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IMPRENDITORIA FEMMINILE - BRAVA INNOVATION HUB : PROGRAMMA DI ACCELERAZIONE PROMOSSO DAL MIMIT E GESTITO DA INVITALIA PARTE DA ROMA CON UNA OPEN CALL (FINO AL 3 MARZO) PER LE MICRO E PMI A LEADERSHIP FEMMINILE
(2026-02-04)
Con l’open call di Roma, aperta fino al 3 marzo 2026, parte ufficialmente Brava Innovation Hub, il programma di accelerazione dedicato a startup, micro e piccole imprese a leadership femminile, promosso dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy e realizzato da Invitalia, in collaborazione con Tree S.r.l. (gruppo Opinno Italy), Fabrick S.p.A. e SheTech ETS. Brava Innovation Hub è parte di Imprenditoria Femminile, il Programma finanziato dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy con risorse del PNRR - Next Generation EU e gestito da Invitalia, che punta a diffondere la cultura imprenditoriale tra le donne e ad aumentarne la presenza nel mondo del lavoro e dell’impresa, soprattutto negli ambiti scientifici e tecnologici.
Per quanto riguarda il decollo dei progetti sull'imprenditoria femminile il punto non è tanto il singolo programma quanto la sua funzione sistemica. I dati mostrano che le imprese femminili hanno buoni livelli di istruzione (il 25,1% delle imprenditrici è laureata, contro il 20,6% degli uomini) e una forte propensione alla qualità e al capitale umano. Ma investono ancora poco in formazione manageriale e finanziaria, affidando nel 90% dei casi la gestione economica a soggetti esterni. ****
È esattamente qui che un programma di accelerazione può fare la differenza: trasformare competenze diffuse in capacità di pianifi-cazione, accesso al capitale e costruzione di traiettorie di crescita più ambiziose.
Brava, in questo senso, non intercetta il “problema dell’avvio” (che in Italia è già molto coperto da incentivi): si lavora piuttosto su quello più delicato del consolidamento e della scalabilità. La sfida reale non è aumentare il numero di imprese femminili, già consistente, ma far crescere il peso delle imprese femminili nei segmenti innovativi, capital intensive e orientati ai mercati internazionali.
L’edizione di Roma inaugura un percorso nazionale articolato in tre programmi di accelerazione che si svolgeranno nel corso del 2026 anche a Novara e Salerno. L’obiettivo è accompagnare complessivamente 30 imprese femminili in un percorso strutturato di crescita e posizionamento sul mercato per sviluppare strategie di crescita solide. Brava Innovation Hub Roma selezionerà 10 imprese su scala nazionale per un percorso di accelerazione di 12 settimane, in presenza e online, pensato per rafforzare modelli di business, competenze manageriali e strategie di sviluppo. Le imprese ammesse avranno accesso a: - un grant di 40.000 euro; - oltre 60 ore di mentoring individuale con esperti del mondo imprenditoriale, tecnologico e finanziario; - formazione avanzata su strategia di business, finanza, marketing, comunicazione, aspetti legali e leadership; - spazi di lavoro dedicati, attività di networking, business matching e open innovation; - tre momenti chiave di confronto e visibilità: evento di apertura, Benchmark Day e Demo Day finale con investitori e partner. Brava Innovation Hub si inserisce in un impegno più ampio a sostegno dell’imprenditoria femminile, valorizzando il talento delle donne e favorendo una partecipazione sempre più equilibrata ai processi di sviluppo economico.
Allo stesso tempo, il programma contribuisce a rafforzare l’imprenditoria italiana, sostenendo progetti innovativi capaci di competere sul mercato e di costruire traiettorie di crescita solide e sostenibili. L’open call è rivolta a società costituite da non più di 60 mesi in cui le donne detengono almeno il 50% del capitale sociale e costitui-scono la maggioranza dei soci oppure detengono almeno il 50% delle quote di partecipazione e dei ruoli negli organi amministrativi dell’impresa. È prevista una premialità per le imprese in cui le donne detengono almeno i due terzi del capitale e dei ruoli negli organi amministrativi.
Il programma di accelerazione di Roma si svolgerà dal 13 aprile al 10 luglio 2026. Le candidature possono essere presentate dal 28 gennaio al 3 marzo 2026 secondo le modalità indicate nel Regolamento disponibile sulla pagina dedicata del sito Imprenditoria Femminile.
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Il lancio di Brava Innovation Hub arriva in un momento in cui l’imprenditoria femminile italiana mostra una doppia fotografia: una base numericamente solida, ma una presenza ancora limitata nei segmenti più innovativi e ad alta intensità di capitale. Secondo il rapporto Unioncamere, al 31 dicembre 2024 in Italia si contano 1.307.116 imprese femminili, pari al 22,2% del totale nazionale. È una quota stabile nel tempo e persino in lieve crescita rispetto al 2014 (+0,4%), a fronte di un calo delle imprese non femminili (-3,6%). Le imprese guidate da donne occupano oltre 1,6 milioni di addetti, con una presenza femminile interna che supera il 53% e un ruolo rilevante nella partecipazione delle donne al mercato del lavoro.
La struttura però resta fortemente polarizzata sulle micro-dimensioni e sui servizi: il 96,2% delle imprese femminili ha meno di 9 addetti e il 72,6% opera nel terziario, con una concentrazione significativa nel Mezzogiorno (36,6%). Negli ultimi dieci anni crescono le società di capitali (+45%), ma la dimensione media resta ridotta e il tasso di sopravvivenza dopo cinque anni è inferiore rispetto alle imprese non femminili (67,5% contro 73,1%) .
È quando si guarda al perimetro dell’innovazione che il gap diventa più evidente. Sempre secondo Unioncamere, le startup innovative femminili sono 1.648, pari al 13,6% delle 12.133 startup innovative registrate in Italia. Una quota che migliora rispetto al passato, ma che resta minoritaria in un ecosistema già piccolo in termini assoluti. La maggior parte di queste startup opera nei servizi (80,9%), circa il 17% detiene almeno un brevetto o un software registrato, e poco meno del 17% lavora in ambito energetico ad alto valore tecnologico .
Il nodo non è solo quantitativo. Il rapporto evidenzia che tre imprese femminili su quattro si finanziano prevalentemente con capitale proprio o familiare e solo il 26,9% accede a credito bancario nella fase di avvio. Il ricorso a investitori privati, business angel o venture capital resta marginale (sotto l’1%). Questo si riflette sulla capacità di investimento: il 73,2% delle imprese femminili ha investito nel triennio 2022–2024, ma con una minore intensità rispetto alle imprese non femminili e una forte prevalenza di investimenti di ammodernamento, più che di espansione aggressiva. (04/02/2026-ITL/ITNET)
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