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AMBIENTE...e non solo - EUROPA/CESE L'ECONOMIA CIRCOLARE POTREBBE RISPARMIARE - 25,4 TRILIONI -1/3 PIL MONDIALE - E AUMENTARE COMPETITIVITÀ EUROPA...OCCORRE RIQUALIFICARE I LAVORATORI E FORMARE I FUTURI LAVORATORI
(2026-10-28)
L'economia circolare non è solo un bene per il pianeta; potrebbe anche essere un fattore fondamentale della competitività europea e della sicurezza delle materie prime. Ogni anno, le perdite di valore evitabili legate all'uso lineare del materiale ammontano a 25,4 trilioni di euro in tutto il mondo, equivalenti a quasi un terzo del PIL globale. E' quanto sottolineato in un parere del Comitato economico e sociale europeo (SEE) su come far progredire la preparazione dell'economia circolare, un'economia circolare più forte potrebbe contribuire a un'UE più competitiva, resiliente e strategicamente autonoma.
Un modello economico basato sul riciclaggio, il riutilizzo, la riparazione e l'efficienza delle risorse può ridurre la dipendenza dell'UE dai fornitori esterni, rafforzare la resilienza industriale e rendere l'economia europea meno vulnerabile alle interruzioni delle catene di approvvigionamento globali.
Secondo il parere di iniziativa, redatto dalla relatrice Mihaela Adelina Dabu e dalla co-relatore Srita Heide e adottato nella sessione plenaria di ottobre, un modello economico circolare più forte contribuisce in diversi modi a un'UE competitiva, resiliente e strategicamente autonoma.
Può ridurre la dipendenza dai fornitori esterni attraverso il riciclaggio, il riutilizzo, la riparazione e l'efficienza delle risorse, garantire l'accesso alle materie prime critiche attraverso il recupero delle risorse e le soluzioni circolari, rafforzare la resilienza e la competitività industriale attraverso competenze circolari, l'innovazione e catene di approvvigionamento sostenibili e migliorare la preparazione alle crisi riducendo le vulnerabilità alle interruzioni della catena di approvvigionamento globale.
La transizione verso un'economia circolare può quindi aiutare a conciliare competitività, sostenibilità ambientale, obiettivi sociali e preparazione alle crisi. Tuttavia, raggiungere questa trasformazione richiede una forza lavoro dotata delle competenze necessarie per sviluppare e implementare pratiche circolari in diversi settori.
Una priorità strategica: "ogni tonnellata di materiale che teniamo in uso riduce la vulnerabilità strategica dell'UE. Perché ciò accada, abbiamo bisogno non solo dei giusti incentivi di mercato, ma anche di persone con la mentalità e le competenze per progettare, riparare, rigenerare e recuperare. Le competenze circolari possono essere una leva di competitività se la formazione è resa accessibile: curricula già pronti, credenziali portatili e finanziamenti semplici tramite voucher. È così che trasformiamo l'ambizione circolare in posti di lavoro e vantaggi industriali", ha detto Mihaela Adelina Dabu.
"L'economia circolare è una priorità strategica sulla nostra agenda industriale, che guida significative trasformazioni nelle tecnologie, nei processi e nelle pratiche a tutti i livelli del settore. Tuttavia, il successo di questa transizione dipende non solo dall'innovazione tecnologica, ma anche dal consentire a tutte le parti interessate di avere un accesso equo alla formazione, all'istruzione e alle competenze necessarie per tradurre in pratica i principi dell'economia circolare. Costruire un'economia circolare richiede non solo trasformare le nostre industrie, ma anche equipaggiare le persone che guidano quella trasformazione", ha aggiunto Srita Heide.
L'impatto economico: Le materie prime - come viene quotidianamente ribadito - rappresentano una quota significativa dei costi industriali europei, lasciando le imprese particolarmente esposte alle inefficienze del tradizionale modello di produzione di rifiuti. Secondo il Circularity Gap Report 2026, uno studio globale sull'uso delle risorse e sui costi economici dei rifiuti prodotti dall'organizzazione no-profit Circle Economy con sede ad Amsterdam in collaborazione con Deloitte.
Le perdite di valore evitabili legate all'uso lineare del materiale ammontano a 25,4 trilioni di euro all'anno in tutto il mondo, equivalenti a quasi un terzo del PIL globale. Queste perdite rappresentano un valore economico significativo che potrebbe potenzialmente essere mantenuto o recuperato attraverso un uso più efficiente delle risorse e pratiche circolari, portando notevoli benefici all'economia.
Secondo il parere, un maggiore recupero delle risorse potrebbe anche contribuire a ridurre la dipendenza dell'Europa dalle importazioni di materie prime critiche, comprese le terre rare pesanti, per le quali l'UE si affida interamente a fornitori stranieri. L'economia circolare è anche un'importante fonte di occupazione, con circa 4,3 milioni di persone che già lavorano in settori correlati in tutta l'UE.
NUOVE COMPETENZE PER I LAVORATORI
Per cogliere queste opportunità, il CESE chiede nel suo parere che i principi e le competenze dell'economia circolare siano incorporati in tutti i livelli di istruzione, dalle scuole e dalla formazione professionale alle università. Propone inoltre di sviluppare un quadro europeo di competenza per l'economia circolare e di creare un passaporto per le competenze dell'economia circolare, modellato su Europass, per consentire ai lavoratori di dimostrare le loro qualifiche e facilitare la mobilità professionale tra gli Stati membri.
Particolare attenzione dovrebbe essere prestata alle competenze relative alla progettazione del prodotto, ai processi industriali, alla manutenzione, alla riparazione e al recupero delle materie prime. Il Comitato chiede anche programmi di riqualificazione e riqualificazione per i lavoratori delle industrie tradizionali, un maggiore coinvolgimento delle parti sociali e un migliore accesso alla formazione, in particolare per le PMI, le aree rurali e i gruppi svantaggiati.
Ma anche meno burocrazia: Il CESE esorta la Commissione europea e gli Stati membri a ridurre le barriere burocratiche alla formazione fornendo alle imprese programmi di studio modulari e pronti all'uso. I programmi di formazione dovrebbero concentrarsi sulle competenze applicabili in diversi settori, tra cui eco-design, monito-raggio dei materiali, manutenzione predittiva, riciclaggio e rigenerazione.
Per facilitare la partecipazione, in particolare tra le piccole imprese, il Comitato propone schemi nazionali di voucher per finanziare la formazione continua. Chiede inoltre che le competenze in economia circolare si riflettano nei futuri programmi di finanziamento dell'UE, in particolare il Fondo sociale europeo Plus e il Fondo europeo per la competitività. (28/10/2026-ITL/ITNET)
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