Sponsor
|
ITALIANI.ITALIANI ALL'ESTERO - VOTO GERMANIA - ISPI H24: VILLAFRANCA "AUSPICIO: ACCORDO DI COALIZIONE TRA CRISTIANO-DEMOCRATICI E SOCIALISTI VENGA SIGLATO IN FRETTA"... "RISULTATI SEGNALE POSITIVO PER SISTEMI DEMOCRATICI SOTTO STRESS"
(2025-02-24)
Cdu/Csu: 208 seggi, ovvero 14.158.432 voti (28,52%), guidata da Friedrich Merz
AfD: 152 seggi, ovvero 10.327.148 voti (20,8%), guidata da Alice Weidel
SPD 120 seggi, ovvero 8.148.284 voti (16,41%), guidata da Olaf Scholz
GRÜNE 85 seggi, ovvero 5.761.476 voti (11,61%), guidata da Robert Habeck
“A queste elezioni anche noi italiani abbiamo tifato per la Germania. Soprattutto perché l’Unione europea ha bisogno di una Germania con un governo stabile in un momento di altissime tensioni internazionali e in cui la Francia è alle prese con la propria instabilità interna. L’auspicio è che l’accordo di coalizione tra cristiano-democratici e socialdemocratici venga siglato in fretta, già prima di Pasqua come indicato da Merz. Ci sono priorità di politica economica in Germania da incanalare anche in decisioni europee in grado di implementare i Piani Draghi e Letta. Il senso di urgenza e le possibili ricette ci sono. Bisognerà ora avere la forza politica di scelte coraggiose, in Germania come nel resto dell’Europa”. E' il commento di Antonio Villafranca, Vice Presidente per la Ricerca di ISPI**
I FATTI:
“La mia priorità assoluta sarà rafforzare l’Europa il più rapidamente possibile affinché, passo dopo passo, possiamo davvero raggiungere l’indipendenza dagli Stati Uniti”: Friedrich Merz, leader dei conservatori della Cdu/Csu, non ha atteso i risultati definitivi delle elezioni per chiarire che l’Europa è entrata in una nuova era.
Nel corso di un’intervista trasmessa dalla tv tedesca nella tarda serata di domenica, man mano che lo spoglio confermava la vittoria del suo partito, l’aspirante cancelliere ha messo l’America di Donald Trump sullo stesso piano della Russia e ha esplicitamente criticato “gli interventi” degli Stati Uniti nella campagna elettorale, definendoli “non meno drammatici e drastici e in ultima analisi oltraggiosi degli interventi che abbiamo visto da Mosca”. Merz ha lasciato intendere che l’impegno per la sicurezza del Vecchio Continente è così urgente che non è sicuro se i leader dell’alleanza transatlantica nel vertice di giugno “parleranno ancora della Nato nella sua forma attuale o se dovremo stabilire una capacità di difesa europea indipendente” in tempi molto rapidi. “Non avrei mai creduto di dover dire una cosa del genere in televisione. Ma dopo le dichiarazioni di Donald Trump della scorsa settimana, è chiaro che gli americani –almeno quelli di questa amministrazione – sono in gran parte indifferenti al destino dell’Europa”, ha detto il leader conservatore che dovrà ora con-durre i negoziati per la formazione di un governo che riporti stabilità in Germania in un momento turbo-lento sul piano internazionale, rassicurando la popolazione sui temi dell’immigrazione e dell’economia.
AfD secondo partito tedesco Nelle elezioni più cruciali della storia tedesca dai tempi della riunificazione i risultati confermano, voto più voto meno, le proiezioni della vigilia: con il 28% delle preferenze, l’Unione Cristiano-Democratica (Cdu), il partito di centrodestra guidato da Friedrich Merz, alleato con la consorella bavarese dell’Unione Cristiano-Sociale (Csu) vince ma non stravince e non potrà governare da solo.
Alternative für Deutschland (AfD), formazione di estrema destra euroscettica, guidata da Alice Weidel, raddoppia le preferenze al 20% – il suo risultato migliore di sempre – e diventa la seconda forza politica della Germania.
