Direttore responsabile Maria Ferrante − martedì 29 settembre 2026 o consulta la mappa del sito
italialavorotv.it

Sponsor

AMBIENTE - CLIMA/INFORMAZIONE - DAL FONDO AUSTRIACO PER LA SCIENZA: A COSA SERVE LA VERITA' SE NESSUNO VUOLE ASCOLTARLA ? DAL PROGETTO REASON DEL FWF

(2026-09-29)

CLIMA: A cosa serve la verità se nessuno vuole ascoltarla? E' l'interrogativo che si e' posto il FONDO AUSTRIACO PER LA SCIENZA, considerata l'importanza dei comportamenti rispettosi del clima, perchè, come sottolinea l'italiano INGV, cambiamenti ve ne sono stati molti nella vita della terra ma patendo dai risultati scientifici il dato sul riscaldamento climatico attuale è attribuibile in gran parte alle attivita' umane. Di qui l'importanza dell'attenzione dovuta all'informazione.
E, d'altra parte innegabile e "comprensibile che dalla ricerca dell'Istituto di Graz che a fronte di una tale raffica di titoli dai toni apocalittici, le persone vogliano mettere da parte il giornale o abbandonare il telegiornale serale per passare a programmi di intrattenimento.

Tuttavia, l'impatto della crisi climatica si fa sempre più grave, e ciò impone di adeguare di conseguenza la terminologia utilizzata. Invece di "riscaldamento globale" o "cambiamento climatico", ora si parla di "surriscaldamento globale" o "crisi climatica" – e, in alcuni casi, di "collasso climatico". Sebbene ciò possa essere tecnicamente corretto, il pubblico non sempre lo apprezza. A ben pochi piace essere costantemente confrontati con disastri, ventiquattr'ore su ventiquattro. Di qui l'interrogativo per i professionisti dei media: a cosa serve la verità se nessuno vuole leggerla, ascoltarla o guardarla?

Un team interdisciplinare dell'Università di Graz ha approfondito questo dilemma. Nell'ambito del progetto REASON ("Responses to threat- and solution-oriented climate news"), finanziato dall'FWF, ricercatori provenienti dai campi della scienza dei sistemi, della linguistica, delle scienze sociali, della psicologia, delle neuroscienze, dell'elaborazione del linguaggio naturale (NLP) e dell'informatica hanno analizzato l'informazione sul clima e il suo impatto sulla società. L'obiettivo principale era comprendere in che misura i messaggi incentrati sulle minacce o sulle soluzioni possano favorire o ostacolare comportamenti rispettosi del clima.

Soluzioni anziché scenari catastrofici
I ricercatori hanno esaminato l'impatto sociale dell'informazione sul clima considerando tre dimensioni: la comunicazione mediatica sul clima, l'autopercezione e le reazioni psicologiche inconsce dei destinatari.
La responsabile del progetto, Marie Kogler, è una studiosa di sistemi ambientali presso l'Università di Graz. Conduce ricerche utilizzando metodi matematici per studiare le interazioni tra ambiente, società e individuo: "Era evidente che, per affrontare temi complessi come l'informazione, le opinioni e le emozioni legate al clima, avessi bisogno di collaboratori provenienti da tutti i settori pertinenti". A prima vista, collaborare tra discipline così diverse e talvolta molto distanti tra loro può sembrare una sfida complessa, ma alla fine si è rivelato "più semplice del previsto e incredibilmente gratificante", osserva Kogler.

Per analizzare il modo in cui vengono trattate le questioni climatiche, il gruppo di ricerca ha esaminato articoli provenienti dalle nove testate austriache a maggiore diffusione nel periodo compreso tra il 2002 e il 2023, per un totale di circa 100.000 servizi. L'analisi del corpus ha rivelato una tendenza chiara: dal 2016, la copertura mediatica del clima è diventata molto più intensa e articolata. "Questo studio ha in parte smentito la convinzione semplicistica secondo cui il giornalismo climatico diffonderebbe principalmente messaggi catastrofici", spiega Kogler. Analisi dettagliate della copertura mediatica a partire dal 2018 mostrano che i messaggi incentrati sulle soluzioni sono apparsi con una frequenza almeno pari a quelli incentrati sulle minacce.

La questione dell'autoefficacia

E che effetto ha tutto ciò su lettori, ascoltatori e spettatori? Attraverso due casi di studio empirici, i ricercatori hanno esaminato le reazioni del pubblico a servizi incentrati sulle minacce e a quelli incentrati sulle soluzioni: le persone sono disposte a modificare i propri comportamenti in seguito alla fruizione di notizie sul clima – ad esempio guidando meno, evitando i viaggi in aereo o riducendo il consumo di carne? Sono più propense a farlo quando i servizi evidenziano soluzioni concrete?

