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ITALIANI.ITALIANI ALL'ESTERO - GIORNO DEL RICORDO - ALLA CAMERA LA SOLENNE CELEBRAZIONE E LE TESTIMONIANZE DI TONI CONCIMA E DEL CAMPIONE OLIMPIONICO ABDON PANIC..MA NON SOLO

(2026-02-10)

  Cerimonia solenne  in Aula a Montecitorio nel Giorno del Ricordo, alla presenza di Mattarella e Meloni.  Ad aprire la cerimonia i Presidenti della Camera Lorenzo Fontana e del Senato Ignazio La Russa. Il vice Presidente del Consiglio Antonio Tajani in chiusura, alla presenza del Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella e del Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni.

Quindi,  le testimonianze di: Toni Concina, Presidente onorario dell’Associazione Dalmati, Gianni Oliva, storico, Abdon Pamich, campione olimpico italiano.

Nel corso dell'evento è stato proiettato un estratto del documentario “Il Marciatore”, tratto dal libro autobiografico di Pamich, ed è stato  letto un passaggio del libro “Francesco Bonifacio. Vita e martirio di un uomo di Dio”, di Mario Ravalico, da parte di Silvia Siravo, attrice del Teatro Stabile del Friuli Venezia Giulia, diretto da Paolo Valerio.

A seguire il contributo del Vicepresidente del Consiglio dei Ministri, Antonio Tajani. La cerimonia si è aperta con l'inno italiano e si è concluso con l’inno europeo - eseguiti, insieme alla sinfonia di Vivaldi "Al Santo Sepolcro", dal Conservatorio “Giuseppe Tartini” di Trieste - ed è stata trasmessa in diretta su Rai1, a cura di Rai Parlamento, sulla webtv e sul canale satellitare della Camera.

Infine, la premiazione delle scuole vincitrici del Concorso nazionale “Il Giorno del Ricordo”, indetto dal Ministero dell’Istruzione, da parte del Presidente della Camera, del Presidente del Senato e del Ministro dell’Istruzione e del merito, Giuseppe Valditara.

Sempre nella giornata del 10 febbraio, le bandiere di Montecitorio sono state posizionate a mezz’asta. In serata, proiezione del Tricolore sulla facciata del palazzo.

La parola a Tony Concina, presidente onorario dell'associazione Dalmati Italiani nel mondo.

"... grande per me il privilegio di portare il saluto degli esuli istriani, fiumani e dalmati, non solo come presidente onorario dei Dalmati, ma soprattutto come uno degli ultimi nati in Dalmazia, a Zara, durante la sovranità italiana. Rappresento dunque una generazione in estinzione, ma in allegria, con figli e nipoti qui presenti ai quali cerchiamo di ritrasmettere le nostre passioni" ha affermato Concina non mancando un commovente saluto alla memoria "di Zore Bernetti Corman, zaratina scomparsa pochi giorni fa a quasi 109 anni"

Toni Concina ha tratteggiato gli avvenimenti che condussero a quei tragici eventi: il 10 febbraio 1947, giorno del trattato di pace di Parigi, senza però mai dimenticare il 10 novembre 1975, giorno del trattato di Osimo, con cui si chiudeva la questione relativa al confine orientale. E ricordiamo una patria matrigna fino al già citato 30 marzo 2004, quando fu istituito dal Parlamento a grande maggioranza il giorno del ricordo. Recuperava così dignità una pagina di storia patria a compensare, almeno moralmente, il fatto che il peso dei risarcimenti per le riparazioni di guerra dovute alla Jugoslavia fosse stato finanziato soprattutto con la confisca dei beni delle popolazioni
esodate. Oggi sono maturi i tempi per realizzare la prevista Fondazione per gestire i fondi accantonati da decenni secondo i dettami del trattato di Osimo."

"Oggi ricordiamo le foibe istriane, gli annegamenti in Dalmazia, i 54 bombardamenti di Zara, dal maledetto 2 novembre 1943 al 31 ottobre 1944. Zara, la dresda dell'Adriatico, come la definì lo scrittore Dalmata Enzo Bettizza. Zara la marile, sempre in attesa che al
suo gonfalone venga puntata la medaglia d'oro concessa tanti anni fa e mai consegnata. E ricordiamo gli 80 anni della strage di Vergorolla, cari amici polesani, il più sanguinoso attentato della storia dell'Italia Repubblicana, anche questo dimenticato per decenni. Tutti i terribili, selvaggi, crudeli delitti che peseranno per sempre nelle anime degli assassini. delitti per i quali non può esserci giustifi-cazione, neppure cercando una ipotetica attenuante nelle politiche repressive del fascismo contro le minoranze etniche.

