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ITALIANI. ITALIANI ALL'ESTERO - "RAPPORTO GIOVANI 2022" ISTITUTO TONIOLO - ALTA E' L'INCERTEZZA DEL FUTURO MA AL TEMPO STESSO E' ELEVATA L'APERTURA VERSO IL CAMBIAMENTO.

(2022-11-08)

Presentato oggi il decimo Rapporto Giovani dell'Istituto Toniolo in collaborazione con l'università' Cattolica di Milano. Solo dieci anni eppure "si è aperto per i giovani un tempo nuovo, in cui si fa nitidamente strada la voglia di protagonismo ed il desiderio di contribuire al destino del Paese".  È questo uno dei tratti salienti della edizione 2022
del Rapporto Giovani, la più estesa ricerca nel nostro Paese sull’universo giovanile (La condizione giovanile
in Italia, Rapporto Giovani 2022 – Ed. Il Mulino), che giunge al decimo anno di vita.

A partire dal 2012 la ricerca, promossa dall’Istituto Toniolo con il sostegno di Fondazione Cariplo e Intesa Sanpaolo, rappresenta il principale e più qualificato strumento di analisi e conoscenza delle nuove generazioni, dei loro percorsi, interessi e prospettive.

Nell’edizione di quest’anno, scrive il professore Alessandro Rosina «emerge anche la consapevolezza della possibilità, nelle nuove generazioni, che si apra una nuova fase di sviluppo inclusivo e sostenibile del Paese in grado di superare i limiti e le contraddizioni del passato. Anche se è alta è l’incertezza nei confronti del futuro, allo stesso tempo è elevata anche l’apertura verso i cambiamenti».

A questo e alla storia dei giovani fotografata dal Rapporto è dedicato un incontro intitolato “I primi dieci anni del Rapporto Giovani. Il futuro delle nuove generazioni”,
Al centro della riflessione comune il contributo di protagonisti della vita economica e sociale, ai quali è stato proposto di interpretare e commentare alcuni capitoli della ricerca: scuola e formazione, affidato ad Andrea Gavosto, direttore di Fondazione Agnelli; le giovani donne, alla manager Cristina Scocchia, amministratore delegato di illycaffè; le scelte di vita, al presidente nazionale del Forum Famiglie, Gigi De Palo; l’ “invenzione” del lavoro al sud, a Mario Mirabile di Southworking.

Il Rapporto Giovani si avvale della competenza del Laboratorio di Statistica dell'Università Cattolica e di lpsos s.r.l. in qualità di partner esecutivo.

Da un lato la lunga emergenza sanitaria - con le sue restrizioni e complicazioni relative alla scuola, alle relazioni, al lavoro, alle scelte di vita - ha lasciato segni pesanti. Ha eroso in modo marcato le risorse positive interne e le competenze sociali in tutte le dimensioni.
A diminuire è in particolare chi afferma di avere (“molto” o “moltissimo”) una “Idea positiva di sé”, che scende da 53,3% del 2020 a 45,9% nel 2022, ma anche chi ha “Motivazione ed entusiasmo nelle proprie azioni” che nello stesso periodo passa da 64,5% a 57,4% e chi sa “Perseguire un obiettivo”, che scende da 67,0 a 60,0.

D’altro lato, c’è anche la consapevolezza della possibilità che si apra una nuova fase di sviluppo inclusivo e sostenibile del Paese, in grado di superare i limiti e le contraddizioni del passato.
Alta è l’incertezza nei confronti del futuro ma allo stesso tempo è elevata anche l’apertura verso i cambiamenti. Alta è la domanda di un lavoro con reddito adeguato (68% dei giovani tra i 18-22 anni), ma anche il desiderio di farlo all’interno di una azienda di cui si condividono i valori (60%) e si svolge una attività con ricadute positive per la società e l’ambiente (60%).
Bassa è la conoscenza del Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr), che ha visto i giovani poco coinvolti (il 31,8% non sa cosa sia), ma forte è l’auspicio, tra chi è informato, che possa contribuire a risolvere i problemi strutturali del Paese e dare un rilancio alle possibilità di crescita (59,9% in età 18-22 anni concorda “abbastanza” o “molto”), e in buona misura anche migliorare le stesse opportunità per i giovani (52,2%).

