Direttore responsabile Maria Ferrante − sabato 18 aprile 2026 o consulta la mappa del sito
italialavorotv.it

Sponsor

DIRITTI DEI CITTADINI - STRAGI NAZIFASCISTE - SCOMPARSO GIORNALISTA FRANCO GIUSTOLISI CONTRIBUI' CON IL SUO "ARMADIO DELLA VERGOGNA" A RENDERE PUBBLICO RITROVAMENTO DOCUMENTI SU STRAGI NAZIFASCISTE

(2014-11-10)

  E' deceduto oggi Franco Giustolisi un giornalista conosciuto ed apprezzato, firma storica de l'Espresso.

Giustolisi scrisse l'?armadio della vergogna?, titolo evocativo sull?occultamento dei fascicoli relativi a stragi nazifasciste che aveva portato alla luce con un appassionato impegno giornalistico ed il contributo dell?associazionismo vicino alle vittime delle stragi nazifasciste, che coinvolse la magistratura militare, la storiografia e la politica, finalizzata a capire se su quella mole di documenti vi fosse stata una qualunque ingerenza per fermare i processi dei responsabili di stragi.

La Presidente della Camera, Laura Boldrini, in proposito oggi ha rilasciato una dichiarazione in cui ha reso omaggio alla memoria di Franco Giustolisi, "il giornalista che con la sua lunga e appassionata attivit? di inchiesta, volta a svelare i troppi misteri della nostra vita pubblica, ha dato prestigio all?informazione italiana. A lui dobbiamo, tra l?altro, la scoperta e la definizione stessa del cosiddetto ?armadio della vergogna?, l?insieme di documenti sulle stragi nazifasciste che per decenni erano rimasti custoditi negli uffici del Tribunale militare di Roma.

Da quella scoperta prese il via anche il lavoro di una Commissione parlamentare di inchiesta nella XIV legislatura. E? una domanda di verit? che ancora attende una risposta completa, perch? molti di quei documenti sono tuttora coperti da segreto a 70 anni di distanza. Perci?, gi? nel marzo scorso, con il mandato dell?Ufficio di Presidenza della Camera ho scritto a diverse autorit? militari e civili per chiedere se su quelle carte possa essere finalmente rimosso il segreto, cos? da metterle a disposizione dell?opinione pubblica. Questa richiesta di trasparenza va onorata anche nel nome di Franco Giustolisi. Ai suoi familiari il mio abbraccio commosso?.

L'Armadio fu rinvenuto a Roma a Palazzo Cesi-Gaddi sede di vari organi giudiziari militari a Roma.
Nel 1994 il procuratore militare Antonino Intelisano (che si stava occupando del processo contro l'ex SS Erich Priebke) rinvenne in uno sgabuzzino della cancelleria della procura militare nel Palazzo Cesi-Gaddi un armadio, rimasto per anni con le ante rivolte verso il muro, nel quale c'erano documenti "archiviati provvisoriamente" decine di anni prima. Vi erano contenuti 695 fascicoli d'inchiesta e un Registro generale riportante 2274 notizie di reato, relative a crimini di guerra commessi sul territorio italiano durante l'occupazione nazifascista. Materiale documentale, che era stato raccolto dalla Procura generale del Tribunale supremo militare, incaricato dal Consiglio dei Ministri.
Tra i documenti ritrovati anche un promemoria prodotto dal comando dei servizi segreti britannici, dal titolo Atrocities in Italy (Atrocit? in Italia), con stampigliato il timbro secret, frutto della raccolta delle testimonianze e dei risultati dei primi accertamenti effettuati sui casi di violenze da parte dei nazifascisti, che al termine della guerra era stato consegnato ai giudici italiani.

All?interno dell?armadio emersero fascicoli sulle pi? importanti stragi naziste, fra le quali l?eccidio di Sant'Anna di Stazzema, l'eccidio delle Fosse Ardeatine, l'eccidio di Monte Sole (pi? noto come strage di Marzabotto), di Monchio e Cervarolo, di Coriza, di Lero, di Scarpanto, la strage del Duomo di San Miniato e gli eccidi dell'alto Reno.

