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CULTURA ITALIANA NEL MONDO...E NON SOLO - A PALAZZO REALE DI MILANO “I BRUEGHEL. L’ORIGINE DEI GENERI PITTORICI IN EUROPA” UN'ALTRA PAGINA DEL RINASCIMENTO EUROPEO
(2026-09-28)
“I Brueghel. Le origini dei generi pittorici in Europa”, la prima grande esposizione a Milano dedicata a una delle più influenti dinastie artistiche del Rinascimento europeo, promossa da Comune di Milano – Cultura e prodotta da Palazzo Reale e 24 ORE Cultura – Gruppo Il Sole 24 ORE, la mostra è un progetto a firma di Bernard Aikema, con la curatela di Carlotta Striolo.
"Dopo il successo delle mostre dedicate a Bosch nel 2022 e a Dürer nel 2018, entrambe curate da Bernard Aikema — afferma l’Assessore alla Cultura, Tommaso Sacchi —, Palazzo Reale presenta il terzo capitolo di un progetto che racconta una genesi polifonica del Rinascimento europeo: non un fenomeno esclusivamente italiano, ma una rete di centri creativi tra Italia, Fiandre, Germania e Paesi.
L'allestimento accompagna il visitatore in un percorso storico e artistico attraverso oltre 70 opere tra dipinti, disegni e stampe, alla scoperta di una “dinastia” di pittori che contribuì in modo decisivo, nei Paesi Bassi, in Italia e nel resto d’Europa, alla nascita dei futuri ‘generi pittorici’. Dai paesaggi innevati alle burrasche, dalle nature morte alla vita contadina fino alle battaglie, il sistema dei generi pittorici darà forma alla pittura moderna europea così come la conosciamo oggi.Bassi. Protagonisti di questa nuova esposizione sono i Brueghel, una dinastia che ha segnato la storia dell’arte europea".
Il percorso espositivo documenta un passaggio decisivo per la storia dell’arte, illustrando come il ruolo dei Brueghel — con le loro invenzioni e strategie di produzione e diffusione, perfette per un mercato in espansione — sia stato fondamentale nel definire questo nuovo sistema pittorico nel corso del Seicento. L’inizio del XVII secolo, infatti, segnò un periodo di cambiamenti culturali, sociali ed economici. Da un punto di vista teorico, la nascita della letteratura d’arte avviò un processo di definizione di scuole, maniere e tipologie di rappresentazione pittorica, codificando quei “canoni” che tuttora ci guidano nel valutare e comprendere un’opera d’arte, ascrivendola a specifici generi.
Sul piano economico, lo sviluppo di un nuovo e più ampio mercato dell’arte — non più limitato a committenze religiose e nobiliari, ma sempre più aperto, soprattutto in Olanda, a un pubblico “borghese” — favorì una progressiva specializzazione della produzione pittorica: gli artisti iniziarono a rivolgersi a precise nicchie di mercato, dedicandosi a soggetti specifici e particolarmente richiesti da un vasto pubblico. In questo processo decisivo il “brand Brueghel” avrà un ruolo assolutamente centrale.
Oltre al primogenito Pieter Brueghel il Giovane, un ruolo di primissimo piano spetta al secondogenito di Pieter B. il Vecchio, ovvero Jan Brueghel il Vecchio. Figura cosmopolita che, contrariamente al fratello, viaggiò per l'Europa soggiornando a lungo in Italia, vede oggi riconosciuta da questa mostra la sua centralità di assoluto protagonista. Nella Penisola Jan studiò la maniera italiana e si conquistò amicizie e committenze di grande prestigio, come quella del cardinale e arcivescovo di Milano Federico Borromeo. Quest’ultimo committente di straordinario prestigio e primo grande collezionista di pittura fiamminga in Italia, fu capace di intuire come questa nuova arte rispondesse al gusto delle corti e della Chiesa europee del tempo.
Su invito del cardinale Jan giunse a Milano nel 1595, risiedendo nel palazzo arcivescovile e diventando uno degli artisti più apprezzati in città. Le opere realizzate per lui, tra cui il celebre Fiori in un vaso – che figura tra i prestiti più importanti in mostra-sono oggi capolavori della Pinacoteca Ambrosiana,che conserva il nucleo più significativo di opere di Jan Brueghel il Vecchio in Italia. Milano si conferma così, nel Seicento, uno dei centri nevralgici per la diffusione delle nuove tipologie pittoriche fiamminghe in Europa. Anche Roma gioca un ruolo di assoluta importanza per il soggiorno italiano di Jan Brueghel il Vecchio, come documentano in mostra i dipinti “Enea e Sibilla nell’Oltretomba” e “Orfeo canta per Plutone e Proserpina”, in prestito dalla Collezione Colonna.
Jan, inoltre, ampliò i temi familiari già resi popolari dal padre e dal fratello, affiancandovi paradisi terrestri, allego-rie degli Elementi e delle Stagioni, scene mitologiche. Lavorò spesso con Pieter Paul Rubens e sviluppò, con altri artisti neerlandesi come Paul Bril e Hans Rottenhammer, la fortunatissima tipologia dei "cabinet paintings”, pitture di piccolo formato su rame, caratterizzate da estrema preziosità e straordinaria raffinatezza, destinate a conqui-stare i collezionisti di tutta Europa.
