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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - REGNO UNITO - ANTICIPANO LA MOSTRA SUI CAPOLAVORI DI PIERO DELLA FRANCESCA DEL 2027 ALLA NATIONAL GALLERY LE INDAGINI DIAGNOSTICHE DEL LABORATORIO CNR-ISPC SULLA "FLAGELLAZONE DI CRISTO" CUSTODITA AD URBINO
(2026-08-18)
La "Flagellazione di Cristo" di Piero della Francesca alla Galleria Nazionale delle Marche a Urbino al centro dell'attenzione dell'Heritage Materials Science Lab del Cnr-Ispc. L'iniziativa nasce nell'ambito delle attività di ricerca che accompagnano la preparazione della mostra dedicata al pittore, in programma alla National Gallery di Londra dal 2 ottobre 2027 al 30 gennaio 2028.
La Flagellazione di Cristo è un dipinto, tempera su tavola (58,4×81,5 cm) di Piero della Francesca, realizzato nel 1450 circa. Niente si sa della commissione o della destinazione originale della tavola, che però all'epoca di Passavanti era ricordata tradizionalmente come dono del Duca Federico da Montefeltro. Non è citata negli inventari di Palazzo Ducale e non entrò mai nell'eredita roveresca, mentre è registrata in un inventario settecentesco del Duomo di Urbino (codice 93 della Biblioteca Universitaria di Urbino), dove fu conservata nella sacrestia vecchia.
Nel 1857 Charles Lock Eastlake vide l'opera ma ne rimase deluso per alcuni lineamenti che turbavano il suo gusto classicista. Ne informò però il giovane amico e consulente italiano Giovan Battista Cavalcaselle, che vide l'opera tra il 1860 e il 1861. Fu lui, dopo il 1870, a ordinarne il primo restauro, nel quale lamentò un'"eccessiva pulitura", durante la quale venne forse rimossa la scritta Convenerunt in unum, il vero titolo dell'opera, un'espressione latina tratta dal secondo Salmo, che evoca forse il convegno di personaggi politici o illustri, ritratti in primo piano. La dicitura, tuttora enigmatica, è oggi scomparsa: non si trova più citata nelle fonti dopo il 1863. Non è chiaro nemmeno dove la scritta fosse situata originariamente, se sulla cornice (una perduta cornice dorata, menzionata nell'inventario settecentesco) o in calce sul dipinto, magari sotto le tre figure o in posizione più centrale.
Nel 1916 l'opera venne definitivamente trasferita a Palazzo Ducale.
Il primo critico a scrivere sulla Flagellazione di Piero fu F. Witting nel 1898[. Seguirono poi altri quali Adolfo Venturi nel 1911 che ne scrisse in termini estatici, poi Roberto Longhi nel 1913 (Piero dei Franceschi e le origini della pittura veneziana), che ne diede un'originale rilettura attraverso Cézanne, nel quale riscontrava lo stesso "intervallarsi regolare di volumi regolari". Questione sulla quale si sono soffermati numerosi critici. Bernard Berenson scrisse che tra tutti i dipinti di Piero la Flagellazione era quello che amava di più, "per la sua mancanza di azione drammatica".
Il 6 febbraio del 1975 il dipinto, assieme alla Madonna di Senigallia dello stesso autore, venne trafugato dal Palazzo Ducale di Urbino. Entrambe le opere vennero, pero', recuperate a Locarno, in Svizzera, il 22 marzo dell'anno successivo.
Le indagini hanno contribuito ad approfondire la conoscenza della tecnica esecutiva dell'artista, dei materiali impiegati e dell'eventuale disegno preparatorio, fornendo un importante supporto alla ricerca storico-artistica e alla realizzazione del catalogo della mostra dichiara una nota del CNR ISPC .
La campagna coordinata da David Buti (Cnr-Ispc) e realizzata grazie alla collaborazione tra la Galleria Nazionale delle Marche, il Cnr – Istituto di scienze del patrimonio culturale (Ispc), il Cnr – Istituto di scienze e tecnologie chimiche "Giulio Natta" (Scitec) e il Centro di Eccellenza SMAArt dell'Università degli Studi di Perugia, con il supporto della National Gallery di Londra e di E-RIHS.it, il nodo italiano dell'infrastruttura di ricerca europea E-RIHS (European Research Infrastructure for Heritage Science).
La campagna ha coinvolto laboratori, ricercatrici e ricercatori che operano stabilmente nell'ambito di E-RIHS, mettendo a disposizione competenze multidisciplinari e strumentazioni d'avanguardia che costituiscono servizi di eccellenza per la ricerca sul patrimonio culturale a livello nazionale ed europeo. Per il Cnr-Ispc hanno partecipato David Buti, Emanuela Grifoni e Cristiano Riminesi del Heritage Material Science Lab della sede di Firenze, Claudia Caliri e Michela Botticelli del XRAYlab della sede di Catania. Hanno inoltre preso parte alle attività Letizia Monico del Cnr-Scitec di Perugia e Catia Clementi del Centro di Eccellenza SMAArt dell'Università degli Studi di Perugia.
La campagna è stata realizzata in stretta sinergia con la Galleria Nazionale delle Marche, diretta da Luigi Gallo. Un ruolo centrale nell'organizzazione delle attività è stato svolto dalla conservatrice Marta Manfredi, che ha coordinato operativamente tutte le fasi della campagna e l'interazione tra il team scientifico e il museo. Il coordinamento scientifico e curatoriale è stato seguito da Giovanni Russo, storico dell'arte della Galleria e uno dei curatori del catalogo della mostra della National Gallery di Londra. Alle attività hanno inoltre collaborato Giulia Papini, il cui contributo è stato fondamentale per la pianificazione delle attività, la movimen-tazione in sicurezza delle opere e l'integrazione delle indagini con il percorso di studio e valorizzazione dei due dipinti, e la stagista degli Istituti Santa Paola di Mantova Rebecca Righi.
La campagna ha previsto l'impiego integrato di numerose metodologie diagnostiche non invasive, tra cui radiografia digitale, macro X-ray fluorescence (MA-XRF), imaging iperspettrale nel visibile e vicino infrarosso, imaging iperspettrale di fluorescenza e analisi puntuali mediante spettroscopia FTIR-NIR, spettroscopia di riflettanza e fluorescenza UV-VIS-NIR e spettroscopia Raman.
L'integrazione, all'interno di un'unica campagna diagnostica, di tecniche di imaging multimodale ad alta risoluzione e di spettroscopie molecolari e atomiche rende infatti possibile ottenere una documentazione senza precedenti delle opere, correlando informazioni complementari sulla distribuzione degli elementi chimici, sull'identificazione dei pigmenti e dei materiali organici, sulla presenza di disegni preparatori, pentimenti e restauri, nonché sulle modalità esecutive adottate da Piero della Francesca. I risultati contribuiranno inoltre ad arricchire la documentazione scientifica a supporto della mostra londinese e costituiranno un prezioso riferimento per le future attività di conservazione, studio e valorizzazione della Flagellazione di Cristo e della Madonna di Senigallia.
La campagna rappresenta un esempio significativo di come la collaborazione tra musei, enti di ricerca e infrastrutture di ricerca europee possa generare nuove conoscenze sul patrimonio culturale, mettendo in rete competenze, tecnologie e metodologie complementari. Un approccio interdisciplinare nel quale storici dell'arte, conservatori, chimici, fisici e specialisti della diagnostica lavorano fianco a fianco per approfondire la conoscenza, favorire la conservazione e valorizzare opere di eccezionale valore storico e artistico.(18/08/2026-ITL/ITNET)
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