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AMBIENTE - INQUINAMENTO ATMOSFERICO - PROGETTO CELLOPHAN: DA CNR-IIA /ATENEI DI CASSINO, MOLISE E CREA RILEVATI NELL'APPARATO RESPIRATORIO,IN PROFONDITA', MICRO E NANO PLASTICHE COLLEGATE A IMPIEGO MATERIALI POLIMERICI.
(2026-04-13)
Domani 14 aprile evento conclusivo del progetto CELLOPHAN -“Caratterizzazione_emissioni in luoghi di lavoro di microplastiche aerodisperse e nanoplastiche” presso la sede centrale del CNR, a Roma.. L’evento è fruibile in presenza e in streaming a partire dalle ore 09:30 al link https://teams.microsoft.com/meet/364113871716988?p=CyDNHpe9cYOeqvEJvk
Il progetto CELLOPHAN, coordinato dall’Istituto sull’inquinamento atmosferico del Cnr (Cnr-Iia), ha affrontato il tema delle micro- e nanoplastiche presenti nell’aria (aerodisperse) che, a differenza delle microplastiche più grossolane, sono in grado di penetrare in profondità nell’apparato respiratorio, con potenziali implicazioni per la salute umana, e sono anche le più difficili da individuare.
Proprio su questa frazione ancora poco studiata si è concentrato CELLOPHAN, mediante monitoraggio ed analisi della presenza di micro- e nanoplastiche specificamente nella frazione respirabile delle polveri (PM10) e in modo sistematico in diversi ambienti di lavoro legati all'impiego di materiali polimerici (composti organici che costituiscono le plastiche): il progetto ha rappresentato un unicum nel panorama italiano delle ricerche ambientali su questo inquinante emergente in ambienti così specifici.
Il progetto, co-finanziato da INAIL – programma BRiC e realizzato in collaborazione con l’Università di Cassino, l’Università del Molise, il Cnr-Ismn e il CREA, ha indagato in modo sistematico diversi contesti produttivi, in particolare impianti di lavorazione di pneumatici, imbottigliamento e produzione tessile.
Microplastiche e PM10: una “firma chimica” riconoscibile I risultati mostrano che le micro- e nanoplastiche sono presenti nell’aria in quantità tali da lasciare una chiara impronta chimica nel particolato atmosferico (PM10), soprattutto nelle aree direttamente coinvolte nei processi produttivi. Un elemento chiave dello studio è stato infatti l’analisi degli additivi plastici , sostanze usate per migliorare le proprietà dei materiali polimerici – come antiossidanti, plastificanti e ritardanti di fiamma, molti dei quali classificati come inquinanti emergenti – come traccianti della presenza di plastiche aerodisperse.
Nei diversi ambienti di lavoro, gli additivi sono stati ritrovati in combinazioni caratteristiche, legate alle specifiche attività e ai materiali polimerici utilizzati. Questo ha consentito di definire vere e proprie “impronte chimiche”, aprendo nuove prospettive per il monitoraggio delle micro e nanoplastiche nell’aria.
Materiale organico nel PM10: un possibile indicatore di microplastiche in aria Un altro dato rilevante riguarda il contenuto di materiale organico nel PM10, che nei punti più vicini alle attività di processo può arrivare fino al 70%, contro valori tipici del 20–40% osservati in ambienti esterni urbani o in aree non produttive degli impianti stessi. Il materiale organico aerodisperso diminuisce durante i fermi macchina e aumenta alla ripresa delle attività, suggerendo un diretto contributo dei materiali polimerici. Questo parametro si prospetta quindi come un indicatore semplice e potenzialmente selettivo della presenza di micro- e nanoplastiche in specifici ambienti di lavoro legati ai materiali plastici, e misurabile con analisi relativamente poco complesse.(13/04/2026-ITL/ITNET)
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