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ITALIANI.ITALIANI ALL'ESTERO - FLOTILLA - ISPI H24: IMBARCAZIONI FERMATE IN ACQUE INTERNAZIONALI. PRECEDENTI DAL 2007. DA ARZUZ TURCHIA PARTONO 45 IMBARCAZIONI. RILASCIATI I PARLAMENTARI. LE PIAZZE. PROF.GREPPI (ISPI): "DISFATTA DELLA POLITICA"

(2025-10-02)

  Sono state quasi tutte intercettate le imbarcazioni della Global Sumud Flotilla in rotta verso la Striscia di Gaza con l’intento dichiarato di rompere il blocco israeliano. Ieri sera, intorno alle 21 ora italiana, le imbarcazioni che compongono Flotilla sono state intercettate dalle Forze marittime di Tel Aviv, che gli hanno intimato di cambiare rotta mentre si trovavano in acque internazionali. E' quanto in estrema sintesi è avvenuto nelle ultime 24 ore.

Ma lasciamo all'ISPI *** la narrazione degli avvenimenti su quella che il Prof. nel suo commento definisce "una disfatta della politica" (

I Fatti:

"L’organizzazione della Flotilla ha riferito che le forze armate israeliane hanno speronato alcune delle imbarcazioni e ne hanno attaccate altre con idranti. Da allora, il comando della Flotilla ha perso ogni contatto con le persone che si trovavano a bordo tra cui attivisti, parlamentari e giornalisti di oltre una trentina di nazionalità.

In precedenza, il ministero degli Esteri israeliano aveva riferito che diverse imbarcazioni erano state “trattenute senza incidenti” e che i loro passeggeri erano stati trasferiti nel porto israeliano di Ashdod. Mentre il numero di imbarcazioni fermate aumenta con il passare delle ore, è ancora in bilico il destino di due di esse.

La nave civile Mikeno, secondo alcune ricostruzioni, sarebbe riuscita a rompere il blocco navale ed entrare nelle acque territoriali di Gaza. Tuttavia, l’imbarcazione risulta incontattabile e la sua posizione risulta immutata da diverse ore.
La seconda è la Marinette, battente bandiera polacca, ancora in contatto via Starlink con 6 passeggeri a bordo, ma molto indietro rispetto al resto della flotta.

“La provocazione di Hamas-Flotilla Sumud è finita. Nessuno degli yacht è riuscito nel suo tentativo di entrare in una zona di combattimento attiva o di violare il legittimo blocco navale. Tutti i passeggeri sono sani e salvi. Stanno viaggiando sani e salvi verso Israele, da dove saranno espulsi in Europa. Un’ultima nave di questa provocazione rimane a distanza. Se si avvicinasse, anche il suo tentativo di entrare in una zona di combattimento attiva e violare il blocco navale verrebbe impedito” ha scritto su X il ministero degli Esteri israeliano.

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La Global Sumud Flotilla è una “missione pacifica e nonviolenta di aiuto umanitario”, partita dalla Spagna all’inizio di settembre, a cui partecipano 47 imbarcazioni. Il loro obiettivo era tentare di consegnare cibo, medicinali e altri beni essenziali alla popolazione palestinese sotto assedio e forzare il blocco marittimo di Israele sull’enclave, in corso dal 2007.

Non è la prima volta che flottiglie di attivisti tentano di rompere l’assedio imposto: nel 2010, la Mavi Marmara, una nave con a bordo più di 500 passeggeri, salpata nell’ambito di una missione umanitaria volta a rompere il blocco, fu attaccata dalle forze israeliane in acque internazionali. Nell’assalto morirono dieci persone e oltre 50 rimasero ferite. Ieri sera, quando sono stati intercettati dalla marina israeliana, i membri degli equipaggi delle navi interessate hanno avviato una diretta live dalle barche mostrando di aver atteso l’abbordaggio dei militari seduti e con le mani sulla tesa, in segno di resistenza non violenta.

Questa mattina, poche ore dopo l’inizio degli abbordaggi, altre 45 imbarcazioni civili sono partire da Arsuz, località nel sud est della Turchia, “allo scopo di dare sostegno alla Global Sumud Flotilla”. Lo riporta il quotidiano Sabah, pubblicando un video in cui si vedono decine di piccole imbarcazioni in mare con a bordo attivisti che sventolano bandiere turche e palestinesi.