Dall’Italia alla corte di Praga. Non solo Italia. Epicentro d’innovazione culturale, anche a Praga — città dominata dalla figura dell’imperatore Rodolfo II — Jan Brueghel trovò terreno fertile per lo sviluppo di nuove tipologie pittoriche. Sia attraverso la pittura sia mediante la produzione grafica, l'artista codificò formule innovative di paesaggi di piccolo formato, paradisi e allegorie mitologiche che furono riprese da altriartisti della cerchia della corte boema. Fra tutti spiccano i pittori Roelant Savery e Pieter Stevens, i cui dipinti rivelano una consapevole rielaborazione dell’opera brueghe-liana.
Il contesto rappresentato nel percorso espositivo, infine, si allarga alle città di Anversa, Amsterdam e Haarlem, maggiori centri culturali e socioeconomici dei Paesi Bassi tra il XVI e XVII secolo.
Le sale della mostra si aprono a confronti con opere di artisti che hanno fatto proprie le tipologie pittoriche bruegheliane, specializzandosi nella produzione di una o più formule: Lucas van Valckenborch, Roelandt Savery, Pieter Stevens, Paul Bril rappresentarono paesaggi, scene di contadini, nature morte impensabili senza gli esempi della dinastia di pittori fiamminghi.
La mostra restituisce infine il quadro più ampio in cui si inserisce il "fenomeno Brueghel": un'epoca di profondo fermento economico, sociale e culturale che vede la genesi dei generi pittorici moderni. Il percorso espositivo — arricchito dai maestri italiani della bottega famigliare dei Bassano — svela come il "brand Brueghel" abbia gettato le basi per quella pittura di paesaggio, di battaglia, di natura morta e di scene popolare-sche che si affermò nell'Europa del Seicento. Lo testimoniano capolavori come il Paesaggio con due querce di Jan van Goyen, La festa del villaggio di Jan Steen e i Contadini in interno di Adriaen van Ostade, affiancati dalle tele di Adriaen Brouwer e Hendrick Avercamp.
La mostra - dal 29/09/2026 al 31/01/2027 - prende le mosse da Pieter Bruegel il Vecchio, capostipite della famiglia e prosegue con la figura di Pieter Brueghel il Giovane - primogenito e continuatore del lavoro paterno. Attraverso una selezione di dipinti in mostra, emerge chiaramente come il figlio abbia riprodotto in numerose varianti i modelli paterni. È in questo momento che il “brand Brueghel” si consolida e si espande verso un mercato più ampio, anche attraverso il lavoro della sua fruttuosa bottega. Infine, prosegue con il secondogenito di Pieter, Jan Brueghel il Vecchio, figura cosmopolita che, contrariamente al fratello, viaggiò per l'Europa soggiornando a lungo in Italia, e che in questa mostra ha la centralità di assoluto protagonista.
Il percorso espositivo - arricchito dai maestri italiani della bottega famigliare dei Bassano - svela come il "brand Brueghel" abbia gettato le basi per quella pittura di paesaggio, di battaglia, di natura morta e di scene popola-resche che si affermò nell'Europa del Seicento.
A prima vista, la scena appare come una ridda vorticosa di villici che danzano, bevono e si baciano; tuttavia, la composizione è orchestrata con cura. In basso a destra, un uomo salta energicamente fuori dalla danza in direzione dello spettatore, attirandolo nella scena, mentre due suonatori di cornamusa accanto a lui forniscono la musica. Da lì, una catena ondulante di tre coppie danzanti conduce lo sguardo verso il basso a sinistra, da dove parte una fila di altre cinque coppie che attraversa il dipinto in diagonale. La sposa è generalmente identificata con la giovane donna da capelli sciolti trattenuti da un diadema; lo sposo potrebbe essere l’uomo in abito marrone e cappotto scuro dietro di lei. Questa composizione è probabilmente la più antica delle tre evocazioni pittoriche superstiti di feste associate a Bruegel; le altre sono il Banchetto nuziale (1567) e la Danza contadina (circa 1568), entrambi oggi al Kunsthisto-risches Museum di Vienna. Queste popolarissime opere contribuirono sostanzialmente alla creazione del soprannome dell’artista “Bruegel dei Contadini”, anche se in realtà solo alcuni dei dipinti di Pieter il Vecchio giunti fino a noi hanno come protagonisti dei contadini.
A motivo dell’alta qualità dell’opera, la Danza nuziale di Anversa è stata a lungo ritenuta un’opera autografa di Pieter Bruegel. Solo dopo la riscoperta, nel 1930, di una seconda versione, firmata e datata 1566, ora al Detroit Institute of Arts (inv. 30.374), il pannello è stato generalmente considerato una copia. Questa ipotesi è stata confermata da analisi tecnico-materiali, in particolare per mezzo della dendrocronologia, durante una campagna di restauro nel 2017-2018. Tuttavia, le figure e i colori sono così fedeli che l’artista deve aver avuto accesso all’originale; probabilmente faceva parte della cerchia immediata di Bruegel. Con ogni probabilità, doveva trattarsi di un copista precoce dell’opera di Bruegel, attivo prima che i suoi figli iniziassero a dipingere. I colori sono sbiaditi un po’ di più che nell’originale, specialmente nelle laccature rosse, che sono ancora di un rosa delicato nella versione di Detroit ma grigie in quella di Anversa, e nelle aree dipinte in blu di smalto, come le calze del suonatore di cornamusa nell’angolo in basso a destra. Il dipinto è stato sottoposto a un esteso restauro alla fine del XIX o all’inizio del XX secolo. (28/09/2026-ITL/ITNET)
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