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MIGRAZIONI - 121 ANNIVERSARIO MORTE SAN GIOVANNI SCALABRINI: "OLTRE I CONFINI" DIALOGO CON IL CENTRO SCALABRIANI NEL MONDO PER CAPIRE E CONOSCERE SEMPRE MEGLIO IL MONDO E LA CHIESA

(2026-06-01)

Oltre i confini. Dialogo con gli Scalabriniani nel mondo. Una nuova proposta del CSER per conoscere e capire sempre meglio il mondo e la chiesa.

Il 1° giugno ricorre il 121° anniversario della morte di San Giovanni Battista Scalabrini, fondatore dei missionari scalabriniani e patrono dei migranti.

Quale momento migliore per unirti al CSER e incontrare alcuni missionari scalabriniani che oggi, nel mondo e nella chiesa, vivono l’esempio ispiratore di Scalabrini al servizio di migranti, rifugiati e marittimi.

Webinar con P. Bruno Ciceri da Dubai – 1° giugno, ore 10.30 – diretta streaming su canali social del CSER

Il 1° giugno 1905, con la sua morte, Giovanni Battista Scalabrini lascia una Congregazione che, fondata il 28 novembre 1887, ha solo 18 anni di vita ed è presente, fuori Italia, solo in Brasile e negli Stati Uniti. Oggi, dopo 140 anni di esistenza, la Congregazione scalabriniana – tramite le sue opere (parrocchie, missioni, case del migrante, centri di animazione e servizio, mezzi di comunicazione, centri di studio) – è presente in 35 Paesi del mondo con lo stesso spirito del Fondatore.

Gli scalabriniani continuano a percorrere insieme ai migranti le vie del mondo cercando, nelle diverse società e chiese locali, non di costruire “spazi paralleli o ghetti” solo per i migranti, ma invitando tutti, autoctoni e migranti, cristiani e non-cristiani, a vivere lo spirito dell’accoglienza e della solidarietà di modo che ognuno possa dare il suo contributo alla costruzione di una società e una chiesa più umane, accoglienti e solidali.

Anche grazie alla presenza scalabriniana, la Chiesa tutta, “compagna di viaggio” dei migranti, si occupa e preoccupa della loro dimensione “religiosa” (conservazione e approfondimento della fede), della dimensione “socioassistenziale” (ricerca di risposte ai bisogni essenziali: casa, lavoro, salute), della dimensione “culturale” (identità linguistica di appartenenza), “aperta all’interculturale” (capacità di incontro, dialogo, mediazione, accettazione e valorizzazione positiva dell’altro) per favorire quella risorsa “integrazione” che arricchisce le società di accoglienza. Ed è in questa risposta globale ai migranti e alle loro storie di vita che troviamo il cuore dell’azione pastorale scalabriniana di cui, con il viaggio che ora iniziamo, vogliamo presentare alcune testimonianze.

Il primo appuntamento di Oltre i confini

L’incontro del 1° giugno 2026, vede come protagonista lo scalabriniano      P. Bruno Ciceri, dal 2024 a Dubai, negli Emirati Arabi Uniti, con l’obiettivo di verificare la possibilità di un’azione pastorale in favore dei marittimi, e suo malgrado (come migliaia di immigrati provenienti dal mondo intero) spettatore da 3 mesi del conflitto tra Stati Uniti e Iran nel Golfo di Hormuz.

Perché il 1° giugno è ancora importante oggi

Il 1° giugno non è una ricorrenza per gli scalabriniani: è un invito a guardare il presente con occhi più attenti. Scalabrini, già alla fine dell’Ottocento, denunciava lo sfruttamento degli emigranti italiani, anticipando temi che oggi sono più attuali che mai: precarietà, tratta, lavoro irregolare, discriminazioni, perdita dei diritti fondamentali.

La sua intuizione pastorale e sociale era semplice e radicale: la migrazione non è un problema da contenere, ma una realtà umana da accompagnare.

