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ECONOMIA E LAVORO - ALLA FESTA DELL'UNITA' PRIORITA' MANOVRA 2027 E SALARI AL CENTRO INCONTRO FUMAROLA (SEGR.CISL), EUROPARL GORI(S&D) E GAMBERINI (PRES.LEGACOOP )
(2026-09-01)
Economia, lavoro, impresa, cooperazione i temi al centro del primo confronto alla Festa dell'Unita' 2026 di Reggio Emilia. Un confronto partito dalla questione energetica e dall'iniziativa del Governo (vedi:https://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&id=86046) per allargarsi agli altri argomenti fondamentali per la crescita del Paese. Una riflessione - moderata dal Giornalista parlamentare Giulio Uccisero - aperta, suggerimenti, proposte in chiave nazionale, europea ed internazionale tra la Segretaria Generale della CISL, Daniela Fumarola, l'europarlamentare Giorgio Gori ed il Presidente di Lega Coop, Simone Gamberini, con l'intento di sostenere e rilanciare il Paese a fronte di eventi internazionali i cui effetti finiscono con incidere pesantemente sulla quotidianità dei cittadini italiani.
E, dunque, quale tema piu' impellente della prossima manovra ? Segretario Generale FUMAROLA, qual' è la priorità della prossima manovra? Concentriamoci sull'aspetto salariale. In che modo bisogna intervenire? Qual'è la vostra richiesta al Governo? Conosciamo la sua posizione sul salario minimo. È stato approvato un decreto lavoro che ha introdotto il cosiddetto salario giusto. In che modo risollevare anche il il potere d'acquisto degli italiani. Come va l'interlocuzione con l'esecutivo?
DANIELA FUMAROLA (CISL): "Intanto, mi faccia dire, che questa manovra io credo che risentire' di tre aspetti importanti: Il primo, la fine del PNRR ci porta all'esigenza di capire in che modo devono continuare gli investimenti con risorse proprie. Il secondo, come dicevamo prima, gli aspetti internazionali che purtroppo continueranno ad incidere e da quello che vediamo, avranno effetti ancora negativi sulla nostra economia. E il terzo aspetto è quello che purtroppo ci portiamo già avanti da tempo: ovvero i vincoli della procedura di infrazione nonostante l'anno scorso fossimo ad un passo dall'uscirne.
Di conseguenza ci saranno difficoltà a mettere in campo non solo risorse, ma a fare scelte che non devono essere, a nostro parere, di natura elettorale, perché le persone - e parlo per le persone con le quali noi ci con-frontiamo quotidianamente, ovvero i lavoratori, le lavoratrici, i pensionati - hanno bisogno di risposte concrete, hanno bisogno di capire in che modo si aumentano i salari, in che modo si aumentano le pensioni, come si abbassa la tassazione, perché è evidente che chi paga le tasse nel nostro paese, sono lavoratori e pensionati con la trattenuta alla fonte.
Quindi, più che concentrarsi su una manovra di natura elettorale, C'È BISOGNO DI CONCENTRARE E UNIRE LE FORZE PER RAGGIUNGERE DEGLI OBIETTIVI IL PIÙ POSSIBILE CONDIVISI. Quello che noi chiediamo sono interventi che confermano le scelte che già lo scorso anno avevamo chiesto e che abbiamo ottenuto, ovvero la DETASSAZIONE DEI PREMI DI PRODUTTIVITÀ, perché laddove la produttività aumenta, nelle imprese dove aumenta naturalmente, dovrà essere redistribuita e quindi far diventare le buste paga più pesanti. Abbiamo, poi, bisogno di interventi sul LAVORO SCOMODO CHE riguarda tantissimi lavoratori e lavoratrici. Penso al lavoro notturno, ai lavori faticosi. Abbiamo bisogno anche di interventi sulle PENSIONI. I pensionati non hanno la possibilità di rinnovare il contratto perché non ce l'hanno e quindi noi abbiamo chiesto già dallo scorso anno la piena rivalutazione delle pensioni, così come continuiamo ad insistere su un alleggerimento della pressione fiscale sulle 13e, un allargamento della base per le 14me, cercando di tenere in equilibrio le esigenze dei lavoratori con le esigenze dei pensionati.