Ma il delitto più spregevole e più grande è quello di aver costretto 350.000 persone ad abbandonare le loro case dove per secoli l'italianità adriatica aveva vissuto laboriosamente  ed in sostanziale equilibrio con le altre componenti del territorio prima dell'esacerbarsi degli opposti nazionalismi.  Fuggiti in massa per rimanere italiani e per sfuggire alla pulizia ideologica e nazionalistica ordinata da Tito, ai suoi collaboratori Gilas e Cardeli.  Esodo che continuerà fino agli anni 50 per una dissennata politica jugoslava delle opzioni che colpirà i pochi connazionali rimasti nelle forme di persecuzione più diverse.

Ma ora sta finendo la stagione dei ricordi e delle nostalgie. Nonostante la mia ingravescente età, e mi permetto una citazione di Papa Montini e di Papa Razzinger, in questi anni sono andato in Dalmazia il più spesso possibile per dialogare con le autorità locali, per risvegliare sentimenti sopiti e ricucire armonia e amicizia con l'obiettivo di lavorare alla rinascita della comunità italiana a Zara con un coraggioso gruppo di giovani di origine italiana residenti a Zara.
Il successo è stato raggiunto soltanto qualche settimana fa con il grande impegno, non soltanto ovviamente mio, ma soprattutto dell'ambasciatore in Croazia Paolo Trichilo, del Console generale a Fiume, della Federazione delle associazioni degli esuli istriani fiumani e Dalmati, dell'Unione Italiana, dell'Università Popolare di Trieste, ma  soprattutto, come ho già detto, del gruppo di giovani zaratini instancabili nell'affrontare superare ostacoli e difficoltà non solo burocratiche.

E oggi li vedo qui tra noi, li abbraccio con calore, caro Senole e cara Adriana.  È rinata dunque la comunità italiana di Zara intitolata Girolamo Luxardo. Nuova stella in un firmamento di comunità piccole e grandi che marcano sul territorio da Capodistria a Cattaro, passando per fiume e spalato le regioni di insidiamento storico della comunità italiana autonoma.

Si è appena conclusa l'incredibile esperienza delle due Gorizie, quella italiana e quella slovena, sorta dopo il 1848 , che per un anno si sono idealmente riunite nella comune designazione capitale europea della cultura. Una piazza ha sostituito un nefasto muro.
Quest'anno, inoltre, si ricorda il ventennale dell'accordo Dini Granic a tutela della nostra minoranza e la cui applicazione deve essere
evocata e rafforzata. 
E come non citare Medif, la mostra degli esoli dalmati estriani e fiumani ospitata al Vittoriano e visitata da circa 1000 persone al giorno.

Un grande lavoro da fare di persona anche in Dalmazia, come da tempo stanno facendo a Fiume i nostri amici fiumani. Papetti, moltiplicare le occasioni di incontro con convegni, mostre, concerti, sostenere il madrinato dalmatico per la difesa e la conservazione delle tombe italiane, fare i nostri raduni annuali a Zara e portare avanti l'ammirabile attività della nostra scuola dalmata di Venezia nata nel 1451, che invito tutti a visitare anche per ammirare i famosi teleri di Vittore Carpaccio.
E rafforzare la Dante Aligheri non solo in Dalmazia, ma dovunque nel mondo esistano minoranze italiane, per trasmettere alle nuove generazioni un sentimento di appartenenza identitaria, come egregiamente fanno per i loro paesi il Goethe Institute, le réseau d’Allian-ces Françaises o l'Istituto Cervantes per la cultura spagnola, combattere con forza tutti i negazionismi... che perpetuando stantie e contrapposizioni alimentano astio e livore" e ribadisco la condanna per inammissibili tentativi di negazionismo e di giustificazionismo. .. Noi non siamo mai stati settari, mai terroristi, mai abbiamo spaccato vetrine della ormai scomparsa Yugoslavian Airlines.

