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ITALIANI.ITALIANI ALL'ESTERO - EUROPA/COLONI ISRAELIANI -ISPI H24 ACCORDO POLITICO: SANZIONARE COLONI ISRAELIANI VIOLENTI E ORGANIZZAZIONI ESTREMISTE RESPONSABILI VIOLENZE E SFOLLAMENTO COMUNITA' PALESTINESI IN CISGIORDANIA

(2026-05-12)

  "Superando uno stallo durato anni, l’Unione europea ha raggiunto un accordo per sanzionare alcuni coloni israeliani violenti e organizzazioni estremiste responsabili di abusi, violenze e sfollamento di intere comunità palestinesi in Cisgiordania. L’impasse è stata superata grazie al fatto che il nuovo governo ungherese ha revocato il veto sulle sanzioni, bloccate a più riprese dal precedente primo ministro, Viktor Orban. “Era ora che passassimo dall’impasse alla realizzazione.  La violenza e l’estremismo hanno delle conseguenze” ha dichiarato l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas.

Cosa succedera' ora ?
L'identità delle persone e degli enti coinvolti saranno ufficialmente rivelati tra qualche settimana, quando la decisione verrà pubblicata nella Gazzetta ufficiale dell’Ue ma, secondo il quotidiano israeliano Haaretz, si tratterebbe di Amana, la più grande società di costruzione di insediamenti in Cisgiordania; del movimento di coloni di estrema destra Nachala, e della sua presidente ottantenne, Daniella Weiss; dell’organizzazione per la protezione degli insediamenti Hashomer Yosh, e del suo ex leader Avichai Suissa; e dell’organizzazione di estrema destra Regavim, e del suo direttore, Meir Deutsch. Per i responsabili, è previsto il congelamento dei beni in Europa e il divieto di ingresso in territorio europeo.

L’Ue sanzionerà anche alcune figure di spicco di Hamas, ma non i due ministri israeliani, Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich nonostante i due abbiano profondi e comprovati legami con alcune delle organizzazioni sanzionate.

La reazione di Tel Aviv non si è fatta attendere: il ministro degli Esteri Gideon Sa’ar ha accusato il blocco dei 27 di aver agito “in modo arbitrario e politico”, imponendo sanzioni “senza alcun fondamento” e rivendicando “il diritto del popolo ebraico alla Terra d’Israele”, parole che suonano come una legittimazione esplicita dell’espansione delle colonie illegali. Il ministro della Sicurezza Nazionale Ben-Gvir ha definito le sanzioni “vergognose”, mentre il Consiglio Regionale della Samaria ha accusato l’Ue di dare “vento in poppa al terrorismo”.

"Pur segnando un traguardo storico, precisa l'ISPI, le sanzioni approvate restano un passo parziale da parte dell’Europa, la cui posizione nei confronti di Israele e delle violazioni commesse nei territori palestinesi è ritenuta da alcuni eccessivamente remissiva.
Restano al palo altre misure commerciali contro i prodotti delle colonie israeliane nei Territori palestinesi occupati, caldeggiate soprattutto da Francia e Svezia.
Due le principali opzioni in discussione: una messa al bando vera e propria che richiederebbe l’unanimità, o dazi per cui basterebbe la maggioranza qualificata. “Se n’è discusso – ha spiegato il ministro degli Esteri Antonio Tajani – ma non è stata presa alcuna decisione, in attesa della proposta che arriverà dalla Commissione Europea”.
La stessa Kallas ha ammesso che al momento non ci sarebbe la maggioranza necessaria vista l’opposizione di una minoranza di blocco di cui fanno parte Italia, Germania, Austria, Ungheria e Repubblica Ceca. La Svezia al contrario vorrebbe andare oltre, sanzionando i ministri dell’estrema destra del governo israeliano che promuovono l’espansione delle colonie. Intanto alcuni stati membri (Spagna, Slovenia, Belgio, Irlanda e Olanda) hanno già varato a livello nazionale la messa al bando di import dalle colonie israeliane."

