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IMMIGRAZIONE E LA CRISI DEMOGRAFICA ITALIANA " BEN LONTANA DALLA 'RETORICA' DELLA INVASIONE " RIFLESSIONE DI BEPPE DE SARIO (FONDAZ. DI VITTORIO)

(2020-08-05)

L’immigrazione e la crisi demografica italiana è oggetto di una riflessione a cura di Beppe De Sario pubblicata dalla Fondazione di Vittorio dalla quale emerge - ancora una volta - il dato di una retorica dell'invasione che non corrisponde nei fatti alla realtà.

L’immigrazione stabile: i residenti Al 1° gennaio 2020, i dati ufficiali Istat forniscono la cifra di 5.306.548 stranieri residenti, circa 50.000 in più rispetto all’anno precedente (un incremento dimezzato rispetto a quello registrato al 1° gennaio 2019).
Questo dato relativo alla crescita degli stranieri residenti risulta dalla differenza tra la somma di nuovi ingressi regolari (261.000), nuovi nati (63.000) e “altri iscritti” (59.000), da un parte, e la somma degli stranieri cancellati all’anagrafe (209.000: per trasferimento all’estero, morte, perdita delle condizioni di soggiorno o cancellazione per irreperibilità) e di quelli che hanno acquisito la cittadinanza italiana (127.000), dall’altra.

In cinque anni (gennaio 2015 – gennaio 2020) gli stranieri residenti sono aumentati solamente del 5,8%. (+292.111). Come si evince anche da recenti elaborazioni dell’Istituto nazionale di statistica , il contributo demografico degli immigrati alla società italiana si va ridimensionando e non riesce a compensare la riduzione dei cittadini residenti nel Paese.

Nonostante questo contributo, infatti, il totale dei residenti in Italia continua a diminuire: al 31 dicembre 2019 vi erano 60.244.000 residenti, 189.000 in meno rispetto all’anno precedente e circa 552mila in meno rispetto al 31 dicembre 2014.

In estrema sintesi, in Italia si accentua una condizione di crisi demografica che non viene contrastata efficacemente né da politiche a favore del reddito di lavoratori e famiglie o da interventi a sostegno della natalità, né dai flussi migratori in entrata nel Paese.

Emigrazione:
La crisi demografica si concentra sui cittadini italiani e oltre che dal saldo naturale negativo (357.226 nati, contro 626.998 morti nel 2019) si evidenzia dal numero di cittadini italiani che hanno spostato la propria residenza all’estero nell’ordine di 126.000. Si tratta del dato più alto dal 1981 (oltre il doppio della media delle cancellazioni negli anni 2001-2010, pari a circa 50 mila, dato in crescita sensibile e costante dal 2011).
Nel quinquennio 2015-2019 gli italiani che hanno trasferito la propria residenza all’estero sono stati circa 586.000 -mentre 229.000 cittadini italiani sono “rimpatriati”, per un saldo positivo di trasferiti all’estero di 357.000- a fronte di un aumento di residenti stranieri, nello stesso periodo, di 292.111.

Cittadinanza
Uno dei fattori che ha mitigato l’aumento della popolazione straniera in Italia è rappresentato dalle acquisizioni di cittadinanza. Tra il 2013 e il 2019 circa 1 milione di cittadini stranieri hanno ottenuto la cittadinanza italiana (996.000), la gran parte per durata della residenza (44,9% nel periodo 2013-2018), il 14,5% per matrimonio, mentre un consistente 40,6% per altri motivi: tra questi il raggiungimento della maggiore età da parte di giovani stranieri, magari nati in Italia, la discendenza da avi italiani (frequente negli anni recenti per i nuovi cittadini provenienti dal Brasile) e il riconoscimento della cittadinanza ai figli minori di immigrati naturalizzati.

Permessi di soggiorno
Tra il 2014 e il 2018 il numero di nuovi permessi di soggiorno rilasciati ogni anno a cittadini non-UE ha oscillato tra i circa 225.000 del 2016 e gli oltre 260.000 del 2017, con una media intorno ai 243.000 permessi all’anno (pressoché pari al numero di permessi rilasciati nel 2018).