"L'aspetto interessante è che non è stato possibile misurare un effetto diretto basandosi semplicemente sulla distinzione tra affermazioni orientate alle soluzioni e affermazioni orientate alle minacce", spiega Annina Thaller, ricercatrice post-dottorato presso l'Istituto di Scienze dei Sistemi Ambientali dell'Università di Graz e responsabile della parte del progetto dedicata alla "ricerca sociale empirica". Più significative si sono rivelate le emozioni suscitate da tali affermazioni. I servizi dai toni catastrofici – ovvero quelli che prospettano scenari di minaccia – portano molti lettori a provare emozioni come l'ansia climatica; in alcuni casi ciò sfocia in un senso di impotenza o apatia, mentre in altri motiva le persone a impegnarsi politicamente. Anche i servizi incentrati sulle soluzioni presentano una duplice natura: possono trasmettere un senso di benessere e, di conseguenza, ridurre il coinvolgimento, oppure possono motivare l'individuo evidenziando percorsi d'azione concreti.
I ricercatori concludono che non esistono soluzioni universali quando... ...quando si tratta di comunicazione sul clima. Di conseguenza, la comunicazione deve essere adattata allo specifico pubblico di riferimento. L'idea diffusa secondo cui ai lettori, agli ascoltatori o agli spettatori basterebbe offrire più soluzioni è fin troppo semplicistica.

Alla maggior parte dei lettori non mancano informazioni o conoscenze sul cambiamento climatico. Secondo Thaller, il fattore decisivo è la questione dell'«autoefficacia»: le persone sentono che le loro azioni possono fare la differenza? È proprio qui che la situazione si complica, poiché la questione va ben oltre la comunicazione climatica e chiama in causa fattori quali reddito, status sociale, contesto di appartenenza e infrastrutture esistenti. Se una comunità non dispone di trasporti pubblici, per i residenti sarà più difficile rinunciare all'auto, a prescindere dai media che consumano.

Superare il senso di impotenza
Il team di neuroscienziati coordinato da Florian Fischmeister, presso l'Università di Medicina di Vienna, ha approfondito ulteriormente l'analisi, studiando le reazioni psicofisiologiche alle notizie legate al clima. Ai partecipanti sono state sottoposte complessivamente 57 diverse affermazioni sul tema del clima; per osservare le reazioni cerebrali suscitate da tali affermazioni sono state utilizzate scansioni MRI. "Il cervello ha reagito in modo simile sia alle affermazioni sul clima che prospettavano minacce, sia a quelle orientate alle soluzioni. Nel complesso, tuttavia, le notizie negative sul clima sono state elaborate con una lieve difficoltà in più rispetto a quelle neutre", spiega Gabija Aurylaitè, membro del team di progetto. Un dato interessante: "I messaggi orientati alle soluzioni hanno anche mostrato una lieve maggiore attività nelle aree cerebrali associate alla mobilitazione. Si tratta, tuttavia, di un risultato preliminare che richiede ulteriori approfondimenti".

Il progetto di ricerca proseguirà fino alla fine dell'anno, ma Kogler e il suo team intendono diffondere i risultati ottenuti, condividendoli con giornalisti, ONG e politici attraverso workshop e webinar. Tali iniziative mirano a favorire lo sviluppo di strategie concrete per migliorare la comunicazione sul clima, con l'obiettivo di incoraggiare le persone ad adottare comportamenti più rispettosi dell'ambiente, pur nella consapevolezza che non esiste una soluzione miracolosa.

RICERCATRICI
MARIE KOGLER lavora come ricercatrice senior (finanziata dall'FWF) presso il Dipartimento di Scienze dei Sistemi Ambientali dell'Università di Graz. Ha ricevuto l'"Award of Excellence" dal Ministero dell'Istruzione per la sua tesi sull'emergere di comportamenti collettivi nelle reti complesse.
ANNINA THALLER è responsabile della componente di ricerca sociale empirica del progetto e lavora come ricercatrice post-dottorato presso l'Istituto di Scienze dei Sistemi Ambientali dell'Università di Graz. La sua ricerca si concentra su mobilità sostenibile, equità e cambiamento dei comportamenti.

Il progetto REASON – *Responses to threat- and solution-oriented climate news* (Risposte alle notizie sul clima orientate a minacce e soluzioni), attivo dall'aprile 2024 al dicembre 2026, è finanziato dall'Austrian Science Fund (FWF). Un team interdisciplinare di esperti in scienze dei sistemi, linguistica, scienze sociali, psicologia, neuroscienze, elaborazione del linguaggio naturale (NLP) e informatica sta studiando gli aspetti informativi ed emotivi della comunicazione sul clima, nonché i loro effetti sui destinatari e sulla società.( 29/09/2026-ITL/ITNET)

Altri prodotti editoriali

Contatti

Contatti

Borsa italiana
Borsa italiana

© copyright 1996-2007 Italian Network
Edizioni Gesim SRL − Registrazione Tribunale di Roma n.87/96 − ItaliaLavoroTv iscrizione Tribunale di Roma n.147/07