Oggi, in un mondo segnato da guerre, crisi economiche, cambiamenti climatici, questa visione è sorprendentemente contemporanea. Secondo l’UNHCR Global Trends Report 2024, tra il 2024 e il 2026 i flussi migratori globali sono aumentati, spinti da i conflitti nel Medio Oriente, nel Sahel, in Ucraina, e da condizioni climatiche estreme che colpiscono soprattutto il Corno d’Africa e l’Asia meridionale.

In questo scenario, ricordare Scalabrini significa ricordare che dietro ogni numero c’è una persona, una storia, una vita in movimento.

Il ruolo contemporaneo degli Scalabriniani nel mondo

Oggi, dopo 140 anni di esistenza, la Congregazione scalabriniana è presente in 35 Paesi del mondo. Non è solo una presenza geografica, è una presenza sociale, culturale, antropologica. Gli Scalabriniani non costruiscono spazi paralleli, non creano ghetti, non separano. Accompagnano, mediano, ascoltano, favoriscono l’incontro tra autoctoni e migranti, tra culture diverse, tra lingue che si intrecciano.

I marittimi nel Golfo di Hormuz

Nel Golfo di Hormuz, uno dei passaggi marittimi più delicati del mondo, la vita dei marittimi continua a essere segnata da una fragilità profonda. In questa stretta di mare, attraverso cui transita circa il venti per cento del petrolio mondiale. Secondo l’International Maritime Organization (IMO) le tensioni tra Stati Uniti e Iran, soprattutto tra il 2024 e il 2026, hanno creato un clima di incertezza costante, navi sequestrate, controlli armati, rotte deviate, salari non pagati, equipaggi costretti a rimanere a bordo per mesi senza la possibilità di sbarcare. Questi episodi sono documentati anche da Human Rights Watch, Seafarers at Risk in the Gulf Region, pubblicato nel 2025

Sono lavoratori che vivono lontani dalle famiglie, spesso senza tutele adeguate, esposti a rischi che raramente trovano spazio nei notiziari, ma che incidono profondamente sulle loro vite quotidiane. La loro presenza è essenziale per il funzionamento del commercio globale, eppure rimangono tra le figure più invisibili del nostro tempo, uomini che attraversano confini che non sono solo geografici, ma anche politici, economici, emotivi.

p. Lorenzo Prencipe, CS
Migrazioni globali 2024–2026

Secondo l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (IOM) il triennio 2024–2026 è segnato da un aumento dei conflitti armati, dalla crescita delle migrazioni climatiche, da nuove rotte verso l’Europa, da politiche di rimpatrio accelerate, da un aumento delle morti in mare, dallo sfruttamento lavorativo nei Paesi del Golfo, da crisi umanitarie in Sudan, Yemen, Siria, Palestina. In questo contesto, la commemorazione del 1° giugno diventa un’occasione per riflettere su come le società europee, e l’Italia in particolare, stiano rispondendo a queste sfide.

Il rischio è sempre lo stesso, trasformare la migrazione in un problema, invece di riconoscerla come una realtà umana complessa, che richiede politiche lungimiranti, ascolto, mediazione culturale, responsabilità condivisa.

Perché questa commemorazione è importante oggi

Dal punto di vista antropologico, le commemorazioni non servono a ricordare il passato… ma a dare senso al presente. Il 1° giugno ci ricorda che la migrazione non è un fenomeno emergenziale, ma strutturale. Ci ricorda che l’accoglienza non è un gesto di carità, ma un processo sociale. Ci ricorda che l’integrazione non è un obbligo, ma una possibilità di arricchimento reciproco.

E ci ricorda, soprattutto, che ogni epoca ha i suoi migranti invisibili… ieri gli italiani in America, oggi i lavoratori asiatici nel Golfo, i profughi siriani, i giovani africani che attraversano il Mediterraneo.

Una riflessione aperta

Forse il senso più profondo del 1° giugno è proprio ricordarci che la storia non si ripete mai uguale, ma ci chiede continuamente di scegliere da che parte stare. Di fronte alle guerre, alle migrazioni, alle nuove vulnerabilità, la domanda rimane aperta:che cosa significa, oggi, camminare davvero oltre i confini"  (01/06/2026-ITL/ITNET)

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