Al contrario il Partito Socialdemocratico Tedesco (Spd) del cancelliere uscente Olaf Scholz crolla al 16% ottenendo il risultato peggiore dalla fine della Seconda guerra mondiale.
I verdi perdono consensi, ma non troppo, e si fermano all’11% mentre Die Linke, il partito della sinistra radicale, si conferma la sorpresa di queste elezioni ottenendo oltre l’8% delle preferenze. Un risultato inaspettato e superiore alle attese, attribuito da molti alla nuova leadership di Heidi Reichinnek. Die Linke ha anche sbaragliato la concorrenza del Bsw, fondato dalla fuoriuscita Sahra Wagenknecht, che non avendo superato la soglia di sbarramento del 5% non accede al Bundestag.
Punito dagli elettori anche il Partito Liberal Democratico (Fdp), all’origine della crisi che ha portato alla caduta del governo Scholz, che ha ottenuto poco più del 4% e pertanto non eleggerà parlamentari.
Verso una Grosse Koalition?
I partiti tradizionali sono andati peggio delle aspettative. La Cdu/Csu incassa il secondo risultato più basso della sua storia e solo quattro punti in più rispetto al peggior esito nel 2021 mentre il tracollo Spd, mai così indietro negli ultimi 76 anni, è indicativo di una grande insofferenza dell’elettorato verso le politiche della precedente coalizione a tre.
Lo scossone in casa Fdp è stato forte al punto da espellere i liberali dal Bundestag e da costringere il loro candidato Charles Lindner al ritiro dalla politica attiva. Stesso discorso per il leader dei Verdi Robert Habeck. Conti alla mano, l’Alleanza Cdu/Csu è riuscita ad eleggere 208 parlamentari, ben al di otto della maggioranza di 316 seggi. Il partito guidato da Merz dovrà quindi formare un’alleanza per poter governare, ma – almeno sulla carta – non sembra profilarsi alcun ‘rebus coalizioni’ poiché democristiani e socialdemocratici, coppia già sperimentata nei governi dell’era Merkel, hanno insieme una maggioranza di 328 parlamentari. Dirimente, per determinare questo scenario, è stata l’esclusione dei liberali e della Bsw, rimasti fuori dal parlamento. Il dato è politicamente significativo, poiché un governo di due partner, anziché tre, dovrebbe garantire una maggiore stabilità al paese alle prese con una crisi economica strutturale e un momento politico complesso.
Rafforzare l’Europa?
La posta in gioco nel voto era alta, e gli elettori tedeschi hanno risposto. Dati ufficiali alla mano, l’affluenza alle urne ha superato l’82% degli aventi diritto, aumentando di 6 punti rispetto al 2021. Un segnale positivo per i sistemi democratici sotto stress, che anche l’Europa accoglie con un sospiro di sollievo. Dopo le polemiche e i dibattiti alimentati dalle ingerenze di JD Vance e Elon Musk nella campagna elettorale a favore di Afd l’argine tedesco ha retto e le formazioni populiste e anti-europeiste, pur rafforzate, non siederanno nella maggioranza. Nelle sue fasi finali, infatti, la campagna elettorale ha iniziato a riflettere la distorsione degli scenari globali e domenica sera Merz ha rivelato quella che potrebbe diventare la missione principale del suo cancellierato. Il suo obiettivo, ha detto, è “raggiungere l’indipendenza” dagli Stati Uniti. È un’ambizione colossale e, per cominciare, la Germania dovrà fare scelte radicali, come riformare il freno costituzionale al debito. Sul tema, osserva il Financial Times “i partner europei si aspettano che Berlino agisca con coraggio. Se non lo fa, non saranno solo la competitività e la sicurezza dell’Ue a essere minacciate, ma la sua stessa sopravvivenza”. a cura di Alessia De Luca, ISPI.
**L'Istituto per gli studi di politica internazionale è un centro studi italiano, specializzato in analisi geopolitiche e delle tendenze politico-economiche globali. (24/02/2025-ITL/ITNET)
|
Altri prodotti editoriali
Contatti

|