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DONNE - VIOLENZA - OCMIN(SEGR.CONF.CISL):"LA DOPPIA VULNERABILITA' DELLE DONNE ANZIANE...RISCHIO CHE IN RECESSIONE ECONOMICA AUMENTI PERICOLO PRESSIONE E CONSEGUENTE VIOLENZA"
(2013-10-18)
"Il fenomeno della violenza sulle donne ha raggiunto in questi ultimi anni livelli di allarme talmente elevati da occupare pagine e pagine di giornali e costituire il tema centrale in numerosi dibattiti sociali ad ogni livello, sino ad arrivare alla recente approvazione della legge sul femminicidio per garantire una maggiore tutela e protezione alle vittime e prevenire e contrastare ogni forma di violenza nei loro confronti, a partire da quella domestica all?interno della quale si cela anche l?insidioso e bieco fenomeno della violenza contro i minori e gli anziani." Lo ricorda Liliana Ocmin in un articolo di prossima pubblicazione sul quotidiano della CISL Conquiste del Lavoro"
Stigmatizza Ocmin "Si ? consolidato nel tempo una sorta di ?trilogia? dei soggetti deboli a rischio di violenza: le donne, come cardine della dimensione affettiva, riproduttiva e di cura; gli anziani, come soggetto cruciale di memoria e di trasmissione della saggezza; i bambini, come preludio del futuro e principio di speranza. Sono proprio questi tre anelli forti della socialit? ad essere maggiormente colpiti. La violenza contro di loro va quindi colta nella sua dimensione unitaria, un approccio che ci consente di produrre risposte adeguate senza perdersi in mille rivoli. Questo ? stato anche il filo conduttore che ha animato i lavori del Convegno ?Contro la violenza alle Donne Anziani e Bambini?, promosso dalla FNP Cisl di Livorno e che si ? tenuto proprio in questi giorni nella cittadina toscana.
Ma se della violenza in generale sulle donne e i bambini sono piene le statistiche, quella pi? specifica relativa alle donne anziane ancora oggi ? poco attenzionata e che, invece, per la sua delicatezza e complessit? - caratteristiche che ne determinano anche un aumento della vulnerabilit? - necessita di essere ulteriormente e adeguatamente approfondita. Negli ultimi anni si ? registrato un numero crescente di casi di violenza nella fascia d?et? che va dai 55 ai 70 anni. Pensiamo solo che l?11.4% del totale delle donne che hanno subito violenza (2006 Istat), di cui 8.5% da uno sconosciuto e il restante da parenti o amici, sono annoverabili nella fascia tra i 65 e i 70 anni, et? oltre la quale purtroppo le statistiche non vanno.
La violenza contro le donne anziane ? spesso la conseguenza di modelli sociali e culturali ormai obsoleti ai tempi di oggi ma che ne hanno caratterizzato il proprio vissuto. Basti pensare che molte sono cresciute in una societ? che perpetrava un modello patriarcale e talvolta maschilista, interiorizzando un modello comportamentale che le vedeva in un ruolo subordinato rispetto alla figura maschile.
Anche sul versante del lavoro,prosegue Ocmin, e conseguentemente sull?autonomia economica nell?et? pensionabile, le anziane, con un reddito mediamente inferiore rispetto a quello dei coetanei uomini, si trovano in una posizione di maggior fragilit? che si protrae nel tempo, anche a fronte della maggiore prospettiva di vita. Vi ? dunque per le anziane una doppia vulnerabilit?, anagrafica e di genere. Bisogna quindi portare alla luce queste realt?, le motivazioni che ne stanno alla base e le pesanti conseguenze che producono. E partire da questa consapevolezza per costruire reti di solidariet? che creino un sostegno pi? adeguato alle donne per uscire dalla solitudine, dalla paura e dall?impotenza. Si tratta di aspetti su cui sia le politiche pubbliche che le associazioni di volontariato, come ad esempio l?Anteas, radicata e attiva su tutto il territorio nazionale, possono fornire un contributo fattivo e concreto.
Il rischio ? che la recessione economica e le politiche di rigore aumentino ulteriormente la pressione economica su famiglie, lavoro e pensioni, incrementando la fragilit? delle persone anziane e con esso il pericolo violenza che si scarica prevalentemente sulle donne e i minori.
La nuova legge di Stabilit?, ad una prima lettura, mostra ancora segnali troppo deboli per dissipare questi timori, ma speriamo in un intervento pi? coraggioso e responsabile da parte del parlamento. Intanto, come Cisl e come sindacato possiamo fare molto, puntando soprattutto sull?occupabilit? delle donne per liberare attraverso il lavoro non solo le vittime di oggi ma anche le anziane di domani."18/10/2013-ITL/ITNET)
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