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ITALIANI ALL'ESTERO - L.ELETTORALE /RIDUZIONE RIPARTIZIONI - PRES- COMITES TUNISIA FRATINI: "LA RAPPRESENTANZA NON E' PRIVILEGIO DA CONCEDERE MA CONDIZIONE MINIMA PERCHE' COMUNITA' POSSA FAR SENTIRE PROPRIA VOCE"
(2026-07-16)
"Questa mattina il Parlamento ha votato la riforma elettorale che riduce da quattro a due le circoscrizioni estere per la Camera e a una sola per il Senato. Tradotto: la rappresentanza degli italiani nel mondo viene tagliata, e non di poco." così il Presidente del Comites di Tunisi Fratini,che in una nota su Facebook interviene sul testo del provvedimento di riforma elettorale, commentando l'inevitabile iato che verrebbe a crearsi se il testo approvato alla Camera verrà confermato al Senato con la riduzione delle ripartizioni Estere Da anni ci sentiamo ripetere che gli italiani all'estero sono una risorsa strategica per il Paese. Ed è vero. Siamo imprenditori che investono, professionisti che tessono relazioni, giovani che innovano, lavoratori che ogni giorno tengono alto il nome dell'Italia fuori dai confini. Apriamo mercati, accompagniamo le nostre aziende nei processi di internazionalizzazione, portiamo il Made in Italy dove prima non arrivava. Contribuiamo, concreta-mente, alla crescita economica del Paese. Poi però, quando si arriva al punto — garantire una rappresentanza politica vera — l'attenzione svanisce.
Non funziona così. Non si può considerare gli italiani all'estero una risorsa solo finché producono valore economico, per poi dimenticarsene quando chiedono semplicemente di essere ascoltati. La rappresentanza non è un privilegio da concedere: è la condizione minima perché una comunità possa far sentire la propria voce. Accorpare territori enormi e diversissimi tra loro vuol dire una cosa sola: allontanare le istituzioni dalle persone. Vuol dire immaginare che un imprenditore italiano in Tunisia abbia le stesse esigenze di chi vive in Giappone, in Australia o in Sudafrica. Chiunque conosca queste realtà sa che non è così." afferma il Presidente del Comites.
"Ogni comunità italiana ha la sua storia, la sua economia, i suoi problemi e le sue opportunità. E chi la rappresenta dovrebbe conoscerla davvero: viverla, parlare con le imprese, con le associazioni, con le Camere di commercio, con i Comites, con tutta quella rete che ogni giorno tiene vivo il legame con l'Italia. Da lontano, accorpando tutto, questo diventa impossibile." E chiarisce "Indebolire questa rappresentanza significa indebolire la presenza stessa dell'Italia nel mondo."
Ed ancora, "Gli italiani all'estero non chiedono privilegi. Chiedono rispetto. Chiedono istituzioni vicine. Chiedono che il loro contributo — economico, culturale, sociale — venga riconosciuto con una rappresentanza all'altezza. Difendere il nostro diritto a essere rappresentati significa difendere gli interessi dell'Italia. Perché dove c'è una comunità italiana forte, organizzata e ascoltata, cresce anche la capacità del Paese di costruire relazioni economiche, attrarre investimenti, promuovere le proprie eccellenze.".
E sostiene "Per questo continuerò a ripeterlo: gli italiani all'estero non possono essere ricordati soltanto quando si parla di export o di internazionalizzazione. Siamo parte integrante della Repubblica, con gli stessi diritti, la stessa dignità e la stessa possibilità di essere rappresentati. Le imprese italiane all'estero non sono semplici avamposti commerciali. Sono la prima linea della presenza del nostro Paese nel mondo: aprono mercati, creano lavoro, promuovono il Made in Italy, costruiscono ponti tra l'Italia e i territori che le accolgono. Difenderle non è un favore a una categoria. È una scelta strategica per l'intero sistema-Paese." Per questo meritano istituzioni vicine e una rappresentanza che i loro mercati li conosca davvero. Perché dove c'è un'impresa italiana forte, accompagnata e ascoltata, cresce la reputazione dell'Italia e si rafforza la sua presenza nel mondo." conclude Frattini.(16/07/2026-ITL/ITNET)
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