"Le sanzioni - prosegue la Kallas - vanno lette sullo sfondo di numeri che non lasciano spazio a interpretazioni: secondo l’Ufficio ONU per gli affari umanitari (OCHA) sono 925 i posti di blocco e le restrizioni imposte alla circolazione in tutta la Cisgiordania, Gerusalemme Est compresa, il numero più alto registrato negli ultimi 20 anni e il 43% in più rispetto alla media degli ultimi due decenni.

Da gennaio 2023 ad oggi, 45 comunità palestinesi sono state completamente sfollate in tutta la Cisgiordania a causa degli attacchi dei coloni e delle relative restrizioni di accesso, di cui 9 nel solo 2026. Una situazione segnata da un significativo aumento della violenza con attacchi diretti a villaggi, scuole e contadini palestinesi, e che vede spesso, secondo le testimonianze, i soldati israeliani coprire e supportare le azioni dei coloni.
Una collaborazione che spiega come quella in Cisgiordania sia, nei fatti, una guerra per la terra. La violenza non è un fenomeno caotico e fine a sé stesso, ma parte integrante di una strategia di conquista perseguita con sistematicità e che l’organizzazione Peace Now definisce senza mezzi termini “di annessione silenziosa”. Il ministro delle Finanze Smotrich non ha fatto mistero degli obiettivi: in occasione del reinsediamento dell’avamposto di Sa-Nour, evacuato nel 2005, ha dichiarato pubblicamente di voler “seppellire l’idea stessa di uno Stato palestinese”.

Alla luce dell’escalation di violenze in Cisgiordania e della grave situazione umanitaria a Gaza e del protrarsi delle attività militari e di occupazione nel Sud del Libano, l’Ue è sempre più sotto pressione affinché utilizzi la propria influenza per spingere il governo israeliano a cambiare rotta. In virtù degli Accordi di Partenariato in vigore dal 2000, infatti, il blocco rimane il principale partner commerciale di Israele e come tale potrebbe esercitare una leva politica significativa. Un’iniziativa popolare che chiede la sospensione di tali Accordi ha raccolto oltre un milione di firme di cittadini europei, e i governi di Spagna, Slovenia e Irlanda si sono espressi a favore, ma i 27 faticano ancora a trovare la coesione necessaria. Nel mentre, la soluzione dei due Stati, bussola ufficiale della politica europea, appare ogni giorno più compromessa.
Eppure, finché l’accordo commerciale resterà intatto e i ministri che guidano la colonizzazione saranno al riparo da conseguenze concrete, l’Europa rischia di offrire un debole segnale più che una risposta all’altezza della posta in gioco. La frustrazione per questa impasse è palpabile. “Capisco che alcuni Paesi ci dicano che, a causa della storia, devono essere eternamente in debito con Israele, ma questo non giustifica ciò che sta accadendo in Cisgiordania” ha affermato il ministro degli Esteri lussemburghese Xavier Bettel, con un riferimento diretto alla posizione della Germania, il principale sostenitore di Tel Aviv nell’Unione. E ha aggiunto: “Non possiamo semplicemente chiudere un occhio”. 

“L’uscita di scena di Victor Orban ha permesso ai ministri degli Esteri dell’Unione europea di raggiungere l’unanimità sulle sanzioni nei confronti di coloni israeliani per le violenze compiute in Cisgiordania.
Dunque " Un passo importante - quello raggiunto nell'ultimo Consiglio dei Ministri degli Esteri - afferma Valeria Talbot, Capo dell'Osservatorio Medio Oriente e Nord Africa dell'ISPI"  -che tuttavia non significa il superamento delle divisioni tra gli stati membri sulle misure da adottare nei confronti di Israele.  Le posizioni in seno all’UE rimangono infatti molto distanti. Se la sospensione dell’Accordo di associazione risulta oggi irrealistica, non meno difficile appare il raggiungimento di una maggioranza qualificata per l’adozione di tariffe sui prodotti provenienti dagli insediamenti illegali avanzata da Francia e Svezia."
Dunque,  conclude  Valeria Talbot - "Un cambiamento nelle posizioni di Italia e Germania potrebbe fare spostare l’ago della bilancia, ma allo stato attuale non sembrano esserci i presupposti.” (12/05/2026-ITL/ITNET)

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