Gli elementi più rilevanti che hanno inciso sulle oscillazioni degli ingressi sono rappresentati dai permessi di soggiorno per asilo e motivi umanitari, aumentati dal 19,3% del 2014 al picco massimo del 38,5% nel 2017, per poi scendere al 26,8% nel 2018. Parallelamente, continuava il calo consistente dei permessi di soggiorno per motivi di lavoro (connesso alla compressione dei numeri definiti con i Decreti flussi, specie per lavoro dipendente) mentre rimanevano costanti nei valori assoluti gli ingressi per motivi di famiglia, intorno a 100.000 all’anno.
Se poi si allarga lo sguardo fino a comprendere gli anni a partire dal 2008, è evidente come il numero di nuovi permessi di soggiorno per i cittadini dei Paesi terzi è risultato in calo a partire dal  2011, con l’eccezione del solo 2017. Si può notare che il periodo tra 2008 e 2013 ha visto ingressi per motivi umanitari assai limitati rispetto al totale: solo nel 2011 hanno raggiunto l’11,8% del totale, mentre sono stati decisamente inferiori negli altri anni.

Nessuna invasione, nonostante pandemia e crisi globale
Nel corso del 2019 la pressione migratoria sull’Italia si è considerevolmente ridimensionata rispetto al periodo precedente, in particolare se confrontata con gli anni 2015-2017. Nel corso del 2019 il Ministero dell’Interno ha registrato 43.783 domande di protezione internazionale

I migranti giunti via mare (i cosiddetti “sbarchi”) ammontano invece a 11.471. Questi dati dimostrano anzitutto che gli “sbarchi” non sono più la principale modalità di ingresso nel Paese per gli stranieri che presentano domanda di protezione internazionale, modalità affiancata da altri canali di entrata (per esempio via terra attraverso il confine orientale con la Slovenia).

È tuttavia indubbio che in anni recenti la rotta mediterranea abbia invece rappresentato un accesso principale per i richiedenti asilo e protezione internazionale. Prima di cedere alla retorica della paura verso l’“immigrazione incontrollata”, occorre collocare l’attuale flusso d’ingresso via mare nel contesto recente delle immigrazioni.
Alla data odierna, il numero di migranti giunti in Italia via mare nel 2020 raggiunge la cifra di 14.832 (di cui la metà nel mese di luglio, dopo una compressione nei mesi del lockdown), superiore agli 11.471 arrivati nell’intero 2019, ma ancora largamente inferiore ai 23.370 del 2018 e assai lontana dagli oltre 180.000 del 2016. Un dato, quello dei cosiddetti “sbarchi” del 2020, che va quindi collocato in un quinquennio (2015-2019) in cui gli approdi via mare hanno  interessato quasi mezzo milione di migranti e rifugiati (489.488).

Il soggiorno irregolare in Italia, e l’emigrazione “fantasma” degli italiani
Diverse stime proposte dagli istituti di ricerca più accreditati (Ismu, Fondazione Leone Moressa, Idos) riportano che gli immigrati presenti sul territorio nazionale senza titolo di soggiorno valido ammontano a circa 500-600mila. La recente regolarizzazione definita con il Decreto rilancio, anche a causa dei vincoli stringenti che la caratterizza, ha finora raccolto 160.000 domande in gran parte nel settore del lavoro domestico (87%), mentre è assai limitata la copertura nel settore agricolo (13%).

La regolarizzazione dei migranti, specie se già occupati, assieme a un incremento del numero degli stranieri ufficialmente residenti per il 2020 può diventare una risorsa per l’Italia dal punto di vista fiscale e contributivo, senza contare gli effetti di legalità in vasti settori dell’economia informale e irregolare Va anche considerata la difficile posizione degli aspiranti alla protezione internazionale che avrebbero la possibilità di essere impiegati a partire dal sessantesimo giorno dalla richiesta di asilo, e non pochi trovano un’occupazione specie nei settori più fragili e precari (dalla logistica alla raccolta stagionale di frutta e ortaggi), ma hanno visto ridursi gli spazi per accedere alla richiesta di asilo, a causa del Decreto sicurezza che ha cancellato la fattispecie della protezione umanitaria.

Per quanto riguarda gli italiani, il numero delle cancellazioni anagrafiche per l’estero non esaurisce il numero di quanti lasciano l’Italia per una destinazione migratoria, soprattutto se all’interno dello spazio Ue di libera circolazione. Le differenze considerevoli tra i dati dei nuovi residenti/soggiornanti italiani all’estero registrati in loco (per restare solo ai principali paesi europei di destinazione) e quelli restituiti dalle statistiche italiane dell’AIRE o delle anagrafi consolari mostrano una quota importante di emigrati italiani (almeno un ulteriore 50-70% rispetto ai cancellati “regolari” dalle anagrafi italiane) che vive una fase non ancora consolidata dell’emigrazione, non inclusa nelle statistiche ufficiali ma che tuttavia va considerata per comprendere la reale entità dei flussi che alimentano la nuova emigrazione degli italiani." (05/08/2020-ITL/ITNET)

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