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DIRITTI CITTADINI - SOCIETA' - CESPI: ANCHE L'AMERICA LATINA VIVE UNA PROFONDA TRASFORMAZIONE DEMOGRAFICA. IL CILE HA UN TASSO DI NATALITA' PIU' BASSO DEL GIAPPONE"

(2026-05-02)

  Il calo della natalità non riguarda più soltanto il Nord America, l’Europa o alcune economie asiatiche. Anche l’America Latina sta vivendo una trasformazione demografica profonda e più rapida del previsto: meno figli, popolazione più anziana e livelli di reddito ancora medi. Per capirci, il Cile ha oggi un tasso di natalità più basso del Giappone." lo afferma il CESPI, Centro Studi di Politica Internazionale *

Dal 1950, l’aspettativa di vita in America Latina è aumentata di 27 anni, mentre il tasso di fertilità è crollato da quasi 6 figli per donna a circa 1,8, sotto la soglia di sostituzione demografica. La media regionale è vicina a quella del Nord America, ma con forti differenze interne: Haiti e Bolivia superano ancora i 2,5 figli per donna, mentre Uruguay e Costa Rica sono intorno a 1,2.
E la popolazione invecchia: entro il 2050, si stima che il 19% degli abitanti della regione avrà più di 65 anni; era appena il 5% all’inizio del millennio. Se le tendenze attuali proseguiranno, entro il 2100 la popolazione potrebbe ridursi di un terzo in Cile e Uruguay, di un quarto in Brasile e di un quinto in Argentina, secondo un interessante approfondimento di Americas Quarterly.

Le cause vengono da lontano. Tra il 1960 e il 1990, urbanizzazione, accesso alla contraccezione, campagne di vaccinazione, miglioramento delle condizioni sanitarie e riduzione della mortalità infantile hanno trasformato il profilo demografico latinoamericano.
Anche l’aumento dell’istruzione femminile ha inciso: con una frequenza scolastica superiore al 90%, molte donne hanno posticipato la maternità o scelto famiglie più piccole. Capita sempre più frequentemente di incontrare trentenni e quarantenni latinoamericani, single o in coppia, che decidono di non avere figli.

Anche qui aumentano le coppie DINK - doppio reddito, nessun figlio - che scelgono di privilegiare carriera, stabilità economica, viaggi e stile di vita meno vincolante. E questo è bene o male?
La risposta non è semplice e le politiche pro-natalità adottate da governi di diverso orientamento sembrano armi spuntate.
In Cile, per esempio, l’ex presidente Boric aveva promosso durante il suo mandato misure come la riduzione della settimana lavorativa, l’espansione del lavoro da remoto per i genitori, il rafforzamento del Sistema nazionale di cura e riforme per recuperare gli assegni di mantenimento non pagati a sostegno delle madri sole. Il Cile è il paese con il tasso di natalità più basso della regione.

Dal punto di vista economico, il fenomeno pone problemi rilevanti per il funzionamento del sistema pensionistico, della contribuzione fiscale e del mercato del lavoro. Meno giovani significa meno ricambio generazionale, meno lavoratori attivi, meno contributi al fisco e alla previdenza sociale. Alcuni demografi sostengono che invertire la tendenza sarà quasi impossibile: più che puntare a un ritorno ai livelli di natalità del passato, i paesi latinoamericani dovranno attrezzarsi per società più piccole, più anziane e con nuovi equilibri tra lavoro, cura e welfare. E dovranno farlo con livelli di reddito modesti." afferma il CESPI.

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CESPI: *think tank  think indipendente e no-profit, che svolge attività di ricerca e analisi policy oriented, delle relazioni internazionali. Riconosciuto dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale. Membro di numerosi network internazionali.  (02/05/2026-ITL/ITNET)

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