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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - STATI UNITI - AL MET DI NEW YORK PER AMMIRARE IL PREZIOSO STUDIOLO RINASCIMENTALE DEL PALAZZO DI GUBBIO DEL DUCA FEDERICO DA MONTEFELTRO: UN'ECCEZIONALE REALIZZAZIONE DELLA PROSPETTIVA E DEL TROMPE L'OEIL

(2026-10-09)

  Tra le preziose collezioni del MET lo Studiolo di Gubbio del Duca di Montefeltro offre l'opportunità' di ammirare un'opera rinascimentale di grande raffinatezza.
Federico duca di Montefeltro comandante di un esercito mercenario ebbe grande successo ed accumulo' considerevoli di ricchezze, una vasta biblioteca e una collezione d'arte che fu consona al suo stato sociale di signore rinascimentale.  Ed,è appunto alla sua passione per la sperimentazione artistica della prospettiva quale metodo geometrico e matematico per rappresentare lo spazio tridimensionalmente su superfici piatte ideata dal Brunelleschi ed utilizzata magistralmente da altri artisti che si deve la realizzazione dello Studiolo di Gubbio. Una complessa rappresentazione della prospettiva e dell'illusionismo trompe l'oeil , custodita dal Metropolitan Museum of Art di New York.
Commissionato  dal Duca  Montefeltro tra il 1478 e il 1482 e riflesso delle aspirazioni intellettuali e morali del mecenate, lo studiolo del duca, o studio privato, fu realizzato per il suo palazzo a Gubbio, fornendo una sorta di simbolica autobiografia accuratamente curata. La natura competitiva di Federico - illustrano al MET - lo costrinse ad andare oltre la raffinatezza dell'antichità, ma anche a eclissare la Firenze contemporanea in un'abile imitazione della realtà.

In realtà, a differenza dalla realizzazione dello studiolo privato del Palazzo di Urbino, quello di Gubbio fu completato solo dopo la morte di Federico (1482), dal figlio Guidoubaldo, come testimonierebbe  la tarsia con lo specchio tondo appeso sopra un leggio, in cui sono riportate le lettere G.BALDO.DUX (figlio di Federico) fra le lingue di fuoco di Federico, chiaro riferimento all'eredità del titolo del giovane Guidobaldo dopo la morte del padre. Poco sotto si vede sul leggio un manoscritto dell'Eneide aperto al libro X (versi 457-90), dove è descritto il combattimento di Turno e Pallante, con quest'ultimo che soccomberà come predetto da Giove. Il passo venne scelto per la riflessione sulla caducità del tempo.
Nel 1874: Lo studiolo venne rimosso dal Palazzo Ducale di Gubbio e nel 1879 fu venduto a Filippo Massimo Lancellotti e trasferito nella sua villa a Frascati. Nel 1937 gli eredi Lancellotti lo affidarono  al mercante d'arte Adolph Loewi di Venezia per la vendita e nel 1939 fu acquistato dal Metropolitan Museum of Art che lo ha  inserito permanentemente nella sua collezione. Tuttavia,  dopo diverse vicende interne è solo negli anni novanta del secolo scorso che si procede ad un efficiente restauro dell'opera ed dall'allestimento pubblico nelle Gallerie del MET.

Lo studiolo era uno spazio accogliente e irregolare, una stanza per leggere e scrivere, ma anche una sala dove ricevere gli ospiti di rango privatamente. Fu progettato dall'architetto Francesco di Giorgio Martini e realizzato dal maestro falegname Giuliano da Maiano. Entrambi valutarono attentamente la geometria della distanza fissa e del punto centrale ideale da cui si pensa di vedere gli arredi e gli oggetti trompe l'oeil. Una misura che, secondo  Olga Raggio, ex presidente del Dipartimento di Scultura e Arti Decorative Europee del Met, le misure calcolate per la realizzazione dello studiolo  devono corrispondere all'altezza del duca. Le dimensioni fisiche della stanza sono quindi un'incarnazione matematica dell'uomo che lo a commissionato.
I pannelli sono esempi straordinari di intarsio, una tecnica in cui migliaia di pezzi di legno di noce, betulla, palissandro, quercia e altri alberi da frutto, venivano usati per creare delle raffigurazioni di grande realismo di oggetti associati al mecenate. L’armatura, le insegne si riferiscono al suo valore di guerriero e saggio governante, mentre gli strumenti musicali e scientifici ed i libri testimoniano il suo amore per la cultura e l’apprendimento. Lo studiolo, un magnifico esempio di un interno rinascimentale, non ha confronti, se si esclude un esempio di poco precedente commissionato dal duca per il suo palazzo di Urbino, dove si può tuttora ammirare in situ.

