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ITALIANI ALL'ESTERO - DECRETO-LEGGE CITTADINANZA - INTERROGAZIONE ON.PORTA MIN.INTERNO, ESTERI E LAVORO SU LINEE GUIDA OPERATIVE PER ORIUNDI ITALIANI CHE INTENDANO RIENTRARE IN ITALIA
(2026-08-05)
L’On. Fabio Porta ha presentato oggi un’interrogazione a risposta scritta ai Ministri dell’Interno, degli Affari esteri e della cooperazione internazionale e del Lavoro e delle politiche sociali per chiedere al Governo di intervenire, anche sul piano amministrativo, al fine di rendere effettivamente praticabile il percorso previsto dal recente decreto-legge sulla cittadinanza per i discendenti di cittadini italiani residenti all’estero.
L’iniziativa parlamentare punta in particolare a introdurre uno specifico titolo di soggiorno per ricerca di lavoro o attesa occupazione destinato agli oriundi italiani provenienti da Paesi di storica emigrazione italiana, così da consentire un ingresso e un soggiorno in Italia coerenti con il requisito dei due anni di residenza richiesto dalla nuova normativa per la concessione della cittadinanza.
“Non si può chiedere ai figli dei nostri emigrati all’estero di radicarsi in Italia senza prevedere strumenti adeguati per farlo”, ha dichiarato l’On. Fabio Porta. “La riforma – che continuo a ritenere sbagliata e che ho combattuto – rischia anche di illudere coloro che avevano creduto alla possibilità di ottenere il riconoscimento della cittadinanza a fronte di due anni di lavoro in Italia, come previsto dall’art. 1-bis, comma 2, del D.L. 36/2025. Almeno la si accompagni con misure concrete che favoriscano l’insediamento, l’iscrizione anagrafica e l’inserimento lavorativo di chi intende ricostruire un legame stabile con il nostro Paese”.
Nell’interrogazione si richiama anche la necessità di valorizzare i precedenti amministrativi rappresentati dalla circolare del Ministero dell’interno n. 32 del 2007, che ha agevolato l’iscrizione anagrafica dei discendenti di cittadini italiani, e dalla circolare K.28.1 del 1991, che ha definito la procedura per il riconoscimento della cittadinanza iure sanguinis.
Secondo Porta, occorre ora un ulteriore passo in avanti: “La disciplina attuale rischia di trasformare il requisito dei due anni di residenza in una barriera di fatto. Servono linee guida chiare e un canale specifico per la ricerca di lavoro, capace di tradurre in realtà il principio dello ius sanguinis e di rafforzare il rapporto tra l’Italia e le sue comunità nel mondo”. “E tutto ciò – continua il parlamentare – in attesa di una vera riforma organica che metta mano a tutta la materia”
L’interrogazione, quindi, chiede al Governo di adottare linee guida operative rivolte ai consolati e ai comuni, nonché di monitorare gli effetti della nuova disciplina sulle domande di cittadinanza presentate dai discendenti di cittadini italiani residenti all’estero. (05/08/2026-ITL/ITNET)
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