E c'è un ulteriore tema che, secondo noi, non deve essere trascurato, ovvero MANTENERE QUEI RISULTATI CHE LA ZES HA portato nelle regioni interessate e quindi al Sud, ma non solo al Sud, cercare di rifinanziare quelle misure che hanno consentito al Sud di avere delle performance importanti. Bisogna immettere nel mercato del lavoro, soprattutto giovani e donne, e fare in modo che sia i giovani che le donne possano realizzare i propri progetti di vita. Sul piano più generale c'è bisogno di andare incontro alle esigenze del ceto medio che in questi anni è stato partico-larmente colpito. Avevamo già chiesto lo scorso anno il taglio della IIa aliquota: di farla arrivare al 32% e allargare a € 60.000 le persone che dovevano essere coinvolte. Auspichiamo che quest'anno questa misura si possa realizzare.
Inoltre, non va trascurata l'attenzione che noi dobbiamo avere sul tema della SANITÀ, della NON AUTOSUFFICIENZA, delle fragilità in generale. Capisco che qualcuno mi possa dire: "benissimo, un bell'elenco e con quali soldi ?" Ebbene, si vadano a prendere i SOLDI DALLA LOTTA ALL'EVASIONE E DALL'ELUSIONE, si facciano pagare di più quelle sui profitti, attraverso un CONTRIBUTO DI SOLIDARIETÀ DA quelle imprese, da quei settori che hanno hanno macinato profitti importanti. Anche su questo vogliamo essere chiari: noi non demonizziamo il profitto, pensiamo però che chi è stato più fortunato e chi lo ha realizzato debba poter mettere a disposizione, attraverso un contributo di solidarietà, quelle risorse che servono per dare una spinta al paese. Diversamente continueremo a parlare di salari, di pensioni, di fragilità, ma non avremo assolutamente realizzato nessun obiettivo.
In buona sostanza, "La MANOVRA PUÒ ESSERE UN TASSELLO IMPORTANTE DI QUELLA GRANDE ALLEANZA della quale abbiamo parlato anche l'anno scorso qui, ovvero quel patto di responsabilità per la crescita e la coesione che pensiamo serva ancora al nostro paese"
Con quali soldi? Teme che la prossima manovra, che sarà l'ultima manovra del governo Meloni, poi si andrà a elezioni e vedremo come andrà, sarà una manovra elettorale, squisitamente elettorale ?
GIORGIO GORI (EUROPARL.S&D) "Si temo questo perché a 6 mesi o a 4 mesi dalle elezioni. (Non sappiamo la data delle elezioni politiche). Io penso che il Governo, come ha già fatto peraltro quando mancavano 3 anni, presenterà una legge caratterizzata da tante piccole mance con l'obiettivo di massimizzare il compenso di breve periodo, ma che non è assolutamente quello che serve al paese. Mentre abbiamo bisogno di una grande spinta che torni a farci crescere, perché se il paese è in queste condizioni e se i salari sono quello che sono è principalmente perché il paese è fermo, perché non cresce da molto tempo, perché la produttività italiana è la più bassa tra quelle dei paesi europei e c'è poco da fare: se un'azienda è ferma o va indietro difficilmente potrà distribuire salari migliori.
Penso, piuttosto, che PER RICOSTRUIRE LE CONDIZIONI DELLA CRESCITA DEBBANO RIMETTERSI IN MOTO TANTI FATTORI:
Sicuramente c'è il tema dell'occupazione perché ci sono bacini occupazionali che noi non stiamo sfruttando. Il più importante di tutti è quello delle DONNE. Le donne italiane sono impiegate in media molto meno delle donne europee. Questo succede soprattutto nel Meridione d'Italia ed è un enorme spreco che l'Italia non si può permet-tere. Eppure, stiamo verificando che la maggior parte delle imprese ha difficoltà a trovare lavoratori ma lasciamo a casa milioni di donne, centinaia di migliaia di giovani che potrebbero partecipare attivamente al mondo del lavoro.
