le coscienze di tutti noi e che ha visto l'Italia in prima linea sin dal primo momento per salvare vite, alleviare le sofferenze dei civili e far tacere le armi.

Esattamente tre mesi fa, il 17 novembre, il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha approvato, senza voti contrari, la risoluzione 2803. Le Nazioni Unite hanno in questo modo fatto proprio il Piano di pace in venti punti promosso dal Presidente degli Stati Uniti. Il Piano indica un percorso a tappe ben scandite per la stabilizzazione della Striscia, la ripresa economica e la ricostruzione. I principi su cui si basa sono universalmente condivisi: primo, la de-radicalizzazione di Gaza e la liberazione della Striscia dall'incubo del terrorismo oscurantista di Hamas; secondo, la piena ripresa degli aiuti nella Striscia in cooperazione con le Nazioni Unite; terzo, l'avvio di un profondo processo di riforma dell'Autorità palestinese di Ramallah, cruciale per il rilancio della prospettiva di uno Stato palestinese.

Il Governo italiano, in coerenza con il forte mandato ricevuto dal Parlamento a ottobre scorso e con la tradizione di convinto sostegno al multilateralismo che contrassegna la nostra politica estera, ha sostenuto fin dall'inizio il Piano di pace. E voglio essere molto chiaro: se qualcuno ritenesse che esistano oggi alternative concrete e praticabili a questo Piano, dimostrerebbe di non saper fare i conti con la realtà.

A fronte di un mandato chiaro delle Nazioni Unite, alimentare l'incertezza equivale a prolungare le sofferenze del popolo palestinese. Ogni vuoto politico alimenta, infatti, l'instabilità; ogni rinvio rallenta gli aiuti, indebolisce la prospettiva di ricostruzione e accresce la vulnerabilità dei civili.

La prima fase del Piano, pur tra ostacoli e tensioni, ha consentito di raggiungere risultati impensabili solo un anno fa: il consolidamento della tregua che, seppur fragile, regge da oltre 120 giorni; il ritorno di tutti gli ostaggi in Israele e il rafforzamento dell'afflusso di aiuti umanitari; passaggi indispensabili alla creazione di quel clima di fiducia necessario per intraprendere i prossimi passi.

Non erano affatto scontati questi risultati; sono stati il frutto di un lavoro politico intenso, di mediazioni complesse, di pressioni esercitate con equilibrio e determinazione, spesso lontano dai riflettori. Un'azione che, come riferito più volte in quest'Aula, ha visto l'Italia in prima fila, grazie alla riconosciuta capacità di parlare con i palestinesi, con gli israeliani e con tutti gli interlocutori della regione. Ora si apre una fase ancora più delicata, la cosiddetta “fase 2”, che prevede il disarmo di Hamas, la smilitarizzazione della Striscia e l'avvio della ricostruzione. Sfide enormi, che richiedono un chiaro impulso politico e il più ampio e coeso sostegno della comunità internazionale.

Senza affrontare questi nodi strutturali, non c'è alcuna soluzione duratura per il futuro di Gaza. È in questo contesto che si inserisce l'istituzione del Board of Peace, organismo che il Consiglio di sicurezza dell'ONU, attraverso la citata risoluzione n. 2803, ha chiamato a monitorare l'attuazione del Piano di pace. Vi partecipano, oltre agli Stati Uniti, i principali partner regionali e, come formalizzato a Washington nei giorni scorsi dal Primo Ministro Netanyahu, anche Israele. In ogni contatto con l'Amministrazione americana abbiamo sempre richiamato la necessità di garantire la stretta osservanza dei principi della nostra Costituzione e il coinvolgimento del Parlamento; l'ho fatto io stesso, più volte, con il Segretario di Stato Rubio nelle nostre frequenti occasioni di incontro.

Tra Italia e Stati Uniti ci sono state sempre relazioni molto forti, indipendentemente da chi guidava l'Amministrazione. Europa e Stati Uniti sono, infatti, due facce della stessa medaglia, che è l'Occidente. Per questo l'assenza dell'Italia a un tavolo in cui si discute di pace, sicurezza e stabilità nel Mediterraneo sarebbe non solo politicamente incomprensibile, ma anche contrario alla lettera e allo spirito dello stesso articolo 11 della nostra Costituzione, laddove sancisce il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie.

Vorrebbe dire rinnegare il ruolo di primo piano che il nostro Paese ha svolto per il cessate il fuoco fin dall'inizio della crisi, sempre con l'obiettivo di arrivare a due Stati che convivono in pace e in sicurezza.

Per queste ragioni il Governo ha ritenuto opportuno accettare l'invito dell'Amministrazione americana a presenziare, in qualità di Paese osservatore, alla prima riunione del Board of Peace, in programma giovedì a Washington. Questa è certamente una soluzione equilibrata e rispettosa dei nostri vincoli costituzionali. L'Unione europea ha già confermato la partecipazione con la Presidenza di turno e con un rappresentante della Commissione.