Nel corso della storia, gli artisti si sono dilettati ad imitare la natura e ad ingannare l’occhio. Questa propensione era particolarmente accesa nell'Italia del Rinascimento nel quattrocento e nel cinquecento. Questa stanza, minuta ma deliziosa, ne è un esempio spettacolare. Di primo acchito, ci appare come un interno completamente arredato ed accessoriato, con file di panche nella parte inferiore delle pareti e armadietti nella parte superiore. Gli armadietti proiettano addirittura delle ombre. Ma è tutta un’illusione. Se guardate più da vicino le pareti, vedrete che l’intera decorazione è composta da elaborati intarsi in legno. L’effetto di illusione ottica è frutto di una grande maestria, con migliaia di pezzi di legni diversi messi insieme per dar vita ad un risultato straordinario.

Si tratta dello studiolo privato di Federico da Montefeltro, proveniente dal suo palazzo di Gubbio, in Umbria. Federico era un grande condottiero e qui sono molti i riferimenti alla gloria conquistata sul campo. Nell’angolo in fondo, sulla destra, vediamo un elmo coronato da un’aquila, simile agli elmi esposti nelle gallerie dedicate alle Armi e alle Armature che abbiamo appena visitato. Ma la maggior parte delle decorazioni allude ad occupazioni più pacifiche. Gli armadietti con le ante a reticolo contengono strumenti musicali, scientifici e di misurazione, ma anche libri e un uccello in gabbia. Questo era un luogo riservato e personale, in cui Federico poteva dar sfogo a tutto il suo amore per lo studio. Un cronista del 15° secolo lo descrive come una persona “desiderosa di imparare qualcosa di nuovo ogni giorno”, esperto di letteratura e di storia antica, greca e romana.

Gli scomparti delle tarsie rivelano alcuni stipi e armadietti colmi di oggetti legati alle arti, alla musica e allo studio. Si riconoscono, tra gli altri, un pendolo e una squadra appesi a un piolo, un compasso e una cetra appoggiati su un libro ed una clessidra, strumenti legati alla misurazione ed al calcolo delle proporzioni che tanta attenzione ebbero presso la corte urbinate. In un altro stipo si vede rappresentato invece il monile dell'Ordine della Giarrettiera di cui Federico fu insignito, mentre altrove sono raffigurati cinque pezzi di armatura, allusivi al mestiere delle armi del committente: un paio di gambali (parastinchi), un paio di speroni, una mazza, un paio di guanti di ferro, e un elmo con l'aquila dei Montefeltro.

Numerosi sono anche i simboli e emblemi araldici di Federico, come lo struzzo che tiene nel becco una punta di lancia e la scritta in tedesco "Posso inghiottire un grande ferro", da intendere come resistenza alle avversità; oppure l'ermellino circondato dal fango con la scritta "NO MAI", che allude alla leggenda secondo cui l'ermellino preferisse morire piuttosto che macchiare la propria candida pelliccia, da intendere come simbolo di purezza ed integrità; la gru con la zampa all'insù e con una pietra negli artigli, che allude alla vigilanza, intesa come virtù del comandante militare; le lingue di fuoco col monogramma F[ederico] D[ux] in caratteri gotici, simbolo delle fiamme d'amore del gruppo di giovani veneziani che si definivano "Gli infiammati" di cui Federico fece parte; un pappagallo con le ali verdi ed il becco rosso in una gabbia che contiene una scatola di semi, simbolo di lussuria domata.(09/10/2026-ITL/ITNET)

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