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DONNE INNOVAZIONE CRESCITA - OBIETTIVO 2010 NELLA URE: 60% DI OCCUPATE. IN ITALIA OGGI IL 46%. IL 31% A SUD IL 56/57% A NORD.
(2007-11-28)
Donne, Innovazione, Crescita: per il 2010 la strategia di Lisbona si pone come obiettivo il 60% dell'occupazione femminile entro il 2010. Ma l'?Italia allo stato attuale si posiziona si un tasso (anno 2006) del 46,3 per cento (a fronte di una media italiana del 58,4%), rispetto alla media dell?Unione ( 57,4) ed a 27 del 64,4%. Trovandosi cos? nelle ultime posizioni in Europa.
Una condizione del tutto differenziata rispetto al resto dell'Italia: nel Mezzogiorno il tasso d?occupazione femminile ? del 31,1 per cento, contro il 56 per cento del Nord-Ovest e il 57 per cento del Nord-Est (dati 2006).
Il Sud, peraltro, non si ? avvantaggiato della crescita dell?occupazione femminile avvenuta a partire dalla seconda met? degli anni novanta. Dal 1993 al 2006 le occupate sono cresciute di 1.469mila unit? nel Centro Nord e solo di 215mila nel Sud. Inoltre, pur diminuendo la disoccupazione nelle regioni meridionali, nel 2004 e nel 2005 sono emersi segnali negativi di aumento dell?inattivit? femminile che sono proseguiti nel 2006 e anche nel primo semestre 2007 con 110mila inattive in pi?. Le donne del Sud, anche le giovani, in molti casi hanno smesso di cercare lavoro.
L?innalzamento del tasso di occupazione femminile ? dunque una priorit? su cui impegnarsi per elevare il potenziale di crescita e per garantire una pi? equa ripartizione delle risorse pubbliche. E' quanto sostengono le ministre del Governo Prodi che hanno pesentato una nota aggiuntiva al documento prodotto dal Governo per la Commissione Europea
Si impone, dunque, un cambio di passo nelle politiche a favore delle donne. E questo cambio di passo significa, sostanzialmente, innalzare l?occupazione femminile, equiparare le condizioni di partenza nella societ? tra uomini e donne, includere la dimensione femminile in un nuovo patto intergenerazionale.Hanno affermato le Ministre tenendo, fra l'altro in conto, l'orientamento della UE per il sostegno all?affermazione e lo sviluppo di politiche di genere e di pari opportunit?, quali strumenti essenziali per la crescita, la prosperit? e la competitivit?. Politiche che devono essere raggiunte con la trasversalit? delle azioni ad esse connesse e la necessaria attenzione alla dimensione di genere in ogni fase della programmazione, implementazione e valutazione dei Programmi di Riforma Nazionale.
I paesi caratterizzati da una minore partecipazione delle donne al mercato del lavoro, come l?Italia, sono quelli che otterrebbero dall?aumento dell?occupazione femminile un maggior vantaggio in termini di crescita del Prodotto interno lordo, come ? stato evidenziato nei giorni scorsi dalla Convention annuale di "Donneimpresa" di Confartigianato. Risulta anche con crescente chiarezza che il lavoro femminile non ? pi? un ostacolo alla natalit?. Uno studio dell?Ocse dimostra che oggi nei Paesi ad alto reddito, a differenza di quanto avveniva in passato, dove le donne hanno meno opportunit? di occupazione si fanno anche meno figli. Pi? alti livelli di fecondit? emergono invece per quei Paesi che hanno tassi d?occupazione femminile pi? alti e un maggior investimento in politiche di conciliazione famiglia-lavoro e di sviluppo dei servizi.
Iniziative per l?occupazione e la qualit? del lavoro femminile nel quadro degli obiettivi europei di Lisbona anche proporre modelli di donne affermate professionalmente al fine di smontare stereotipi obsoleti e perdenti.
Realizzare il ?cambio di passo? in Italia non ? facile, ma non si parte da zero. Alcuni interventi sono gi? in fase d?attuazione, mentre altri richiedono approfondimenti, confronti, iniziative da avviare al pi? presto. Il sostegno all?occupazione femminile ? uno degli obiettivi pi? importanti che il Governo si pone, considerando la distanza che separa l?Italia ? e in particolare alcune regioni del centro-sud ? dai traguardi di Lisbona. Politiche di sostegno diretto alla domanda di lavoro femminile, politiche e servizi per la conciliazione del lavoro di cura e del lavoro esterno alla famiglia, politiche di incentivazione all?imprenditoria femminile sono tutte forme di intervento che concorrono, trasversalmente, all?obiettivo di una maggiore e migliore occupazione delle donne. Anche le azioni positive contro la discriminazione e le altre forme di intervento per l?affermazione delle pari opportunit? hanno un impatto sull?occupazione femminile.
