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RICERCA SCIENTIFICA ITALIANA NEL MONDO - Ia CONFERENZA NAZ. POLARE - "ESSENZIALE COMPRENDERE I PROCESSI ALLA BASE CAMBIAMENTO CLIMATICO PER ANTICIPARNE GLI EFFETTI..FONDAMENTALI OSSERVAZIONI SATELLITARI"
(2026-10-06)
I Conferenza nazionale polare - Nota di sintesi della sessione plenaria del 6 ottobre: “Le sfide scientifiche della criosfera in un clima che cambia”. Comprendere i processi che stanno alla base del cambiamento climatico per riuscire ad anticiparne gli effetti. È questo, secondo Giuliana Panieri, direttrice dell’Istituto di Scienze Polari del CNR, il passaggio cruciale per la ricerca dei prossimi anni. Intervenendo alla seconda sessione della Conferenza Nazionale Polare, dal titolo “Le sfide scientifiche della criosfera in un clima che cambia”, Panieri ha affermato: «Abbiamo misurato il cambiamento climatico e ne osserviamo le conseguenze, ma dobbiamo colmare le lacune di conoscenza ancora esistenti e rafforzare le osservazioni che ci permettono di elaborare previsioni affidabili».
Secondo Panieri, le osservazioni satellitari sono fondamentali perché consentono di monitorare i cambiamenti su larga scala, ma non sono sufficienti da sole. È infatti necessario affiancarle a misurazioni e monitoraggi locali, effettuati nei singoli territori e nei diversi ambienti naturali, per comprendere nel dettaglio ciò che sta accadendo. «La scala globale ci offre una visione d’insieme, ma sono le osservazioni puntuali sul campo a permettere la verifica e la comprensione dei fenomeni».
Un altro aspetto cruciale riguarda la continuità delle serie temporali di dati raccolti nelle regioni polari. In Antartide tali monitoraggi proseguono da circa 40 anni, mentre in Artico da circa 30 anni. «Se si interrompe una serie temporale, quel vuoto informativo non può più essere recuperato», ha evidenziato. Panieri, inoltre, ha richiamato l’attenzione sulla necessità di superare una visione parcellizzata della criosfera terrestre. «Non possiamo più studiare Artico, Antartide, Terzo Polo e ghiacciai in modo separato. Il sistema Terra è profondamente interconnesso e quanto accade in queste aree, solo apparentemente remote, produce effetti concreti sulla nostra vita quotidiana». In questa prospettiva la fusione dei ghiacci dell’Antartide e della Groenlandia, tra le principali cause dell’innalzamento del livello medio del mare, assume una rilevanza globale con ripercussioni che interessano anche il bacino del Mediterraneo.
I cambiamenti osservati in Artide, Antartide, nel Terzo Polo e nei ghiacciai montani fanno parte di un unico sistema interconnesso, le cui trasformazioni producono effetti sugli oceani, sul clima globale, sugli ecosistemi e sulle attività umane. Lo ha ricordato Panieri richiamando i risultati di un recente studio del gruppo internazionale IMBIE, sostenuto da ESA e NASA, che ha integrato 42 stime satellitari indipendenti provenienti da 27 missioni spaziali. L’analisi evidenzia che tra il 1979 e il 2023 le calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartide hanno perso complessivamente circa 11,3 trilioni di tonnellate di ghiaccio, contribuendo a oltre 3 centimetri di innalzamento del livello medio dei mari. Un dato particolarmente significativo è che l’84% della perdita è attribuibile all’accelerazione della dinamica dei ghiacciai e al crescente scarico di ghiaccio nell’oceano, mentre solo il 16% è dovuto alla fusione superficiale.
Partendo da queste evidenze, la Direttrice dell’ISP ha lanciato alcuni interrogativi destinati a orientare il dibattito scientifico: stiamo osservando i fenomeni chiave della criosfera con strumenti e tempi adeguati? Quali processi sfuggono ancora ai modelli climatici? E come integrare al meglio dati satellitari, misurazioni sul campo e modellistica per fornire ai policy maker informazioni sempre più affidabili ed efficaci?
