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ITALIANI.ITALIANI ALL'ESTERO - EUROPA/GAZA - ISPI H24: L'INDIGNAZIONE DEL MONDO. EUROPA DECIDE DI RIVEDERE ACCORDI ASSOCIAZIONE CON ISRAELE E NOMINA COMMISSARIO UE PER MEDIO ORIENTE

(2025-05-21)

  "A Gaza una donna uccisa ogni ora dall'inizio della guerra e l'Ue decide di rivedere gli accordi di associazione con Israele, spari delle Idf a ridosso di una delegazione di diplomatici in Cisgiordania: Roma convoca l'ambasciatore" è l'estrema sintesi del DAILY FOCUS dell'ISPI del 21/05/2025, il cui commento
di Ugo Tramballi, Consigliere Senior ISPI è:

"È sempre più insostenibile il doppio standard che i governi occidentali usano da tre anni con la Russia di Putin dopo l'aggressione all'Ucraina e l'Israele di Netanyahu e del suo governo di suprematisti a Gaza e Cisgiordania: vengono i brividi a pensare che possa esistere anche un suprematismo ebraico. Perché viene comprensibilmente ribadito che Israele ha diritto di difendersi dai suoi aggressori; mentre viene negato ai palestinesi il diritto di ribellarsi a un'occupazione che dura da 58 anni, e che diventa sempre più violenta? A Gaza l'occupazione israeliana non è mai finita, nemmeno nel 2005, dopo lo smantellamento delle colonie ebraiche è continuata in altri modi e con altri mezzi, trasformando la Striscia in una gabbia”.

Ma ripercorriamo con l'ISPI gli avvenimenti delle ultime 24 ore.

"Per la prima volta, dopo 20 mesi di guerra a Gaza, l'Unione europea valuta la revisione degli accordi di associazione con Israele . “La situazione a Gaza è catastrofica” ha dichiarato Kaja Kallas, Alto Rappre-sentante per la politica estera del blocco, e ha aggiunto: “È necessaria pressione per cambiare la situazione”.

Dal 2 marzo scorso Israele ha letteralmente sigillato la Striscia di Gaza in cui non entra più niente: né cibo, né medicinali né aiuti di alcun genere. Ai cinque camion autorizzati l'altro ieri – “per esigenze politiche e diplomatiche” e dunque per far fronte alle pressioni internazionali come ha tenuto a sottolineare il premier Benjamin Netanyahu – al momento non ne sono seguiti altri. E i cento camion, autorizzati ieri dal governo israeliano, sarebbero ancora fermi alla frontiera.

L'Onu ha lanciato un appello disperato : 14mila bambini rischiano di morire per denutrizione nelle prossime ore se non saranno forniti aiuti alla popolazione. Conteggi che alimentano un'indignazione crescente a livello internazionale, come quello di Un Women secondo cui sono almeno 28mila le donne e ragazze uccise negli attacchi delle forze israeliane dall'inizio della guerra, nell'ottobre 2023: in media una ogni ora . “Tra le vittime, migliaia erano madri, che hanno lasciato bambini, famiglie e comunità devastate – sottolinea Un Women – Queste cifre sottolineano il devastante bilancio umano del conflitto e delle vite e di un futuro persi troppo presto”.
Intanto, oggi in Cisgiordania, l'esercito israeliano ha sparato in aria durante una visita di diplomatici a Jenin. C'era anche il viceconsole italiano Alessandro Tutino , rimasto illeso. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha protestato per l'accaduto con il governo di Israele: “Le minacce contro i diplomatici sono inaccettabili” ha detto, dando disposizione di convocare l'ambasciatore di Israele a Roma per avere chiarimenti ufficiali sull'accaduto.

L'Ue rompe un tabù?
La situazione nella Striscia è di una gravità tale da aver costretto la maggioranza dei paesi europei a votare per la revisione degli accordi di associazione con Tel Aviv fino a poche settimane fa considerare un 'tabù diplomatico' .
Eppure, all'articolo 2 “il rispetto dei diritti umani” e “dei principi democratici” sono considerati una precondizione necessaria per l'accordo di partenariato. La clausola era stata invocata già da tempo da Spagna e Irlanda, ma è stata l'adesione dei Paesi Bassi , da sempre sostenitori di Israele, una segnala-zione che qualcosa stava cambiando.

