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ITALIANI.ITALIANI ALL'ESTERO - GERMANIA AL VOTO - ISPI H24 "TUTTA LA UE HA BISOGNO DELLA SUA RIPRESA ECONOMICA E STABILITA' POLITICA ....A PARTIRE DALL'ITALIA LA CUI ECONOMIA E' LEGATA A DOPPIO FILO"

(2025-02-21)

Mentre gli europei cercano di fare fronte comune davanti alle pressioni e l’attivismo di Donald Trump, la Germania affronta un voto il cui esito sarà cruciale per il suo futuro e quello del continente.

Ne e' convinto Antonio Villafranca, Vice Presidente per la Ricerca ISPI che sostiene: "“Dobbiamo tutti tifare per una Germania che torna a crescere e con un governo stabile. In un momento in cui Trump si appresta a porre dazi all’Europa, tutta l’Ue ha bisogno della ripresa dell’economia tedesca. A partire dall’Italia la cui economia è legata a doppio filo a quella di Berlino.
E in un momento in cui il destino delle relazioni transatlantiche è appeso a un filo e la Russia rischia di imporre la propria ‘pace’ all’Ucraina, la stabilità politica quanto meno in Germania (dati i travagli interni della Francia) è essenziale per operare scelte coraggiose in Europa. La buona notizia è che con i Rapporti Draghi e Letta quanto meno sappiamo cosa dovremmo fare. Bisognerà vedere se avremo il coraggio politico e le risorse per farlo”.

I FATTI:

Domenica la Germania va al voto per le elezioni anticipate e l’Europa trattiene il fiato. La posta in gioco a Berlino e nel continente non potrebbe essere più alta. E non solo perché l’estrema destra populista è seconda nei sondaggi, ma anche perché l’economia è soffocata della crisi industriale e i presupposti su cui il paese ha costruito la sua crescita nelle ultime tre decadi – energia a basso costo da Mosca, export verso Pechino e difesa “garantita” dagli Usa – stanno venendo meno. E nel turbolento panorama internazionale in cui Trump sta precipitando anche le relazioni transatlantiche, l’Unione Europea auspica un ritorno forte di Berlino sulla scena politica. Nei sondaggi, i conservatori della Cdu/Csu di Friedrich Merz sono in testa con il 30% delle preferenze, ma tutti gli occhi sono puntati sulle performance del partito di Alice Weidel, Alternative fur Deutschland (Afd), forza radicale e anti-migranti di estrema destra, apertamente sostenuta da Elon Musk ma con cui nessun altro partito tedesco si dichiara disponibile a governare. Gli ultimi sondaggi in vista del voto di domenica vedono AfD in ascesa con il 20% delle intenzioni di voto. Segue la Spd del cancelliere uscente Olaf Scholz, al 16%, i Verdi al 13, la Sinistra di Die Linke al 7%. In coda l’Alleanza di Sarah Wagenknecht (BSW) al 5 e i Liberali al 4%, appena un punto sotto la soglia di sbarramento.

L’economia al centro?
Nonostante diverse questioni scottanti alimentino il dibattito pubblico – tra queste l’immigrazione e la minaccia all’Alleanza atlantica dopo le ultime esternazioni dell’Amministrazione Trump – gli osservatori concordano: i tedeschi andranno a votare pensando principalmente all’economia. L’obiettivo dichiarato, per molti, è invertire il declino di quella che un tempo era considerata la ‘locomotiva d’Europa’ e che negli ultimi due anni si è ritrovata in recessione (cui si è accompagnato anche un aumento del tasso di disoccupazione). Le industrie tedesche, da sempre motivo di orgoglio nazionale, soffrono di quella che i leader aziendali e sindacali definiscono “una crisi di competitività”determinata da carenze infrastrutturali, eccesso di burocrazia ed elevati costi energetici dopo l’invasione dell’Ucraina da parte di Mosca, dal cui gas Berlino era eccessivamente dipendente. Il governo di coalizione di Olaf Scholz, al potere dal 2021, ha ridotto notevolmente tale dipendenza, ma pagando di più il gas importato. Nel frattempo, le auto tedesche sono diventate relativamente più costose, soprattutto rispetto alla Cina che da mercato di sbocco è diventata un agguerrito ‘competitor’ nel settore automobilistico. Nel 2024 le aziende tedesche, tra cui alcuni dei principali gruppi europei per fatturato come ThyssenKrupp e Volkswagen, hanno annunciato oltre 60mila licenziamenti. E ora, all’orizzonte del paese (e dell’intera Ue), si profila lo spettro dei dazi da Washington.

Una corsa a quattro?
A meno di stravolgimenti sulle proiezioni, a guidare il governo che uscirà dalle urne del 23 febbraio sarà Friedrich Merz. La domanda è chi sarà al fianco del leader conservatore, che probabilmente sarà costretto a una nuova Grosse Koalition. Le alternative non sono molte. Dopo aver sconfessato qualsiasi collaborazione con AfD, successivamente all’inciampo del mese scorso al Bundestag, qualunque alleanza dovrebbe giocarsi tra Cdu/Csu e Spd, con un terzo possibile player rappresentato dai Verdi (gli unici, oltre ad AfD, ad aver al momento la certezza di superare lo sbarramento al 5%). Di positivo ci sarebbe che nonostante profonde differenze nei programmi di governo, più o meno tutti i partiti centristi sembrano convenire sulla necessità di aumentare la spesa per la difesa e invertire la grave carenza di investimenti in infrastrutture e digitalizzazione. Tuttavia, gli stessi partiti tradizionali non sono d’accordo su come finanziare tali misure, con la Cdu che favorisce tagli fiscali più ampi rispetto alla Spd e ai Verdi, e altre frizioni sui livelli di spesa sociale e sull’abbandono del ‘freno al debito’ sancito dalla Costituzione, che ha spesso soppresso gli investimenti nazionali. Questo significa che quella di Merz potrebbe risultare una coalizione debole, anche se sembra crescere in Germania la consapevolezza della posta in gioco a livello nazionale e internazionale.

L’Europa a un bivio?
Qualunque cosa accada, osserva oggi il Financial Times, “è essenziale che i colloqui tra i partiti moderati non si interrompano, come è successo il mese scorso in Austria, aprendo la porta all’estrema destra”. In questo senso, il tabù del cordone sanitario – la cui incauta infrazione da parte di Merz il mese scorso aveva portato a manifestazioni di piazza in diverse città tedesche – sembra una garanzia. Come pure il fatto che le pressioni americane a favore delle formazioni politiche populiste di estrema destra stiano convincendo i partiti centristi che l’unico modo di contrastare l’accerchiamento sia l’alleanza tra forze europeiste, seppur di diverso orientamento. Certo, il contesto in cui il voto si tiene aumenta la sensazione che la Germania, e con essa l’Europa tutta, sia ad un bivio. Come sottolinea l’Economist, le elezioni tedesche si tengono al termine di quella che possiamo definire come la settimana più cupa dalla caduta della cortina di ferro: “L’Ucraina è stata svenduta, la Russia è in via di riabilitazione e, sotto Donald Trump, non si può più contare sul fatto che in tempo di guerra l’America correrà in aiuto dell’Europa”. (21/02/2025-ITL/ITNET)

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