Parteciperanno anche tutti i principali partner della regione: penso all'Egitto, alla Giordania, all'Arabia Saudita e al Qatar, anche all'Indonesia, il più grande Paese musulmano al mondo. Come potrebbe l'Italia non essere presente dove si discute e si costruisce la pace in Medio Oriente, alla presenza di tutti i principali attori regionali? Per questo parteciperemo alla riunione di Washington, forti dell'importante contributo che il nostro Paese ha messo in campo sin dal primo momento per il cessate il fuoco e per l'assistenza umanitaria alla popolazione della Striscia attraverso Food for Gaza, un'iniziativa che ho voluto sviluppare in stretto raccordo con il polo delle Nazioni Unite di Roma, la FAO e il Programma alimentare mondiale, che ci hanno, a più riprese, ringraziato per una collaborazione che è stata considerata un modello anche dal G7 e che ha ricevuto l'apprezzamento sia di palestinesi sia di israeliani. Con un obiettivo chiaro: creare le condizioni per arrivare a due Stati in grado di convivere in pace ed in sicurezza.

Il nostro impegno è concreto ed è destinato ad aumentare; muove da un dialogo costante con Israele, con l'Autorità palestinese e con tutti i partner chiave della regione, con cui abbiamo mantenuto in questi mesi un costante e stretto raccordo. Siamo stati il primo Paese ad organizzare evacuazioni dalla Striscia di Gaza, siamo il Paese occidentale che ha fatto di più. Uno sforzo che ci ha consentito di far uscire dalla Striscia e accogliere in Italia oltre 1.600 persone, tra piccoli pazienti bisognosi di cure salvavita, ricongiungimenti familiari e studenti che hanno potuto beneficiare dei corridoi universitari per proseguire il loro percorso accademico in Italia.

Voglio ricordare, in quest'Aula, le parole del Santo Padre, che lo scorso ottobre aveva espresso apprezzamento per l'impegno del Governo italiano in favore delle tante situazioni di disagio legate alla guerra e alla miseria, in particolare dei bambini di Gaza. Un contributo che Papa Leone ha definito “forte ed efficace”. Come ho già avuto modo di dire, non sono solo operazioni umanitarie, ma risultati concreti, frutto di iniziative politiche pazienti e determinate.

Sul tema degli studenti, che so essere caro anche a tanti parlamentari, che ringrazio per le segnalazioni, restiamo in costante contatto con le autorità giordane per consentire a tutti quanti ne hanno diritto di raggiungere il nostro Paese. Il Ministro Bernini è pronto a tornare, per la terza volta in pochi mesi, nella regione per portare in Italia un nuovo gruppo di studenti. Il nostro impegno, onorevoli colleghi, prosegue anche sul fronte degli aiuti e dell'assistenza umanitaria.

Lavoriamo senza sosta per assicurare l'ingresso nella Striscia di tutti i nostri aiuti umanitari, insieme agli aiuti provenienti dalla società civile. Nei giorni scorsi ho incontrato a Monaco di Baviera l'Alto rappresentante per Gaza, Nickolay Mladenov e gli ho ribadito il convinto sostegno dell'Italia e l'impegno per la ricostruzione; abbiamo concordato di rivederci presto. Siamo pronti, certamente, a fare la nostra parte: abbiamo varato un primo pacchetto da 60 milioni di euro per aiuti umanitari, per rafforzare le strutture sanitarie e le scuole, per riqualificare le abitazioni per gli sfollati e sostenere le istituzioni palestinesi. Sempre a Monaco ho condiviso la linea italiana con i partner del G7, con i principali donatori europei ed internazionali, in un incontro a cui ha partecipato anche la Ministra degli Esteri dell'Autorità palestinese, Aghabekian.

Il nostro sostegno alle autorità di Ramallah, infatti, è fattivo e concreto. Penso, in primo luogo, al settore cruciale della sanità: ho approvato di recente lo stanziamento di altri 10 milioni di euro per contribuire al pagamento dei salari dei medici palestinesi. Ciò è il frutto anche del dialogo avviato con il nostro personale sanitario, attivo nelle organizzazioni internazionali e nelle ONG a Gaza, e delle missioni dei nostri medici a Ramallah. Penso, in particolare, ai Policlinici Umberto I e Gemelli di Roma per mettere a fuoco nuove forme di collaborazione, anche studiando le potenzialità della telemedicina.

Siamo in prima linea per la formazione delle forze di sicurezza palestinesi, che sono presupposto fondamentale per la costituzione di uno Stato. Siamo presenti all'interno del Centro di coordinamento civile-militare con una squadra di 3 diplomatici e 8 militari; il Centro è impegnato ad assicurare le attività di assistenza umanitaria e i servizi essenziali alla popolazione della Striscia. I nostri Carabinieri, che sono già attivi in Cisgiordania da oltre 10 anni attraverso la missione bilaterale MIADIT, inizieranno presto in Giordania l'addestramento di 50 funzionari di sicurezza palestinesi, da dispiegare poi nella Striscia di Gaza.