C'è, poi, un tema di INNOVAZIONE TECNOLOGICA perché è vero che noi abbiamo delle aziende leader in questa regione. Ce ne sono di straordinarie, capaci di andare in tutto il mondo, di essere appunto il leader dei rispettivi mercati, ma abbiamo una grande massa di piccole e piccolissime imprese che, invece, arrancano e faticano a stare al passo dell'innovazione e hanno scelto la strada della sopravvivenza sul costo più basso e chi sceglie quella strada tendenzialmente comprime il posto del costo di lavoro come prima opzione.Quindi, noi dobbiamo ricostruire condizioni di innovazione, di qualità del capitale umano che affluisca nelle imprese.
Dobbiamo sfruttare l'occasione che arriva con questa nuova ondata tecnologica caratterizzata dall'intelligenza artificiale. Che non sarà sicuramente, io credo, nelle disponibilità creative dell'Italia o dell'Europa, cioè non saremo noi probabilmente a generare i nuovi modelli fondativi di INTELLIGENZA ARTIFICIALE, ma abbiamo come paese manifatturiero una grande opportunità di utilizzo anche nelle dimensioni aziendali più minute, facendo di questo strumento l'occasione per incrementare appunto la produttività.
Dopodiché, e mi fa piacere che ci sia qui la segretaria generale di un importante sindacato, io mi pongo il problema di dove vada il valore creato con queste tecnologie. Vedete, oggi parliamo degli algoritmi dell'intelligenza artificiale, ma nelle fabbriche asiatiche ci sono ormai centinaia di migliaia di di umanoidi, cioè di robot equipaggiati con intelligenza artificiale, che lavorano fianco a fianco dei lavoratori, degli operai nelle fabbriche. Ed allora mi chiedo dove vada, come si redistribuisca, come consentiamo ai lavoratori di partecipare ad una distribuzione del valore che diversamente andrà soltanto a vantaggio del profitto e del capitale, per usare parole un po' antiche. Allora, io penso che noi abbiamo come paese l'opportunità di cavalcare questa rivoluzione tecnologica. Dobbiamo farlo." È l'ultimo treno che ci resta" ha detto il governatore della Banca d'Italia, Panetta. Ma dobbiamo farlo con grande determinazione.
Dove si trovano i soldi? Io sono convinto che oltre ad una contrasto dell'evasione molto più efficace - pensate ci sono ancora 100 miliardi di euro all'anno che sfuggono all'imposizione fiscale. In Italia tra imposte dirette e imposte indirette, credo ci sia un pezzo di paese che paga poche tasse. Sono persone molto ricche per le quali l'aliquota è la stessa di chi guadagna €50.000. È possibile che uno guadagni 500.000 o 5 milioni e paghi la stessa aliquote di di chi guadagna €50.000. Secondo me questo non è piu' possibile. Non succede in Francia, non succede in Germania, non succede negli altri paesi dove c'è una progressività molto più marcata sulle grandi ricchezze. Per cui, sono convinto che si debba tornare a ragionare di una CORREZIONE DELL’IMPOSTA DI SUCCESSIONE che tende a favorire il riprodursi delle condizioni di vantaggio. Chi è ricco trasmette ricchezza ai propri figli e chi non lo è non ha possibilità mai di recuperare quel gap. Io credo che un pezzetto di questa ricchezza possa essere nel passaggio generazionale redistribuito e sono convinto che nel bilancio dello Stato, che è fatto di tante centinaia di miliardi di euro ogni anno, ci siano sicuramente delle spese che possono essere evitate e le risorse trasferite su ciò che invece oggi genera produttività, sviluppo, crescita, posti di lavoro e condizioni migliori per i cittadini rispetto ai salari. Io non sono convinto che i SALARI, al netto del salario minimo che mi trova d'accordo, si possano determinare per decreto. Il salario minimo, una battaglia del Partito Democratico, una battaglia di giustizia, di equità fatta a vantaggio di una piccola minoranza di cittadini. Parliamo del 2-3% che non arriva neppure a percepire un salario dignitoso, minimamente dignitoso per quelli che lavorano nei settori marginali dell’economia, che non sono coperti da contratti che li proteggono a sufficienza.
