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ITALIANI.ITALIANI ALL'ESTERO - CRANS MONTANA - COMUNICAZIONI DEL V.PRES. E MIN AFFARI ESTERI ANTONIO TAJANI AL SENATO -L'ITALIA SI COSTITUISCE PARTE CIVILE
(2026-01-13)
Il Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale ha riferito in Parlamento "dei tragici fatti accaduti in Svizzera". "La notte di Capodanno - come ha ricordato il presidente La Russa - si è consumata a Crans-Montana, in Svizzera, una tragedia incommensurabile: quaranta persone, tra le quali molti giovani tra i quattordici e i diciassette anni, hanno perso la vita nel rogo di un locale, Le Constellation, dove stavano festeggiando spensieratamente, pensando di essere al sicuro insieme ai loro amici, l'arrivo del nuovo anno. I feriti sono stati 116, molti dei quali in gravissime condizioni. Voglio ricordare ancora una volta in quest'Aula i nomi dei nostri connazionali che quella notte ci hanno lasciato: Achille Barosi, Chiara Costanzo, Emanuele Galeppini, Giovanni Tamburi, Riccardo Minghetti, Sofia Prosperi.
Gentili senatori, in quest'Aula siamo tutti figli, molti di noi sono genitori e alcuni, come me, sono sia genitori che nonni. La tragedia che ha colpito quei ragazzi, quelli che ci hanno lasciato e i feriti che stanno lottando in ospedale, e le loro famiglie è anche la nostra tragedia, la nostra sofferenza. Il dolore individuale si è trasformato in un abbraccio collettivo. Tutti gli italiani sono stretti attorno alle vittime e ai loro cari con uno straordinario senso di condivisione e appartenenza, di cui si è fatto interprete anche il Capo dello Stato con la sua presenza alla cerimonia in memoria delle vittime, tenutasi venerdì a Martigny, in Svizzera. Ringrazio anche il presidente del Consiglio Meloni, con la quale sono stato da subito in contatto, per tutto il supporto e per il momento di ricordo che ha voluto dedicare alle vittime venerdì scorso, con la messa presso la Basilica dei Santi Ambrogio e Carlo al Corso, celebrata dal cardinale Baldas-sare Reina.
La tragedia di Crans-Montana è una ferita aperta per l'intera comunità nazionale. Per questo mi sono immediatamente recato sul posto la mattina del 2 gennaio: per essere vicino alle famiglie e portare la vicinanza del Governo e di tutte le istituzioni.
Permettetemi di dire, onorevoli senatori, che poche volte in tutta la mia vita e nella mia lunga attività pubblica ho percepito e condiviso un dolore così straziante, un'angoscia così profonda.
Il sentimento che ho provato quando sono entrato nei locali di Le Constellation, vedendo decine di scarpe per terra, giacconi, oggetti personali per terra - ho rivisto le immagini che sono state poi trasmesse sulle televisioni della tragedia - è stato veramente un colpo al cuore che ha lasciato un segno, perché ognuno di noi poteva avere un figlio o nipote là. Sono cose che non devono accadere e non possono accadere. Più che come Ministro della Repubblica e come rappresentante del nostro Paese in quel momento all'estero, mi sono sentito padre e nonno e veramente ho versato in silenzio qualche lacrima, perché era una scena tremenda quella che ho visto.
Proprio perché si trattava di una tragedia nazionale che ha colpito il nostro Paese all'inizio dell'anno, mi sono premurato di telefonare a tutti i leader di tutte le forze politiche, di maggioranza e di opposizione, per informarli di quello che accadeva, perché erano tantissimi quelli che chiedevano che fine aveva fatto questa o quella persona. C'era un momento di grande confusione quella mattina a Crans-Montana. Devo dire che ho avuto soltanto parole di grande umanità e questa è la dimostrazione del fatto che, quando si tratta di stringersi attorno ai nostri connazionali, anche all'estero, non ci sono differenze di partito, centro, destra, sinistra, maggioranza e opposizione. In quel momento, dopo aver parlato con i leader dei nostri partiti, mi sono sentito di rappresentare veramente tutta l'Italia.