Partecipiamo alla missione dell'Unione europea EUPOL COPPS di addestramento della polizia palestinese e alla missione EUBAM Rafah, in cui sono presenti 8 Carabinieri. La missione ha avuto un ruolo chiave per favorire la riapertura del valico e rafforzeremo nelle prossime settimane la nostra presenza. L'estensione dei transiti, attraverso Rafah, anche ai beni sarà cruciale per rafforzare le attività di assistenza umanitaria, per avviare la ricostruzione e favorire il dispiegamento della forza internazionale di stabilizzazione prevista dal Piano di pace.

Come ha ribadito il Presidente del Consiglio Meloni al Presidente palestinese Abbas nel corso della sua recente missione a Roma, Ramallah può contare sul sostegno italiano alle riforme. Guardiamo, infatti, con favore alla decisione dell'Autorità palestinese di indire, per il prossimo aprile, per la prima volta dopo 20 anni, le elezioni locali; un passo necessario per rafforzare la legittimazione popolare delle proprie istituzioni e combattere le tentazioni estremiste e il ricorso alla violenza come strumento di lotta politica. La violenza in Terra Santa però deve cessare: questo vale anche per i coloni estremisti, le cui aggressioni colpiscono le comunità cristiane che sono da sempre garanti di pace e dialogo in tutto il Medio Oriente.

Continuiamo, infatti, a chiedere con forza a Israele di porre un freno all'azione dei coloni.

L'ho detto la settimana scorsa, proprio in quest'Aula, al question time e l'ho ribadito al G7, sabato scorso, a Monaco. In questo quadro, il Governo ha condannato qualsiasi ipotesi di annessione israeliana della Cisgiordania. Tentazioni che non aiutano i costruttori di pace e che rischiano di pregiudicare la soluzione a due Stati. Signor Presidente, onorevoli deputati, proprio in queste ore, su mia istruzione, l'inviato speciale per Gaza, l'ambasciatore Archi, è in missione a Riad e Abu Dhabi, alla guida di una delegazione che comprende diversi Ministeri e amministrazioni dello Stato, per esplorare nuove forme di cooperazione in vista della ricostruzione della Striscia.

Portiamo in dote e come esempio un impegno, proseguito senza sosta in questi mesi, per sviluppare un'azione di sistema che coinvolge imprese, associazioni di categoria, enti locali, strutture sanitarie, università e istituzioni accademiche, Terzo settore e mondo dell'associazionismo, cattolico e non.

Tante realtà che si stanno mobilitando per offrire un contributo fattivo e concreto alla ricostruzione di Gaza e che vedono negli sviluppi di questi mesi, per quanto non perfetti e ancora sottoposti a mille incognite, una sorgente di speranza e di pace. È uno sforzo corale di cui dobbiamo essere orgogliosi, che fotografa il sentire comune del nostro Paese, sempre costruttore di pace e di dialogo. È dovere della politica sostenere e incoraggiare questo impegno spontaneo, senza cedere a visioni partigiane, che non hanno ragion d'essere di fronte al bene supremo della pace. Ce lo ha ricordato anche il Presidente Mattarella che, lo scorso 10 ottobre a Tallinn, ha sottolineato quanto sia indispensabile sostenere gli sforzi ulteriori dei Paesi mediatori verso una vera pace, perché l'alternativa sarebbe devastante. Questo è il nostro impegno quotidiano, questo è l'impegno del Governo per la pace e la stabilità di Gaza e dell'intero Medio Oriente. Per questo stiamo lavorando per preparare una proposta finanziaria ambiziosa e autorevole, che rappresenti la base per un nostro impegno nazionale.

Vogliamo anche mettere a disposizione della comunità internazionale due asset chiave: il Polo ONU di Roma e il Centro umanitario delle Nazioni Unite di Brindisi. Insieme al Ministro degli Esteri tedesco Wadephul abbiamo lanciato un'iniziativa politica in Europa con questo obiettivo. Ne parleremo con Mladenov già al prossimo Consiglio Affari esteri. Ho anche incaricato il nostro Rappresentante permanente presso le Nazioni Unite, l'ambasciatore Marrapodi, di informare costantemente i vertici delle organizzazioni sulle iniziative italiane. Vedrà il Segretario generale già nei prossimi giorni.

Attuare il Piano di pace significa creare le condizioni per una stabilità duratura, significa evitare che Gaza resti un terreno di radicalizzazione e di scontro permanente, preda del terrorismo e a rischio di collasso migratorio, con possibili ripercussioni anche sulla stabilità delle rotte commerciali del Mar Rosso, che si delinea sempre più come un'area di pace, dialogo e crescita, anche grazie al contributo dei nostri militari impegnati nella missione Aspides e ai quali va il nostro sentito grazie (Applausi).

Tutto ciò significa garantire sicurezza a Israele e dignità alla popolazione palestinese, significa lavorare per il progetto a due Stati. L'Italia, per la sua storia, per la sua collocazione geografica e il ruolo politico di primo piano che svolge nella regione, non può e non deve restare ai margini di questo processo. Il Governo italiano continuerà a fare la sua parte, non ci stancheremo mai di lavorare per la pace. È quello che chiede e ci chiede la stragrande maggioranza degli italiani. È quello che un grande Paese ha il dovere di fare.” ha concluso il Ministro degli esteri Antonio Tajani.
(17/02/2026-ITL/ITNET)

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