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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - FRANCIA - A PARIGI LA "STAGIONE NAPOLETANA" CON L'OMAGGIO A GEMITO - INTERVISTA IN ANTEPRIMA CON S. BELLENGER (DIRETT. CAPODIMONTE) IDEATORE INIZIATIVA

(2019-10-03)

  Napoli con la sua cultura si appresta per quattro mesi, da ottobre a gennaio, ad invadere Parigi: l'arte, la musica e il cinema partenopeo saranno infatti i protagonisti di una grande stagione che avra’ il suo 'quartiere generale’ nel prestigioso Petit Palais.
Momenti clou della kermesse la mostra dedicata a Vincenzo Gemito dal titolo 'Vincenzo Gemito (1852-1929). Lo scultore dall’anima napoletana’ in programma dal 15 ottobre al 26 gennaio 2010, e la rassegna su Luca Giordano in apertura a novembre.

Della mostra su Vincenzo Gemito parla ad Italian Network in anteprima  Sylvain Bellenger, Direttore del Museo di Capodimonte di Napoli ed ideatore di questo articolato omaggio alla cultura napoletana, nonche' curatore generale dell’evento espositivo insieme a Christophe Leribault, direttore del Petit Palais.

“E’ la prima volta che in Francia viene organizzata una mostra su Vincenzo Gemito eppure quello di Gemito puo’ definirsi un 'ritorno'. Fu proprio a Parigi, infatti, che l’artista, all’eta’ di 25 anni, incontro’ la fama internazionale partecipando prima al Salon de Paris e l’anno successivo, nel 1878, all'Exposition Universelle, dove presento’ ‘Il pescatore napoletano'. Fu nella  Ville Lumière che Gemito divenne l’artista invidiato da Rodin, guardato da Degas, in breve uno dei piu’ grandi scultori del suo tempo apprezzato in Italia e in Europa” afferma Bellenger.

“Gemito e’ stato un artista tenace e coraggioso la cui produzione non 'risenti’ della malattia, la schizofrenia, che lo afflisse per lunghi anni. Anzi si può dire che la sua arte e’ stata una forma di resistenza contro un destino difficile. Non dobbiamo dimenticare che Gemito era un trovatello, abbandonato sin dalla nascita, cresciuto tra le strade di Napoli con il suo amico Antonio Mancini. Un ragazzo che si guarda attorno e con estremo realismo ritrae quello che lo circonda, dai pescatori agli scugnizzi, traendo ispirazione anche dalle antichita’ studiate al Museo Archeologico” continua Bellenger.

Un artista, ingiustamente dimenticato dopo la sua morte, che all’eta’ di 17 anni aveva gia’ realizzato 'Il giocatore di carte’, la grande scultura subito acquistata da Vittorio Emanuele II, e a 23 anni vantava la creazione di una serie di busti di insigni personaggi tra cui Morelli, Verdi e Michetti.

Di questo artista la mostra parigina ospita 120 opere, disegni ma soprattutto sculture, che ripercorrono tutto il suo iter. Lavori provenienti per lo piu’ dal Museo di Capodimonte e dalla Collezione di Banca Intesa, ma anche da altre istituzioni museali internazionali e da raccolte private.

Allestita tematicamente e cronologicamente, l'esposizione propone i suoi piu’ noti capolavori come il magnifico medaglione con la testa di Medusa in argento dorato proveniente dal Getty Museum di Los Angeles, il famoso Giocatore e l’altrettanto celebre Pescatore Napoletano. Ed, ancora, il Pescatore prestato dal Bargello di Firenze, il Fiociniere, la testa di fanciulla, il Malatiello, il Pescatorello, l’Acquaiolo, il Pastore degli Abruzzi, il busto della moglie Anna e quello di Giuseppe Verdi.
Ci sono poi i disegni, tra cui La Zingara e O’ Prevetariello, che rivelano il suo straordinario talento di disegnatore.

"Nel corso della sua vita Gemito si dedico’ sia alla scultura che al disegno e alla fine della sua carriera la sua produzione grafica risulta decisamente superiore, qualitativamente parlando, ai manufatti scultorei risalenti allo stesso periodo” osserva Bellenger.
Poi, aggiunge come per la prima volta venga proposta al pubblico la corrispondenza tra Gemito e Rodin, ed approfondisca anche alcuni aspetti, mai indagati sinora, dell’artista  nel suo rapporto con la follia, oltre a quello sulla sua natura di imprenditore.