Ma affinché questa strada venga davvero intrapresa ci sono alcune condizioni. La prima riguarda le azioni di sistema del Pnrr: nei giovani emerge chiaramente la consapevolezza della necessità di un cambio di passo e di un salto di qualità? che, con le nuove risorse europee e dopo la discontinuità? prodotta dalla pandemia, l’Italia possa davvero fare. Dunque, risulta decisivo focalizzare piani e progetti che rispondano alla loro domanda di cambiamento. L’efficacia di quanto verrà? realizzato con i finanziamenti di Next Generation Eu va allora misurata sulla capacità di mettere il potenziale delle nuove generazioni al centro dei processi che generano benessere in tutto il territorio italiano.

La seconda ha a che fare con i riscontri nella vita personale: occorre mettere i giovani italiani nelle condizioni di migliorare progressivamente, nei tempi e modi adeguati, il proprio percorso occupazionale e accedere a un lavoro di qualità? e abilitante rispetto alle scelte i vita.

La terza  condizione va riferita alle dinamiche della forza lavoro e al ruolo del capitale umano delle nuove generazioni nel sistema produttivo italiano, un bene diventato scarso in Italia. La formazione dei giovani, l’utilizzo e la valorizzazione delle loro competenze aggiornate all’interno delle aziende e delle organizzazioni sono il prerequisito, tanto più con i freni degli squilibri demografici e del debito pubblico, per un’Italia che voglia essere competitiva nei processi di sviluppo nella parte centrale di questo secolo.

Infine, non si può non sostenere e promuovere la forte domanda di protagonismo positivo dei giovani nella società?, che emerge non solo dai dati ma è visibile anche attraverso i movimenti a favore dell’ambiente e contro il riscaldamento globale o attraverso l’attività? di volontariato svolta durante l’emergenza sanitaria.

Nella prima parte del nuovo Rapporto, vengono analizzati quattro fronti rispetto ai quali si giocano le sorti di una ripresa che possa far leva sulle intelligenze, le energie e la vitalità? delle nuove generazioni: le nuove modalità? di formazione e le nuove competenze, i nuovi lavori, i nuovi nuclei familiari, le nuove forme di partecipazione sociale.

Nella seconda parte vengono approfondite condizioni e aspettative delle categorie di persone alle quali il Pnrr si rivolge con specifica attenzione in modo trasversale. Oltre ai giovani, le donne e chi vive al Sud e nelle aree economicamente meno dinamiche del paese, c’è anche un approfondimento sulla componente straniera ch e nel Piano è lasciata un po’ in ombra.
Moltissimi sono i temi esplorati dai curatori: dalla scuola al volontariato, dai progetti di vita al south working. Particolarmente interessante si rivela, anche in termini comparativi, poi l’approfondimento finale sulla condizione dei giovani in Spagna.

Uno per tutti: elettorato giovani, più di uno su tre non ha votato
Nella fascia 18-24 anni l’astensionismo è al 37%. Il 22% ha scelto Fratelli d’Italia, il 10% Calenda, con percentuale più alta rispetto alla media.  Il dato di fatto è secondo i ricercatori dell'Istituto Toniolo «Loro vorrebbero partecipare ma bisogna imparare a cercarli». Ma la politica è lontana. Ed allora: il 37% dei giovani tra i 18 e i 34 anni non è  andato alle urne .  È il dato che dato emerge dal “Radar speciale elezioni“ a cura di Swg. Come leggerlo? Forse indica disillusione verso la politica. O magari disinteresse. Sta di fatto che questa fetta dell’elettorato più giovane non ha trovato nessuno che la rappresentasse. E non sono serviti neppure i video dei politici su TikTok e le incursioni sui vari social per conquistarla. Il problema è che nessuno di costoro li rappresenta....(08/11/2022-ITL/ITNET)

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