Ma il grande problema italiano è che tutti i salari o la GRAN PARTE DEI SALARI È BASSA rispetto agli altri paesi. Il problema è che noi guadagniamo troppo poco rispetto al costo della vita e questo succede perché il paese si è fermato. Quindi penso che il GRANDE PATTO CHE SI DEVE COSTRUIRE TRA LA POLITICA, LE IMPRESE, I lAVO-RATORI RAPPRESENTATI DAL SINDACATO SIA un patto che mette la crescita, la produttività al centro e la redi-stribuzione dei benefici che ne derivano. Quindi io sono convinto che alla contrattazione nazionale che ha l'obiet-tivo di salvaguardare i salari nella loro dimensione complessiva, di tenerli al passo col costo della vita - possibil-mente firmando i contratti quando sono scaduti - si debba ssolutamente sommare un livello invece di contrat-tazione di II° livello raggiunto nelle imprese attraverso la contrattazione territoriale perché ovviamente le piccole imprese, quelle che hanno 4, 5, 10 dipendenti, faticano ad attivare un contratto aziendale, ma se c'è contrat-tazione territoriale in quel settore ritrovano gli strumenti per poter redistribuire parte del valore che viene creato in termini di prodotti."
Presidente Simone Gamberini: Salari e produttività. Queste le le parole chiave che ha utilizzato Giorgio Gori. In questo quadro, poi, come si inserisce uno spunto ormai obbligatorio, quello dell'intelligenza artificiale e dell'innovazione tecnologica nel cambiamento del mondo del lavoro e se dal punto di vista del mondo cooperativo vi siano altre urgenze. Oltre alla questione, non nata ieri, dei bassi salari in Italia.
Pres. SIMONE GAMBERINI (LEGACOOP) "Lo diciamo da tempo, ma penso che ci sia appunto da da fare una riflessione più generale sul modello di sviluppo che abbiamo in questo paese o anche in parte nel continente europeo. Io continuo a pensare che le cifre e quanto contenuto nel rapporto Draghi e nel rapporto Letta in termini di investimenti per mantenere o far aumentare la competitività europea anche dell'economia italiana siano enormi ed evidenti e al tempo stesso ci mettono nelle condizioni di riflettere su come un singolo Stato, soprattutto molto indebidato come il nostro, non possa riuscire a fare da solo per affrontare quelle sfide. Per cui i piani, a mio avviso, sono due.
Questa finanziaria sarà, e già è perché parzialmente l'hanno già sostanzialmente scritta, sarà una finanziaria elettorale, avrà quelle caratteristiche, e non ci saranno interventi di medio periodo che garantiscano la tenuta del potere d'acquisto dei salari. Dall'altra, la possibilità di far crescere il paese. Ma abbiamo la complessità dello SCENARIO SALARIALE perché negli ultimi 30 anni l'Italia, ma anche l'Europa, ha pensato di poter competere sul costo del lavoro e ed è da lì che dobbiamo partire. Per questo dobbiamo pensare a come cambiare il MODELLO DI SVILUPPO EUROPEO, far cre-scere un mercato interno molto debole, facendo crescere i salari, soprattutto nei paesi dove sono cresciuti meno come il nostro, senza fare perdere quel poco di competitività alle imprese e questo vuol dire riuscire a MOBILI-TARE GLI INVESTIMENTI, le risorse che oggi non ci sono e potrebbero esserci solo attraverso il DEBITO COMUNE E che andrebbe orientato, però non nella redistribuzione sui singoli Stati, ma SU POLITICHE INDUSTRIALI PER LA COMPETITIVITÀ che oggi continuano a mancare ma che sono l'unica condizione per uscire dalle secche nelle quali nelle quali è il continente .