La mancanza di chiarezza sulle modalit? e sul luogo del ritrovamento ingener? una serie di interpretazioni, che fecero parlare di un vero e proprio ?armadio della vergogna?,

Il Consiglio della magistratura militare con una relazione finale nel 1999 e poi la II Commissione Giustizia della Camera dei deputati nel 2001 ravvisarono nella gestione dei fascicoli delle anomalie, spiegate da entrambi gli organi con presumibili pressioni della politica per impedire l?azione giudiziaria contro i responsabili tedeschi ?per motivi di opportunit? politica, in un certo senso una superiore ragione di stato?

Sulla questione fu poi istituita, con legge n.107/2003 d'iniziativa parlamentare del deputato Carlo Carli ed altri, una Commissione parlamentare d?inchiesta sulle cause dell?occultamento di fascicoli relativi a crimini nazisti, presieduta da Flavio Tanzilli, all'epoca esponente dell'UDC. La Commissione oper? dall?ottobre 2003 fino alla primavera del 2006, raccogliendo una mole ragguardevole di documenti, circa 80.000, e interrogando pi? di trenta militari, giornalisti e politici. Una certa risonanza ebbero le audizioni di Giulio Andreotti e di Oscar Luigi Scalfaro. Come ricostruito dal ricercatore Alessandro Borri, la Commissione lavor? in particolare su tre focus tematici:

la cosiddetta "pista atlantica", secondo cui i processi contro i responsabili tedeschi sarebbero stati fermati per mantenere buoni rapporti con la Germania, che nel periodo della guerra fredda, stava assumendo un ruolo di argine all?avanzata culturale e politica sovietica;
la cosiddetta "pista jugoslava", gi? anticipata dagli studi degli storici Klinkhammer e Focardi, secondo cui sarebbe prevalsa una linea dilatoria nei confronti degli imputati tedeschi, per salvare i nostri soldati accusati di violenze in Albania, Jugoslavia, Grecia ed Etiopia;
la cosiddetta "pista dei servizi segreti", a dimostrare il legame fra immunit? e attivit? svolta da ex nazisti e fascisti all?interno dei servizi segreti occidentali.
La Commissione inoltre chiar? le modalit? del ritrovamento, avvenuto in un locale posto in un ammezzato di Palazzo Cesi, in un armadio e su una scaffalatura; e ricostruito la complessa gestione dei fascicoli: una parte (260 fascicoli) fu inviata ai tribunali ordinari nell?immediato dopoguerra, un'altra (695 fascicoli) fu chiusa con il dispositivo di "archiviazione provvisoria" nel 1960, un?altra ancora (circa 1250 fascicoli) fu inviata alle varie procure militari territorialmente competenti.

Il lavoro della Commissione non port? ad una relazione condivisa. Al termine delle attivit? sono emersi due orientamenti profondamente differenti: la relazione di maggioranza, a firma di Enzo Raisi, ha sottolineato come manchi il documento probante l?ingerenza politica e/o dei servizi segreti sulla magistratura militare, mentre la relazione di minoranza, a firma di Carlo Carli, ?si ? posta in linea di continuit? rispetto alle indagini precedenti del Consiglio della magistratura militare e della Commissione Giustizia della Camera, cercando di precisare in che modo la ?ragion di stato? e il contesto internazionale abbiano influenzato l?azione penale contro i criminali tedeschi? (notizie tratte da Wikipedia).(10/11/2014-ITL/ITNET)

Altri prodotti editoriali

Contatti

Contatti

Borsa italiana
Borsa italiana

© copyright 1996-2007 Italian Network
Edizioni Gesim SRL − Registrazione Tribunale di Roma n.87/96 − ItaliaLavoroTv iscrizione Tribunale di Roma n.147/07