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ITALIANI ALL'ESTERO - DECRETO CITTADINANZA - SEN.GIACOBBE (PD/ESTERO): "SENTENZA TRIBUNALE CAMPOBASSO RESPINGE RETROATTIVITA' DECRETO. VA RISCRITTO"
(2025-05-03)
" Il Senatore del Partito Democratico Francesco Giacobbe, eletto nella Circoscrizione Estero – Ripartizione Africa, Asia, Oceania e Antartide – ha accolto con favore una recente sentenza del Tribunale di Campo-basso ("n.223/2025 del 25-03-2025 ...") che si è espresso chiaramente sull'applicazione del Decreto-Legge n. 36/2025, in materia di cittadinanza italiana per discendenza".
"La decisione del giudice - riporta il parlamentare eletto dalla Circoscrizione Estero - ha riconosciuto la cittadinanza agli attori della causa, ha respinto l'idea di una retroattività del decreto e ha condannato il Ministero dell'Interno al pagamento delle spese legali. Un passaggio cruciale della sentenza afferma infatti che “il Decreto n.36/2025 non autorizza espressamente la retroattività delle nuove regole”, mettendo così in discussione uno degli aspetti più controversi del provvedimento governativo.
Per il Senatore Giacobbe, la sentenza rappresenta una conferma delle critiche già sollevate nelle sedi istituzionali: “È esattamente quello che ho sostenuto in Commissione Affari Costituzionali e negli emendamenti che ho presentato: non si può applicare retroattivamente una norma così delicata, che va a colpire migliaia di persone che avevano già avviato un percorso legittimo per ottenere il riconoscimento della cittadinanza italiana”.
Dunque sostiene "Questo provvedimento va riscritto. Non possiamo privare della cittadinanza i discen- denti degli italiani all'estero. Non è accettabile dividere le famiglie, riconoscendo la cittadinanza a un figlio e negandola al fratello nato successivamente. È un'ingiustizia evidente e continuerò il mio impegno per fermare questo decreto".
La sentenza del Tribunale di Campobasso, tra le prime a pronunciarsi esplicitamente sull'ambito di applicazione del Decreto Tajani, sottolinea la nota, respinge anche l'ipotesi di sospendere il processo in attesa della Corte Costituzionale, sottolineando che lo “ius sanguinis è un criterio ragionevole” e ritenendo infondata la questione di incostituzionalità della Legge n. 91/1992." (03/05/2025-ITL/ITNET)
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