In Italia, poi, lo dicevo prima, abbiamo un problema in più. Siamo il paese nel quale i salari sostanzialmente sono fermi da 30 anni in termini reali e questo è un problema per tutti, per le imprese e per i lavoratori, per le imprese cooperative che hanno i soci nella maggior parte dei casi anche lavoratori, un problema ancora più grande. E noi è da almeno 3 anni che in vari ripetuti incontri chiediamo la convocazione di un TAVOLO CON LE FORZE ECONOMICHE, LE FORZE SINDACALI per pensare a come costruire quel PATTO PER LA CRESCITA DEL PAESE che passa però da un investimento sulla FORMAZIONE, da un investimento sul recupero del POTERE D'ACQUISTO dei salari, passa da una POLITICHE DI CRESCITA, investimenti per le imprese orientati su POLITICHE INDUSTRIALI CHE però non ci sono. E mi pare che da 3 anni, oltre ad ambire la convocazione di quel tavolo, non abbiamo sortito grandi effetti, se non per singole politiche che appunto ogni tanto sono entrate nell'agenda politica del Governo. Allora, se oggi però non comprendiamo che il problema del paese è strutturale, che non basta una manovra elettorale per affrontare tutti i problemi che ha il paese, non faremo nessun passo avanti. E questa verità va rappresentata anche agli elettori. Certamente, è singolare che il mondo dell'impresa e il mondo sindacale sostanzialmente dicano alla politica le stesse cose su questi temi e che ci sia da parte della maggioranza, ma anche dell'opposizione, che si trovi nell'incapacità di raccogliere queste istanze, a tradurle in progetti politici per il paese. Siamo alla festa dell'Unità, alla festa del Partito Democratico, a 6 mesi dalle elezioni. Non voglio fare il suggeritore, ma il mio lavoro da presidente di un'associazione di imprese è anche quello di riuscire a pensare a come costruire nei programmi elettorali PROGETTI DI MEDIO PERIODO CHE GUARDINO AL FUTURO DEL PAESE.
Non ne abbiamo parlato oggi, ma c'è anche una DIMENSIONE DEMOGRAFICA CHE non può non preoccuparci per la sostenibilità di tutto il nostro sistema previdenziale e di welfare anche per la sostenibilità delle imprese, perché non ci saranno lavoratori e non ci sono già oggi. Allora, come affrontiamo questi temi enormi tutti insieme con una finanziaria elettorale o ricostruendo un PATTO PER IL PAESE? Perché questo paese VA IN PARTE RICOSTRUITO NEI SUOI FONDAMENTALI e bisogna che le FORZE ECONOMICHE, LE FORZE SINDACALI, LE ISTITUZIONI SI UNISCANO IN QUESTA AZIONE. Non abbiamo bisogno di di rammendi, abbiamo bisogno di interventi strutturali e della consapevolezza che da soli probabilmente non riusciremo ad andare da nessuna parte, e quindi servono politiche europee che siano coerenti sulle impostazioni di politiche che i diversi Stati e le diverse forze politiche che governano in diversi paesi europei vadano a rappresentare ai loro elettori. Oggi il tema è questo, non c'è competitività dell'imprese europea senza alcune scelte strategiche che devono anche essere guidate dal pubblico e dalle istituzioni. E non PUÒ ESSERCI AUTOORGANIZZAZIONE DELLE FORZE ECONOMICHE E DELLE ORGANIZZAZIONI SINDACALI PER AFFRONTARE DI PETTO TEMI COME QUELLO DELLA RAPPRESENTANZA DEI CONTRATTI PIRATA O DELLA PRODUTTIVITÀ.
E' da ormai 3 mesi che stiamo discutendo: 14 associazioni imprenditoriali con le maggiori rappresentanze indacali CGIL, CISL e UIL sugli accordi intercofederali, sulla rappresentanza, salari, formazione, welfare, contrattazione di II° livello, di produttività. Lo stiamo facendo autoorganizzandosi, rivendicando la forza della contrattazione col-lettiva, ma senza avere una controparte che in un qualche modo segua il processo, lo rende coerente con le politiche. Se arriviamo - spero si arriverà nei prossimi mesi - a condividere uno schema di accordo generale fra mondo dell'impresa e mondo e mondo del lavoro, occorrerà che ci siano coerenze anche sul piano fiscale, sugli interventi che dovranno essere fatti. Di conseguenza, occorre che dall'altra parte qualcuno risponda". (01/09/2026-ITL/ITNET)
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