Ieri, al Consiglio Europeo convocato per valutare la richiesta dell'Aja hanno votato favorevolmente 17 paesi su 27 , incluse Austria e Francia, mentre tra i non spiccano Italia e Germania . Spetta ora alla Commissione valutare la revisione dell'intesa, alla luce dell'offensiva israeliana e dell'assedio in corso a Gaza. Per quanto tardivo, secondo molto osservatori, e dagli esiti tuttora incerti, l'avvio dell'iter da parte di Bruxelles ha comunque suscitato la vibrata protesta del portavoce del ministero degli Esteri israeliano, Oren Marmorstein, per cui “riflette una totale incomprensione della complessa realtà che Israele sta affrontando”.
Ed a segnalazione un definitivo cambio di passo nell'Unione, anche la nomina di un commissario Ue per il Medio Oriente , incarico vacante da mesi. La scelta è caduta su Christophe Bigot , diplomatico francese di lunga data. Il suo compito sarà quello di favorire “la soluzione di due popoli due stati” a cui l'Europa dichiara di voler restare ancorata.

Israele sempre più isolato?
La svolta europea per rompere il blocco degli aiuti a Gaza si accompagna ad altre iniziative in corso in queste ore in varie capitali europee. A Madrid il parlamento spagnolo ha avviato l'iter per imporre un embargo sulle armi a Israele mentre “sanzioni mirate” erano state minacciate in un comunicato congiunto di Regno Unito, Francia e Canada seguito nella serata di ieri dall'annuncio di Londra di aver sospeso i negoziati per un accordo di libero scambio con Israele.

In un durissimo discorso al Parlamento di Londra, il ministro degli Esteri David Lammy ha descritto i piani israeliani come “ ripugnanti, mostruosi e moralmente ingiustificabili ”. Ha convocato l'ambasciatrice israeliana Tzipi Hotovely per informarla che il governo britannico considera il blocco “crudele e indifendibile”. Downing Street ha anche imposto sanzioni a Zohar Sabah, Harel David Libi e Daniella Weiss , esponenti tra i più oltranzisti del movimento dei coloni. Significativamente, dopo mesi di gelo, Bruxelles ha stanziato 82 milioni di euro presso Unrwa, l'agenzia Onu per i rifugiati palestinesi accusati dal governo israeliano di complicità con Hamas.

Intanto, oggi in Cisgiordania, l'esercito israeliano ha sparato in aria durante una visita di diplomatici a Jenin. C'era anche il viceconsole italiano Alessandro Tutino , rimasto illeso. Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha protestato per l'accaduto con il governo di Israele: “Le minacce contro i diplomatici sono inaccettabili” ha detto, dando disposizione di convocare l'ambasciatore di Israele a Roma per avere chiarimenti ufficiali sull'accaduto.

Quanto tempo ci vuole per scadere?
Sebbene le manifestazioni di crescente insofferenza verso le politiche israeliane si moltiplichino, non è chiaro quale risultato riusciranno ad ottenere. Oggi, il premier israeliano Benjamin Netanyahu ha annunciato il ritiro dei negoziatori israeliani dai colloqui con Hamas in Qatar. Le due parti hanno negoziato a intermittenza per mesi, ma mentre Hamas vuole un cessate il fuoco permanente e il ritiro delle truppe israeliane, Israele vuole ancora la possibilità di riprendere i combattimenti una volta rilasciata i restanti 58 ostaggi, 23 dei quali si ritiene siano ancora vivi.

Inoltre, secondo la CNN l'intelligence americana ritiene probabile che Israele si stia preparando a colpire gli impianti nucleari iraniani , nonostante l'amministrazione Trump stia cercando un accordo diplomatico con Teheran. Un attacco del genere rappresenterebbe una sfacciata rottura con il presidente Usa, con cui secondo i funzionari statunitensi i rapporti sono già piuttosto freddi. Donald Trump – osserva oggi il quotidiano israeliano Ha’aretz – vorrebbe la fine della guerra, non tanto per pietà nei confronti dei palesti-nesi, ma perché rischia di intralciare i grandiosi piani per il Golfo e le possibilità di Trump di ricevere il Premio Nobel per la Pace.
Ma le resistenze di Netanyahu, che rifiuta colloqui seri e che non può permettersi di far cadere il proprio governo , bloccano ogni via d'uscita politica al conflitto. “Quello che Israele sta facendo ora –ha ammesso oggi l'ex premier israeliano Ehud Olmert – è molto vicino a un crimine di guerra”. E più gli Stati Uniti, unici in grado di imporre uno stop a Israele, temporeggiano, più l'Europa inizia a capire che questa potrebbe essere l'ultima possibilità di fermare una probabile pulizia etnica." conclude l'Istituto di studi di Politica Internazionale. (21/05/2025-ITL/ITNET)

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