“Lungo il percorso abbiamo inserito, inoltre, diversi lavori del famoso pittore Antonio Mancini, il suo grande amico d’infanzia; alcune creazioni di un altro apprezzato scultore napoletano, Achille d’Orsi, anche lui molto vicino a Gemito; e una ballerina di Degas volta a sottolineare l'influenza che Gemito esercito’ sull'artista francese”  sottolinea Bellenger.
“Degas non e’ stato il solo ad ispirarsi a lui: Gemito e’ stato un artista molto imitato, ha introdotto un realismo che inizialmente nella Parigi ‘classica’ e' stato definito brutto. Questa bruttezza, tuttavia, e’ stata all'avanguardia perché e’ proprio nel realismo che troviamo la verita’ ” spiega Bellenger.
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La kermesse dedicata alla cultura napoletana prevede anche una serie di concerti: musiche che rievocano canti, balli e personaggi legati al mondo di Gemito.
In programma diversi appuntamenti tra cui:
il 10 novembre 'La Rondine’ di Puccini con i Solisti dell’Atelier lyrique d’Opera Fuoco;
il 17 novembre musiche di Bellini, Donizetti, Verdi, Leoncavallo, Ciléa, Puccini, Liszt e Mascagni; l’1 dicembre 'Le Concert impromptu’ con musiche di Rossini, Puccini, Stravinsky, Cottrau;
l’11 gennaio ‘Viaggio musicale da Napoli a Parigi nel 1900’ con musiche di Fauré, Debussy, Hahn, Duparc, Chaminade, Rossini, Verdi.

Prevista anche una rassegna cinematografica: film di ieri e di oggi ambientati a Napoli.
In calendario:
il 24 novembre ‘Matrimonio all'italiana'  di Vittorio de Sica (1964);
l’8 dicembre ‘Gomorra’ di Matteo Garrone (2008);
il 12 gennaio ‘Le mani sulla citta'’ di Francesco Rosi e Raffaelle La Capria (1963);
il 26 gennaio ‘L'oro di Napoli’ di Vittorio de Sica (1955).

Il programma prevede, inoltre, anche alcune conferenze dedicate a Gemito, alla scultura napoletana nel XIX secolo, al presepe barocco napoletano.
Da segnalare anche l' incontro su Vincenzo Gemito presso l’Istituto di Cultura Italiano, il 6 novembre, a cui prenderanno parte Jean-Loup Champion, storico dell’arte e curatore scientifico della mostra; Christophe Leribault, Direttore del Petit Palais; Manuela Moscatiello, storica dell’arte e conservatrice al Museo Cernuschi e Paola Zatti, conservatrice alla Galleria d’Arte Moderna di Milano.

Prevista, infine, la presentazione dell’evento espositivo all’Ambasciata Italiana a Parigi a cui dovrebbe prendere parte anche il Presidente francese Emmanuel Macron.
“Un'occasione per sottolineare la forte relazione tra Francia e Italia. Un momento di riavvicinamento dopo gli attriti dei mesi scorsi” puntualizza Bellenger.
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Dopo Parigi, la mostra su Gemito verra’ allestita al Museo Capodimonte, a Napoli. Un museo che Sylvain Bellenger ha deciso di 'lanciare'' sul circuito internazionale.
“Questa istituzione museale ha una collezione enorme, di altissimo livello, in modo particolare la raccolta dedicata al barocco napoletano. A tutt’oggi pero’ e’ ancora un museo di nicchia e non trovo che sia giusto. Proprio per questo stiamo stringendo una serie di collaborazioni internazionali. Oltre alla mostra di Gemito e di Luca Giordano a Parigi, abbiamo cosi' organizzato l’esposizione ‘Flesh and Blood’ sul barocco napoletano che si apre il 17 ottobre al Seattle Art Museum (vedi: http://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&id=59514)  e che andrà successivamente al Kimbell Art Musuem a Fort Worth.
Stiamo, inoltre, lavorando con il Museo Puskin su una mostra sempre sul barocco napoletano” conclude  Bellinger, sottolineando il ruolo importante dell’American Friends of Capodimonte, una realtà che sostiene il museo pagando lo stipendio di alcuni curatori americani.

Vincenzo Gemito:

Abbandonato appena nato alla Ruota degli Esposti dello Stabilimento dell’Annunziata di Napoli, Gemito trascorre la sua infanzia in orfanotrofio per essere poi adottato da una povera famiglia di falegnami. Giovanissimo frequenta le botteghe degli scultori Emanuele Caggiano e Stanislao Lista. Insofferente all’arte accademica, si lega ad artisti “ribelli” come Antonio Mancini, Giovan Battista Amendola, Achille d’Orsi ed Ettore Ximenes.
Tra il 1877 e il 1880 soggiorna a Parigi partecipando a tre edizioni dell’Esposizione Universale.
Tornato definitivamente a Napoli riceve committenze importanti anche dal re Umberto I ma, a seguito di un crollo mentale, rimane rinchiuso prima in un ospedale psichiatrico poi presso la sua abitazione dal 1887 fino al 1909. Ristabilitosi dalla sua malattia , ricomincia a scolpire e a disegnare dedicandosi, durante gli ultimi anni della sua vita, all’oreficeria. (03/10/2019- Letizia Guadagno-ITL/ITNET)

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