Con me a Crans-Montana c'era il nostro ambasciatore in Svizzera Cornado che sin dalle prime ore del 1° gennaio avevo incaricato, insieme al console generale d'Italia a Ginevra Piccirillo, di recarsi subito sul posto per assicurare assistenza ai feriti e vicinanza alle famiglie delle vittime, soprattutto per individuare dove fossero ricoverati i nostri connazionali. Una task force del consolato è stata immediatamente istituita presso il centro congressi di Crans-Montana, convertito in luogo di accoglienza per le famiglie. Lì il nostro personale è stato sin da subito un punto di riferimento per tutti i cittadini italiani presenti, così come per le molte altre famiglie in Italia. Era un momento di disperazione, perché c'erano donne e uomini che non sapevano dove stavano i loro figli, se erano vivi o morti. Sono stati momenti di attesa, perché ancora era difficile identificare le persone dopo quella tragedia - molte non erano identificabili, anche quelle vive - per i danni subiti a causa della devastazione provocata dalle fiamme.
Sono stati momenti concitati e devo dire che tutto il nostro personale diplomatico e tutti coloro che lavorano presso la nostra ambasciata a Berna e presso il consolato a Ginevra hanno dato il massimo per fornire un'assistenza umana a queste famiglie. Anche in questo caso mi sono sentito fiero di essere il Ministro degli esteri che guida questa amministrazione, che ha dimostrato - come poi diremo nel dibattito successivo sulla vicenda Venezuela - grande senso di umanità, così come lo hanno dimostrato il colonnello della Guardia di finanza e il colonnello dei Carabinieri che fanno parte della nostra ambasciata a Berna.
In quelle ore ho sentito più volte il ministro degli esteri svizzero Cassis e ho avuto un colloquio con il presidente della Confederazione elvetica Parmelin. A entrambi ho subito chiesto di fare tutto il possibile per sostenere i nostri conna-zionali, avviando il primo coordinamento di emergenza. La Svizzera ha chiesto l'attivazione del meccanismo di prote-zione civile dell'Unione europea, sollecitando assistenza per le operazioni di valutazione medica e di evacuazione dei feriti e degli ustionati. Ci siamo attivati prontamente per l'autorizzazione dello stato di mobilitazione del servizio nazionale della Protezione civile per l'intervento estero. Sono stati dispiegati immediatamente i primi esperti del Soccorso alpino, insieme al personale medico della Valle d'Aosta, che già dall'alba della mattina del 1° gennaio era operativo con gli elicotteri sul luogo dell'incidente. Nelle stesse ore ho disposto anche l'invio di personale dell'unità di crisi da Roma, che ha operato in raccordo con la Protezione civile e le autorità svizzere nelle attività di soccorso.
Sin dai primissimi momenti ci siamo quindi trovati pronti per il trasferimento dei feriti verso gli ospedali italiani.
Nel giro di poche ore tre pazienti sono stati trasferiti all'ospedale Niguarda di Milano, dove abbiamo un centro grandi ustioni, oltre al reparto di terapia intensiva. Sono stati curati con professionalità e grande qualità.
Ringrazio tutti i medici che, senza sosta, stanno ancora facendo il possibile per curare al meglio i nostri giovani connazionali. Così come ci tengo a ringraziare tutti i nostri territori che, nelle ore subito dopo la crisi, mi hanno contattato per mettere a disposizione le loro strutture e le loro competenze. Oltre alla Lombardia e alla Val d'Aosta, anche le regioni Piemonte, Veneto, Trentino-Alto Adige, Toscana e Liguria e la Protezione civile hanno dato la loro disponibilità. Ringrazio, di questo, il ministro Musumeci. Ancora, vi è stata disponibilità da parte di ospedali di molte città italiane.
La risposta, quindi, del nostro Paese è stata immediata. Siamo stati in grado di garantire cure tempestive ai feriti e supporto psicologico alle famiglie, dimostrando, ancora una volta, l'efficienza del nostro sistema di gestione delle emergenze. Quella mattina, alcuni familiari mi hanno chiesto se potevano avere psicologi per essere assistiti. Dopo una decina di ore una squadra di psicologi era già arrivata da Trento, Genova e dalla Val d'Aosta, per assistere i nostri connazionali. Quindi, c'è stata anche una reattività spontanea che va ben al di là del normale dovere profes-sionale.
Un lavoro delicato è stato svolto anche per il rientro in Italia delle salme delle giovani vittime, che ho voluto fosse realizzato in tempi rapidi, con un C-130 dell'Aeronautica militare e attraverso il coordinamento tra unità di crisi, Protezione civile, prefetture e Comuni. Come il presidente del Senato La Russa a Milano, mi sono recato all'aeroporto di Ciampino per accogliere l'arrivo del volo di Stato che ha riportato in Patria le salme dei nostri ragazzi.
