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PATRONATI ITALIANI NEL MONDO - MARCINELLE '70 - DAL PATRONATO INCA "MARCINELLE 1956-2026. SETTANT'ANNI TRA MEMORIA, DIRITTI E TUTELA" PRES. PAGLIARO "IL FILO CHE LEGA QUELLE CARTE AD OGGI NON SI E' MAI SPEZZATO"

(2026-08-07)

Il settantesimo anniversario di Marcinelle è stato anche l’occasione per presentare il volume Marcinelle 1956-2026. Settant'anni tra memoria, diritti e tutela, con la prefazione di Maurizio Landini e l'introduzione di Michele Pagliaro.

Nel 2006, per il cinquantenario, l'Inca aveva curato un primo volume dedicato a Marcinelle che raccoglieva alcuni contributi fondamentali sulla tragedia. Il libro del 2026 non è un semplice aggiornamento, ma nasce come atto di responsabilità: quella di tenere insieme la memoria di una tragedia e la lucidità di un presente che, in forme nuove, continua a porre le stesse domande di fondo, dopo 70 anni. Chi tutela chi lavora? Chi garantisce che la dignità di una persona non venga sacrificata sull'altare della produzione, della competizione, dell'emergenza, della convenienza?

Per rispondere, il volume mette insieme voci e tempi diversi. Alcuni contributi vengono ripresi dall'edizione del 2006 e restano intatti nella loro forza: il racconto del processo di Marcinelle scritto dall'avvocato Jacques Moins, scomparso nel 2011, che fu il principale consulente legale del Patronato in quella complessa fase processuale, e il contributo del professor Gian Aristide Norelli sulla battaglia per il riconoscimento delle malattie professionali, in particolare la silicosi, che lacerò i polmoni di migliaia di minatori molto prima e molto dopo l'incendio. Ad essi si affiancano testi nuovi, scritti per questo anniversario: Vincent Pestieau e Carlo Briscolini del sindacato FGTB ricostruiscono il punto di vista belga sulla vicenda; Giuseppe Peri di Inca Cgil racconta, dai fascicoli dell'Archivio storico, che cosa fece il Patronato nei giorni immediatamente successivi al disastro, a partire da quando Inca in Belgio agiva ancora in clandestinità; lo storico Emilio Franzina inquadra l'emigrazione italiana nel Belgio del dopoguerra, mentre Eleonora Medda e Vincenzo Sgalla di Inca Belgio proseguono analizzando chi ha continuato a spostarsi successivamente dalla Penisola a quello che oggi è diventato il cuore dell’Europa. Chiude un'appendice con le regioni e i comuni di provenienza delle vittime italiane, nome per nome, luogo per luogo.

Una parte del libro viene dall'Archivio storico dell'Inca, dichiarato nel 2026 dal Ministero della Cultura di interesse storico particolarmente importante. Sfogliando i fascicoli del settembre 1956 si avverte il peso fisico di quei giorni: c'è il verbale dell'11 settembre, poco più di un mese dopo la tragedia, con la testimonianza del presidente Giovanni Roveda e di Bruno Widmar appena rientrati dal Belgio. Sono pagine sobrie. Nessuna enfasi, nessuna retorica, solo la fatica concreta di tradurre il dolore in atti e il lutto in diritti.

"Con un eccezionale slancio di professionalità e di generosità - scrive Epifani - gli operatori del Patronato della Cgil, costituito in Belgio da appena due anni, portarono i primi soccorsi, sostennero i familiari delle vittime, promossero l'azione giudiziaria per accertare le responsabilità penali del disastro, fornirono un contributo importantissimo al riconoscimento in Belgio della silicosi come malattia professionale, battaglia che prima ancora era stata svolta con successo dal Patronato anche in Italia".

Il filo che lega quelle carte a oggi non si è mai spezzato, e il volume sceglie deliberatamente di non fermarsi al 1956. Lo dice l'emigrazione: al 1° gennaio 2025 i cittadini italiani stabilmente residenti all'estero hanno superato i sei milioni e quattrocentomila, e sarebbe un errore leggere quei numeri con la lente ormai logora della sola “fuga dei cervelli”, visto che nel 2024 due espatriati su tre non avevano una laurea. Lo dicono, in modo più crudo, gli infortuni: quasi 598 mila denunce nel 2025, 1.083 denunce di morte sul lavoro, oltre 98 mila malattie professionali con una crescita dell'11,3 per cento, e più del 60 per cento degli infortuni concentrato nelle aziende in appalto e subappalto, là dove le tutele si fanno più sottili e le catene di responsabilità più opache.

Da qui l'idea che attraversa tutto il volume, e che è poi il mestiere quotidiano di un patronato: la tutela individuale non è un costo del sistema, è un pilastro della democrazia sociale. Lo era nel 1956, quando i delegati dell'Inca partirono per il Belgio per stare accanto alle vedove, ai feriti, ai sopravvissuti. Lo è oggi, quando si assiste una giovane lavoratrice domestica, un rider, una famiglia italiana a Bruxelles che deve ricongiungere i contributi maturati in due Paesi. "Questo volume non vuole essere un monumento - scrive Pagliaro chiudendo l'introduzione - È, semmai, una mano tesa tra le generazioni."

Marcinelle 1956-2026. Settant'anni tra memoria, diritti e tutela esce per Futura Editrice in edizione bilingue italiano-francese, come si conviene a una storia che appartiene a entrambi i Paesi. (07/08/2026-ITL/ITNET)

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