A raccogliere la sfida è stato Martin Wearing, specialista in Digital Twin Earth presso ESA-ESRIN, che ha illustrato il ruolo strategico dell’Agenzia Spaziale Europea e della cooperazione con partner internazionali come NASA e DLR nel monitoraggio della criosfera. Grazie alle missioni Sentinel e CryoSat, ha spiegato, è oggi possibile disporre di una sorveglianza continua delle regioni polari e dei fenomeni che ne stanno modificando l’equilibrio. Nonostante i significativi progressi compiuti negli ultimi anni, Wearing ha evidenziato le difficoltà nel rilevare con precisione i processi che si sviluppano nelle zone di interazione tra ghiaccio, oceano e atmosfera, dove gli attuali sistemi di osservazione mostrano ancora alcuni limiti.
Per colmare queste lacune, la ricerca punta sullo sviluppo di sensori più avanzati e sull’impiego di Intelligenza Artificiale e Machine Learning per l’analisi dei grandi volumi di dati satellitari. Lo sguardo è rivolto anche alle future missioni CRISTAL e CIMR, considerate fondamentali per garantire la continuità delle osservazioni climatiche. In questo contesto, iniziative come Antarctic InSync assumono un ruolo strategico nel rafforzare l’integrazione tra osservazioni da remoto e campagne di misurazioni sul campo, migliorando la comprensione dei cambiamenti in atto nelle regioni polari.
Stefano Nativi, addetto scientifico presso la Rappresentanza Permanente d’Italia all’Unione Europea, ha sottolineato la necessità di costruire un ecosistema digitale dei dati solido e interoperabile, capace di collegare la ricerca scientifica alle applicazioni operative. Al centro di questa visione c’è il progetto Digital Twin Earth, che punta a creare repliche digitali altamente realistiche della criosfera e degli oceani attraverso l’integrazione di dati ad alta risoluzione e flussi informativi in tempo reale. Questi “gemelli digitali” consentono di simulare scenari futuri e valutare l’impatto di diverse scelte di gestione, offrendo un supporto strategico per la valutazione dei rischi e l’adattamento ai cambiamenti climatici. Per raggiungere questo obiettivo, Nativi ha evidenziato l’importanza di adottare standard aperti, architetture innovative come i Data Cubes e i principi FAIR, indispensabili per garantire dati accessibili, interoperabili e riutilizzabili non solo dalla comunità scientifica, ma anche dai policy maker e dalla società civile.
La seconda parte della sessione plenaria ha visto gli interventi di Stefania Gilardoni (CNR), Paola Rivaro (Università di Genova), Gianluca Bianchi Fasani (ENEA) e Mauro Mazzola (CNR), dedicati al ruolo dell’IPY-5 National Committee, il Comitato nazionale incaricato di coordinare la partecipazione italiana al Quinto Anno Polare Internazionale (2032-2033). Il Comitato riunisce enti di ricerca, università e istituzioni impegnate negli studi polari con l’obiettivo di promuovere le attività scientifiche nazionali, rafforzare la collaborazione internazionale e favorire la condivisione dei dati. Nel corso degli interventi è stato illustrato il percorso verso l’IPY-5, una grande iniziativa globale che guiderà la ricerca polare nel decennio in corso, in stretta sinergia con programmi come il Decennio ONU delle Scienze Criosferiche e Antarctic InSync.
Tra i temi emersi, particolare attenzione è stata dedicata alla sovranità tecnologica europea e alla necessità di sviluppare infrastrutture digitali interoperabili, basate su dati aperti, sicuri e riutilizzabili, per garantire una ricerca sempre più efficace e un migliore supporto alle decisioni sulle sfide climatiche globali. In questo contesto, il Comitato Nazionale Italiano per l’IPY-5 svolge un ruolo di collegamento tra la comunità scientifica nazionale e la pianificazione internazionale, coordinando attività di ricerca, gestione dei dati, formazione e divulgazione, oltre a favorire la partecipazione italiana alle iniziative polari globali.
La sessione plenaria si è, infine, conclusa con l’annuncio del Nobel per la Fisica assegnato a Francis Halzen per il contributo all’Osservatorio IceCube e alla scoperta dei neutrini astrofisici ad alta energia. Grazie al rivelatore installato nei ghiacci dell’Antartide, il team guidato dallo scienziato belga ha identificato particelle provenienti da eventi cosmici estremamente energetici attraverso i deboli lampi di luce.(06/10/2026-ITL/ITNET)
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