Un sentito ringraziamento va all'ospedale Niguarda di Milano, all'assessore al welfare Bertolaso, all'Aeronautica militare, alla Protezione civile, al personale del Ministero che rappresento, dell'unità di crisi e della direzione generale per i servizi dei cittadini all'estero, alla nostra ambasciata a Berna, al consolato generale a Ginevra e anche al console a Zurigo. Sono uomini e donne che, da quella tragica notte, non hanno mai smesso di essere vicini alle famiglie delle vittime di Crans-Montana. È in questi momenti che le istituzioni mostrano il loro vero valore: una rete fatta di persone che, con senso del dovere, operano spesso lontano dai riflettori e che, anche in questa circostanza, non hanno lesinato umanità e impegni.
Desidero ringraziare tutte le forze politiche, che ho tenuto - come dicevo - aggiornate sull'evolversi della situazione, e il Parlamento, per lo spirito di coesione con cui hanno seguito gli sviluppi di questa tragedia, come testimoniano la proposta di risoluzione unitaria che ci apprestiamo ad approvare e la partecipazione di tutti i leader politici, di mag-gioranza e opposizione, alla santa messa che si è tenuta in memoria delle vittime venerdì scorso a Roma.
Signor Presidente, onorevoli senatori, si dice che chi salva una vita salva il mondo intero. Per questo, rivolgiamo oggi un pensiero di speranza ai 14 giovani connazionali feriti. Garantiremo loro tutte le cure possibili, saremo al loro fianco, non li abbandoneremo e non spegneremo i riflettori. Sarà, purtroppo, talvolta un percorso lungo, ma verrà fatto tutto il possibile affinché quei ragazzi, grazie al lavoro dei nostri medici e infermieri, possano presto tornare alle loro vite, accanto ai loro affetti.
È vero: molto è stato detto e scritto in merito alle cause della tragedia di Crans-Montana. Non spetta a me formulare giudizi in questa sede. Voglio, però, rassicurare quest'Aula: il Governo sta seguendo sin dall'inizio con la massima attenzione l'evolversi delle indagini, tanto in Svizzera quanto in Italia. Abbiamo chiesto e continueremo a esigere che ogni responsabilità venga accertata e sia fatta piena chiarezza su quanto è accaduto. (Applausi). E questo anche alla luce dei comportamenti di negligenza che sono evidenti agli occhi di tutti. È, quindi, giusto che l'Italia chieda di costituirsi parte civile nel processo, perché una ferita è stata inferta non a qualche famiglia, ma a tutte le famiglie italiane. .
La mattina del 2 gennaio, a Sion, ho incontrato il Presidente del Canton Vallese, il comandante della Polizia cantonale e la procuratrice generale, ai quali ho chiesto il massimo impegno per l'accertamento rigoroso dei fatti, per l'individuazione di ogni responsabilità e per l'adozione di tutte le misure necessarie affinché i colpevoli vengano perseguiti.
Parallelamente, seguiremo lo svolgimento delle indagini in Italia da parte della procura di Roma, assicurando piena collaborazione e sostegno istituzionale, laddove richiesto dall'autorità giudiziaria.
L'Avvocatura generale dello Stato, che è in contatto con le famiglie, è già al lavoro, sia con la procuratrice generale elvetica che con la procura di Roma.
Signor Presidente, onorevoli senatori, la ricerca della verità è un dovere verso le vittime e verso le famiglie, a cui siamo pronti a fornire tutta l'assistenza necessaria per far sì che sia fatta giustizia. Il dolore resta vivo, ma la memoria delle vittime ci guida.
Rinnoviamo quindi oggi, qui in Parlamento, il nostro cordoglio, la nostra vicinanza alle famiglie colpite, ai ragazzi che in questi giorni lottano per riprendersi le loro vite, ma anche l'impegno dello Stato affinché sia fatta piena luce su ciò che è accaduto durante la notte di San Silvestro. Lo dobbiamo alle vittime, alle loro famiglie e a tutti i cittadini italiani che guardano alle istituzioni con fiducia e speranza. È un impegno su cui vigileremo ogni giorno, affinché sia fatta giustizia - ripeto - non solo per un doveroso senso di giustizia, appunto, ma anche per assicurare che tragedie simili non abbiano mai più a ripetersi, ovunque: mai più!" ha concluso il Vice Premier e Ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani. (13/01/2026-IT/ITNET)
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