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DIRITTI DEI CITTADINI - PACE/ DEMOCRAZIE - PROF.CECCANTI (COSTITUZIONALISTA): NEI CONFLITTI INTERNAZIONALI NON CONFONDERE RESPONSABILITÀ' S.SEDE CON QUELLE CATTOLICI IN POLITICA"

(2023-03-27)

  Dopo la fine della guerra fredda il mondo non ha ancora trovato un nuovo “ordine”. Il “disordine mondiale” ha inoltre subito una brusca accelerazione con la guerra in Ucraina, esplosa quando il pianeta iniziava a uscire dalla pandemia di Sars-Cov2. Ma se è vero che i regimi autoritari avanzano, è anche vero che l’Occidente sembra avvolto in una crisi di identità che impone di interrogarsi sullo stato attuale (e futuro) della democrazia liberale.

Su questa attualissima questione, sulla quale la Pontificia Università Gregoriana, a Roma, si candida a divenire punto di riferimento, ha riflettuto il convegno “Democrazia per il bene comune. Quale mondo vogliamo costruire?” organizzato dalla Facoltà di Scienze Sociali per il prossimo 27 marzo nel contesto del Seminario “Giuseppe Vedovato” sull’Etica nelle Relazioni Internazionali, attivo presso la Facoltà da 20 anni.

Il convegno aperto con una lectio magistralis sulla democrazia, di Mons. Paul Richard Gallagher, Segretario per i Rapporti della Santa Sede con gli Stati e le Organizzazioni Internazionali, è stato  seguito da una tavola rotonda su: i rapporti Europa-Africa nel contesto della crisi energetica (Claudio Descalzi – Amministratore Delegato di ENI); lo Stato di diritto e i beni comuni globali (Antonio Carpio – Corte Suprema delle Filippine), il rapporto Chiesa-democrazia (Vittorio V. Alberti – Dicastero vaticano Sviluppo Umano Integrale e Università Gregoriana), lo stato delle democrazie costituzionali (Stefano Ceccanti – Università di Roma “La Sapienza”), la deriva autoritaria delle democrazie in America latina (Rodrigo Guerra Lopez – Pontificia Commissione America Latina e Università Gregoriana).

Fra gli interventi sul tema  il costituzionalista Stefano Ceccanti, dell’Università “La Sapienza” ha dichiarato: “Ad oggi, facendo una fotografia, solo il 20% della popolazione mondiale vive in paesi stabilmente democratici  Ma, soprattutto, al di là della fotografia quantitativa, sono apparse in molti luoghi rilevanti inversioni di tendenza, inversioni subdole.  Vi è il tema del preoccupante fascino ambiguo di Cina e Russia sui paesi emergenti, in particolare in Africa e Medio Oriente. Pechino e Mosca trovano porte aperte proprio perché non pongono problemi né di diritti umani né di democrazia, mentre USA e Ue, quando lo fanno, vengono accusati di ingerenza nella sovranità altrui o addirittura di colonialismo, di imposizione autoritaria di un modello che sarebbe solo occidentale e non universale, nonostante che esso sia fatto proprio dalla Dichiarazione Onu a cui collaborò in modo decisivo Jacques Maritain.”

Ceccanti ha quindi concluso: “infine una preoccupazione, direi soprattutto italiana: non bisogna mai confondere le responsabilità istituzionali della Santa Sede e quelle peculiari dei cattolici impegnati in politica nelle democrazie costituzionali. La prima ha a che fare con un dovere di confronto e di mediazione con regimi di vario tipo, procurando preziose occasioni di pace anche laddove esse sembrino impossibili, oltre al dovere di tutelare con una necessaria prudenza gli spazi di libertà dei propri fedeli in regimi non democratici.

I secondi hanno responsabilità diverse, di raccordo tra le democrazie costituzionali, che possono richiedere anche gravose decisioni di creazione di alleanze difensive, di risposte pronte e immediate ad aggressioni belliche con mezzi imperfetti anche di natura militare. Sarebbe non responsabile abdicare a tali responsabilità scegliendo forme di appeasement scambiando i livelli di impegno e di responsabilità. Contro ricorrenti tentazioni di astratto neutralismo, che derivano da visioni di massimalismo etico, l’eredità degasperiana e montiniana, protesa alla ricerca del bene possibile, resta ancora del tutto feconda.” (27/03/2023-ITL/ITNET)

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