Per quanto riguarda, nello specifico, il sostegno diretto all?occupazione femminile, ? in fase di discussione un ?Piano d?azione straordinario per l?occupazione femminile?, che intende proporre un approccio strategico attraverso la definizione di breve e di lungo periodo. Il Piano, secondo gli impegni programmatici contenuti nel DPEF 2008-2011, assume la metodologia del mainstreaming a tutti i livelli decisionali e in tutte le aree d?intervento, finalizzata alla convergenza verso l?obiettivo di migliorare la quantit? e la qualit? dell?occupazione femminile; a sostenere i percorsi di carriera; a rafforzare la presenza delle donne in posizione di vertice; ad accrescere la conciliabilit? tra lavoro e vita extra lavorativa in una ottica di parit? di genere.
Un punto fondamentale del Piano ? costituito dalle politiche fiscali di incentivo all?occupazione femminile, sia sul versante delle imprese che assumono donne, sia attraverso riduzioni fiscali sull?offerta di lavoro da parte delle lavoratrici. Sul lato della domanda di lavoro, si tratta di potenziare le misure, gi? introdotte nella finanziaria per il 2007 e approvate in sede europea, con le quali si riduce il carico fiscale sulle imprese che assumono donne nelle aree svantaggiate. Sul lato dell?offerta occorre introdurre misure che riducano il peso fiscale sul reddito percepito dalle donne che lavorano, in modo da incentivare le stesse alla permanenza al lavoro.
? in corso la revisione e il rilancio della strategia complessiva di sostegno alle iniziative imprenditoriali delle donne, con l?introduzione di forme alternative e innovative quali il Fondo pubblico di garanzia per il sostegno al credito delle piccole e medie imprese femminili e l?accesso al microcredito. Lo strumento nazionale specifico per l?incentivazione all?imprenditoria femminile, la legge 215 del 1992, ? infatti oggetto di una revisione sostanziale per superare il sistema delle agevolazioni e passare a forme di sostegno al credito. A questo proposito un contributo fondamentale, complementare e non sostitutivo, pu? essere svolto dai Fondi Strutturali e dalle risorse stanziate per il Mezzogiorno dal Fondo per le Aree Sottoutilizzate (FAS). In un?ottica che sottolinea il valore sociale e inclusivo dell?iniziativa imprenditoriale ? necessario anche promuovere interventi per l?imprenditorialit? femminile delle donne immigrate.
Nel campo dell?istruzione, partendo da una situazione di totale svantaggio, le donne sono arrivate a superare gli uomini in tutti gli ordini di studio. Il cambiamento ? stato cos? marcato che oggi la maggioranza delle donne tra 30 e 34 anni sono diplomate o laureate. Le donne stanno recuperando anche lo svantaggio formativo nel settore delle nuove tecnologie, terreno tradizionalmente maschile, ma la loro presenza nelle facolt? scientifiche ? su 100 matricole meno di 25 sono donne e nelle facolt? di ingegneria ci sono 18,4 donne immatricolate su 100 ? ? ancora cos? limitata da rendere difficile alle imprese pi? avanzate l?assunzione di un numero adeguato di donne ingegnere, tecnologhe o scienziate. In molte strutture produttive permangono stereotipi maschilisti per gli impieghi di carattere tecnico e scientifico.
La crescita della capacit? d?innovazione del Paese richiede dunque, da un lato, un aumento del numero delle donne laureate in materie tecnico-scientifiche, dall?altro interventi di promozione della domanda per facilitarne l?accoglienza soprattutto nelle piccole e medie imprese. Strettamente connessi alle misure di sostegno all?occupazione devono essere considerati gli interventi mirati alla formazione di capitale umano, visti sempre in collegamento a strategie di sviluppo locale ed innovazione, come condizione per un?adeguata partecipazione femminile. ? necessario sostenere una maggiore diversificazione delle scelte formative condotte dalle donne nell?ambito dei percorsi d?istruzione e di formazione superiore, soprattutto verso i settori scientifico-tecnologici e legati all?innovazione.
Un primo livello d?incentivi (a esempio con borse di studio) dovr? essere destinato all?acquisizione di titoli di studio in materie tecnologiche, affiancato da iniziative di orientamento e comunicazione nelle scuole. Sar? anche necessario trovare forme d?incentivi pubblici per le Universit? che promuovono la crescita della partecipazione femminile nei settori tecnico-scientifici: nei corsi di laurea, nei master, nei corsi di perfezionamento, nei corsi per l?insegnamento.
Adeguate forme di premialit? e incentivo, infine, dovranno essere previste per affermare una maggiore presenza delle donne nelle istituzioni di ricerca pubbliche e private, in particolare nei ruoli dirigenziali.
I carichi di lavoro familiari, che pesano quasi esclusivamente sulle donne, rappresentano ancora una barriera all?accesso al lavoro e al suo mantenimento. La necessit? di sostenere il lavoro di cura ? la ragione principale per cui le donne interrompono il lavoro pi? frequentemente degli uomini e hanno carriere pi? discontinue e meno gratificanti.