  Siamo stati cacciati e abbiamo pianto silenziosamente nello squallore dei centri raccolta profughi. Siamo stati cacciati e ci siamo risol-levati. Siamo stati cacciati e ci siamo inseriti subito nelle comunità in giro per il mondo, spesso con qualche grande successo. Uno fra tutti lo stilista Ottavio Missoni e ora Marco Balic di origini dalmate, creatore di eventi stellari come la stupenda cerimonia di apertura di Olimpiadi invernali Milano - Cortina. Ed è solo di qualche giorno fa la nomina da assessore al bilancio, risorse e personale della Regione Liguria, della nostra dottoressa Claudia Moric, che con orgoglio ha ricordato le proprie origini dalmate.  E allora andiamo avanti.

Le vere foibe sono l'oblio e quindi la speranza è che il vento del tempo non disperda i tesori di storia e di cultura del nostro passaggio romano, veneto, italiano, che dovranno rimanere patrimonio inesauribile di quelle terre. è il messaggio che ho sempre cercato di trasmettere e condividere con i miei interlocutori locali ogni volta che vado in Dalmazia con spirito di amicizia e pace, di integrazione per combattere odi e pregiudizi, per combattere l'ignoranza e l'intolleranza. Messaggio difficile, ma l'unico da portare avanti. Certo, le tragedie, i lutti non vanno dimenticati, ma vanno anche metabolizzati e superati. Per questo sono qui a parlarvi di Fiume, Pola e Zara, felice e gratificato ogni volta che incontro uno sguardo assorto e magari commosso. Come disse una volta Giuseppe De Rita, il rizoma butta ancora e il nostro rizoma butterà per sempre nel vento del tempo."

"Il dolore degli esuli. C'è una storia che racconta passo passo dopo passo il coraggio e la forza. È la storia di un esule, diventato un campione, che si è messo in marcia prima e in marcia dopo: una vera leggenda dello sport, Abdn Panic, che ha raccontato la propria storia in un libro autobiografico, divenuto ora un film "Il marciatore"

"Abdon e Giovanni avevano poco più di un anno di differenza, ma era come se fossero gemelli, facevano tutto insieme. Furono costretti dalle circostanze delle violenze titine a lasciare Fiume camminando per raggiungere la liberta' in Italia un passo dopo l'altro, contando i propri passi per non pensare al dolore dell'addio, alla difficile condizione di profughi  per raggiungere prima il papa' a Milano. Poi, una città capace di accogliere chi non aveva più una patria. Ma Abdon e Giovanni capirono ben presto  che avevano dovuto lasciare fiume a causa del loro essere italiani, ma in Italia venivano considerati meno italiani degli altri.  Profughi, siete profughi. Passò così un anno. Giovanni sognava ancora un futuro splendente.  Abdon, invece non riusciva a sognare nessun futuro.  Poi, finalmente, il ricongiungimento con la famiglia ed una casa a Genova . "c'è il mare, come a Trieste", ma il dolore del distacco in Abdon non lasciava tregua e la propria liberta' la trovo' nella marcia. "Ogni passo un'opportunità, una sfida, un nuovo inizio e alla fine del viaggio mi sono ritrovata a Fiume a casa per raccontare la mia storia e quella di tutti i profughi che come me sono stati costretti a lasciarla, ma che alla fine hanno trovato la strada per tornare." afferma Abdon Pamic guardando il mare".in chiusura del film del regista e produttore Alessandro Casale

" Oggi 10 febbraio, è una data che riapre in me quella ferita che porto nell'anima dal giorno in cui sono stato sono stato costretto a fuggire con mio fratello dal regime oppressivo  instaurato dal maresciallo Tito, lasciando tutto di quello che più caro avevamo." il breve commento di Pamic,  "Ma questo giorno ha un significato importante per rinnovare il ricordo, e per far conoscere a quelli che ancora lo ignorano, le vicende che hanno caratterizzato la storia del nostro confine orientale nel secondo dopoguerra." ha concluso il marciatore riaffermando il valore della memoria e della necessità di perpetuare questa memoria a nome di tutti gli esuli. (10/02/2026-ITL/ITNET)

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