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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - LIBIA - MISSIONE ARCHEOLOGICHE- PROF.DI LERNIA(MESSAK PROJECT): "SORPRESI DA VELOCITA' E DEVASTANTE BRUTALITA'...PROPAGANDA MEDIATICA..VICENDA AMARA..SVILUPPI IMPREVEDIBILI"

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  Parlare di conservazione del patrimonio culturale in Libia in questo preciso momento storico risulta assai complesso nell'evolversi degli avvenimenti e degli scontri, anche se non tutto il territorio libico risulta coinvolto negli scontri. Men che meno il discorso - se considerato dall'osservatorio Italia - diventa accessibile se si parla di siti archeologici estesi fra sabbie e rocce in aree pressochè desertiche e di fatto non tutelati, valorizzati e conosciuti solo grazie alla memoria delle popolazioni locali ed all'intervento di esperti archeologi, che hanno portato avanti fino a ieri missioni archeologiche di rilievo per l'umanità. 
  Missioni, quali quelle italiane, molto apprezzate sia in Libia che sul piano internazionale, come quella diretta dal Prof. Savino di Lernia, dell'Università La Sapienza di Roma, responsabile del Messak Project (vedi: http://www.italiannetwork.it/news.aspx?id=25158) importante iniziativa triennale finanziata dallo stesso Ministero degli Affari Esteri italiano, attualmente sospesa in attesa dell'evolversi della situazione nel Paese.

Italialavorotv/Italiannetwork nei giorni scorsi (in epoca anteriore alla risoluzione ONU ed all'intervento delle forze armate straniere nell'area), ha interpellato il Prof. Di Lernia sulla situazione esistente nell'area archeologica afferente al Messak Project e sul contesto ambientale ed umano nel quale si colloca la zona della missione archeologica.

"Siamo rientrati bruscamente con un volo organizzato dal Ministero degli Esteri mentre lavoravamo nel Messak, una regione a sud-ovest della Libia, al confine con l’Algeria. Una missione della Sapienza che dirigo e che va avanti da ormai 50 anni. Nello specifico stavamo conducendo un progetto di valutazione archeologica in un’area che sarebbe diventata un polo di attrazione per il turismo sostenibile" ha illustrato il Prof. Di Lernia. " Purtroppo, le vicende che conosciamo hanno fatto sì che tutto venisse interrotto bruscamente. Devo ammettere che non c’è stata nessuna avvisaglia di quello che stava per accadere: ancora il 17 o il 18 febbraio ero a Tripoli, dove c’era un clima sereno.  Dunque, siamo rimasti completamente sorpresi dalla velocità dei fenomeni e dalla loro devastante brutalità".

Quanto alle altre missioni archeologiche "Che io sappia, prosegue il Prof. Di Lernia, vi erano alcuni ricercatori ...."  Sul piano della collaborazione "Nel momento in cui la situazione è precipitata, avevamo sul terreno diversi colleghi libici: non c’è stata alcuna tensione ma solo tanta solidarietà".  "La Libia - afferma l'archeologo italiano - è un Paese che amo ed in cui ho passato buona parte degli ultimi anni:  non ho avuto nessun timore, quindi, mentre eravamo al Sud, aspettando di poter evacuare dal Paese". 

Pur parlando di archeologia, impossibile sottrarsi ad una breve analisi degli avvenimenti, ponendosi domande ed interrogativi proprio alla luce di una futura ripresa della missione. Interrogativi sull'evolversi della situazione per i quali  solo  nei giorni successivi sarebbero affiorati i primi segni di soggetti, contorni e interessi in campo in un'area del mondo, il Mediterraneo, che ha goduto finora di relativa tranquillità sul piano internazionale.

Afferma Di Lernia "L’asset principale del Paese sono le risorse energetiche ma - aggiunge - il patrimonio culturale è altrettanto importante e rappresenta uno degli elementi più forte di scambio culturale. Il rapporto con i miei colleghi del posto è sempre stato molto positivo e dalle loro parole sembra che la situazione sia fortemente spinta da un punto di vista mediatico ma meno devastante sul terreno di quanto non ci dicono i telegiornali locali e del mondo arabo.
Ad esempio, esplicita lo studioso, secondo quello che dicono i miei colleghi: a Tripoli quella che era a tutti gli effetti una festa è passata come una manifestazione di propaganda." 
In buona sostanza, afferma l'archeologo  "Il clima non lo si può capire fino in fondo: quello che è certo è che è in corso una guerra. Una vicenda amara dagli sviluppi imprevedibili".  E con altrettanta amarezza "Devo ammettere che le Cancellerie europee non hanno...(22/03/2011-ITL/ITNET)

(Data di inserimento online 2011-03-22 00:03)

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