Il malcontento delle piazze?
L’intercettazione in acque internazionali, distinte dalla zona di combattimento militare attiva al largo della costa di Gaza, solleva interrogativi sulla legalità delle azioni navali israeliane. Il Ministero degli Esteri turco ha definito l’intercettazione da parte di Israele “un atto di terrorismo” che “ha messo in pericolo la vita di civili innocenti”.

Separatamente, la procura generale di Istanbul ha dichiarato di aver aperto un’indagine sulla detenzione da parte di Israele di 24 cittadini turchi a bordo della flottiglia, con accuse che includono privazione della libertà, dirottamento e saccheggio. D’altronde diversi attivisti sulle imbarcazioni hanno obiettato di essere stati condotti in Israele senza il loro consenso e hanno mostrato i loro passaporti. Altri hanno gettato i telefoni in mare.

Anche in Italia la vicenda sta provocando non poche polemiche: le principali sigle sindacali hanno indetto per domani uno sciopero generale in solidarietà con la flottiglia, mentre in diverse città sono scoppiate proteste dopo che mercoledì sera si è diffusa la notizia che le navi sarebbero state fermate. Tuttavia, il governo italiano ha assunto una posizione critica nei confronti della Flotilla. Parlando ai giornalisti durante il vertice europeo informale in corso in Danimarca, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha dichiarato: “Ovviamente, faremo tutto il possibile per garantire che queste persone possano tornare in Italia il prima possibile. Continuo a credere che tutto ciò non porti alcun beneficio al popolo palestinese”.

Attesa per la risposta di Hamas?
La vicenda della Flottiglia, che Israele ha definito “una trovata pubblicitaria” e “una provocazione sostenuta da Hamas”, si svolge mentre la Casa Bianca e Israele attendono la risposta di Hamas al piano di pace in 20 punti presentato dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump all’inizio di questa settimana. Il piano, sostenuto dal primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, comporterebbe l’immediato rilascio di 48 ostaggi israeliani – 20 dei quali si ritiene siano ancora vivi – e di diverse centinaia di prigionieri palestinesi.

Garantirebbe inoltre la ripresa degli aiuti e la creazione di un organismo presieduto da Trump che supervisionerebbe un’amministrazione tecnocratica che governerebbe Gaza per un periodo di tempo indeterminato. Nonostante l’appoggio di numerose capitali arabe e dell’Unione Europea, il piano sembra garantire a Israele buone probabilità di mantenere il controllo sulla Striscia anche dopo la fine del conflitto.

Inoltre, è oggetto di critiche perché non sembra offrire, sul lungo periodo, alcuna soluzione politica rispettosa dei diritti e delle aspirazioni della popolazione civile palestinese a Gaza come in Cisgiordania. Tuttavia, trattandosi di quella che secondo numerosi osservatori si configura come l’unica possibilità di fermare i massacri in corso, le pressioni su Hamas perché accetti sono forti. I vertici del movimento islamista starebbero studiando il documento, che prevede il suo disarmo e la rinuncia a ricoprire alcun ruolo futuro nel governo di Gaza.

Il commento
Di Edoardo Greppi, Professore Emerito Università di Torino, ISPI Senior Associate Research Fellow

“Nella tragedia che si sta consumando nel conflitto tra Israele e Hamas penso che non si possa parlare, come fanno molti, di disfatta del diritto internazionale, bensì di disfatta della politica. È la politica (cioè i governi) a fare scelte che si traducono in violazioni del diritto internazionale; è la politica che si mostra “unable or unwilling” rispetto agli obblighi di trovare soluzioni conformi al diritto internazionale. Oggi più che mai la comunità internazionale ha una legittima e urgente aspettativa che gli Stati operino scelte politiche rispettose del diritto internazionale. Questo vale sia per i soggetti direttamente coinvolti nel conflitto sia per gli Stati terzi. La politica di questi ultimi ha il dovere di pretendere che i protagonisti del conflitto rispettino le norme e si conformino alle pronunce delle Corti internazionali”. (02/10/2025-ITL/ITNET)

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