Per la valorizzazione professionale delle donne e per il contrasto a stereotipi culturali segreganti, le Ministe sostengono che "Occorre valorizzare il comportamento etico riferito al genere nell?ambito della Corporate Social Responsibility (CSR), con particolare attenzione ai processi di valutazione e gestione delle carriere. In questo ambito va inserita la promozione delle forme di certificazione della qualit? di genere delle imprese (il cd. ?Bollino Rosa?), al centro di recenti iniziative da parte del Ministero del lavoro e del Dipartimento pari opportunit?.
Miglioramenti sono pevedibili nella consistenza dei trattamenti previdenziali percepiti deve accompagnare la graduale equiparazione dell?et? di pensionamento che l?Italia dovr? realizzare, in linea con gli altri paesi europei, anche a seguito della procedura d?infrazione UE gi? in corso. Le tappe di questo processo dovranno essere definite insieme con gli interventi per affrontare la discontinuit? delle carriere lavorative delle donne, con riguardo alle forme di contribuzione figurativa e al riconoscimento del lavoro di cura, che si ripercuote sulle possibilit? di accesso ai trattamenti previdenziali e sulla loro congruit?. 6. Politiche di conciliazione vita-lavoro
Quanto alle problematiche della conciliazione tra famiglia e lavoro verranno affrontate a tre livelli:Donne, Attraverso Politiche di conciliazione familiare: ? necessario intervenire con strumenti legislativi innovativi nella direzione aperta dalla legge 53/2000 sui congedi parentali. Avrebbe carattere fortemente innovativo e non comporterebbe pesanti aggravi per le imprese l?introduzione del congedo di paternit?, rivolto esclusivamente ai padri, limitato a pochi giorni successivi alla nascita del figlio, con carattere sperimentale e facoltativo, per favorire, come avviene in altri paesi, la condivisione della cura neonatale.
Sui Tempi di vita e di lavoro, occorre intervenire attraverso il rafforzamento delle opzioni di flessibilit? sull?orario di lavoro, a esempio con l?introduzione di forme concertate di part time per la cura dei figli minori. Andr? anche a vantaggio delle donne il rafforzamento degli ammortizzatori sociali per sostenere la discontinuit? lavorativa al fine di ridurre i costi della precariet? e il diritto di partecipazione a corsi di formazione e concorsi pubblici nel corso del congedo parentale, compatibilmente con le esigenze del minore.
Circa i Servizi socio-educativi: gli interventi proposti si basano sul Piano straordinario per lo sviluppo dei servizi socioeducativi per la prima infanzia, in particolare dei nidi per i bambini fino a 3 anni. La direzione da prendere ? quella di trasformare i nidi da diritti selettivi a diritti esigibili, come le scuole dell?infanzia. Oltre naturalmente a predisporre azioni concrete ? contenute nel ?piano straordinario? ? per aumentare e diversificare l?offerta (sostenendo anche i nidi privati convenzionati e monitorati dal sistema pubblico, strutture territoriali cofinanziate da soggetti privati, ad es. le imprese, e i nidi aziendali) di fronte a una domanda sempre crescente, ? necessario contrastare la sedimentazione storica (spesso ancora presente nei decisori politici) che ? sottesa alla mancanza di strutture per l?infanzia, basata sulla convinzione che il benessere dei piccoli sia direttamente legato alla presenza continua della madre (e, se non della madre, delle nonne e dei nonni). ? necessario che il forte impegno per l?aumento e la qualificazione dei servizi socioeducativi sul territorio tenga conto dei seguenti punti: a) l?importanza della valutazione e monitoraggio sull?avanzamento del Piano straordinario; b) la necessit? di affrontare anche il problema della flessibilit? oraria diversificata a seconda delle esigenze dei genitori e del bambino/a; c) l?enorme differenza dell?offerta dal punto di vista territoriale, che impone precise priorit? per l?implementazione del Piano.
Circa i servizi per le persone non autosufficienti Le persone non autosufficienti in Italia (per handicap e per et?) sono pari a 2.800.000. ? in corso la stesura di una legge delega al Governo per la definizione dei livelli essenziali delle prestazioni sociali da assicurare nel nostro Paese alle persone non autosufficienti.
Infine, in Italia il lavoro sommerso nel campo del lavoro di cura ? stimato per oltre 1 milione di operatrici/ori. Siamo di fronte ad un fenomeno che investe tutte le realt? territoriali con operatrici/ori in parte straniere e in parte italiane (nelle fasce d?et? 45 ? 55 anni).
Quando il Piano delle Ministre diverr? concreta realta' e' tutto da scoprire, la strada e' lunga e sembra talvolta essere inc erta.(28/11/2007-ITL/ITNET)
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