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LAVORO- IRES CGIL- "UN MERCATO DEL LAVORO ATIPICO": LA VERA NOVITA ? LE DONNE!

(2009-05-18)

    Un mercato pi? mobile e dinamico nel quale l?instabilit? lavorativa ? diventata ?strutturale? dove quasi il 75% dell?aumento occupazionale registrato tra il 93 e il 2007 , circa due milioni e mezzo di posti di lavoro, ? andato alle donne, spesso relegate in posizioni subordinate e meno protette di prima. Le donne pi? istruite,  pur in un mercato ad alto rischio di instabilit?, non si accontentano di restare inattive e di sprecare il capitale umano accumulato: tra le laureate la partecipazione nelle fasce centrali di et? (30-49anni) ? all?87% al Nord, all'82% al Centro e al 77% al Sud.
Il discorso cambia per le donne poco scolarizzate per le quali l?occupazione disponibile  ? tendenzialmente temporanea, spesso in mansioni dequalificate e a bassa remunerazione economica.  E? quanto emerge dalla pubblicazione Nidil Cgil dal titolo ?Un mercato del lavoro atipico?

  Il grande aumento della  partecipazione femminile al mercato del lavoro, in questa fase economico e sociale, ? la vera novit? del mercato del lavoro italiano anche se, nonostante i progressi- spiega la pubblicazione Ires-Cgil- la partecipazione femminile ? ancora poco sotto il 50% e le donne occupate rappresentano meno del 40% del totale, mentre in quella che viene definita ?l?area di instabilit? occupazionale? le donne sono la maggioranza.

  Si tratta di uno dei tanti segnali contraddittori che caratterizzano l?attuale mercato del lavoro: da un lato sono state create nuove opportunit? di lavoro, dall?altro, lo spazio aperto alle donne ? fatto in prevalenza di forme di lavoro non standard, caratterizzate da un minor grado di tutela e sicurezza e da redditi parziali e secondari.

  Una condizione che, secondo quanto emerge dallo studio-  rafforza di fatto la dipendenza dal partner in termini di garanzie di reddito e di copertura assicurativa e impedisce il superamento del modello basato sul maschio lavoratore e capofamiglia e sulla asimmetria dei ruoli nella distribuzione del lavoro tra i generi. Per questa via si innestano altres? circoli viziosi che frenano lo sviluppo ulteriore dell?occupazione femminile. Le nuove forme contrattuali flessibili, dall?altra parte, non sempre aiutano la conciliazione e, anzi, pi? che sostenere il lavoro delle donne impegnate in attivit? di cura, spesso le inducono ad abbandonare il mercato oppure a ridimensionare  i progetti di maternit?.

Al momento della prima maternit?, infatti, una donna giovane che comincia un percorso lavorativo senza il sostegno di servizi adeguati o l?ausilio del compagno/ marito/ padre ? molto probabile che decida ? mettendo sul piatto della bilancia i vantaggi e gli svantaggi anche per la famiglia- di rimanere a casa. Questa sembra la scelta prevalente nel mezzogiorno dove il tasso di partecipazione femminile tra le non scolarizzate raggiunge nella fascia di et? centrale (30-49anni) un magro 25% contro il 63% del Nord ed il 51% del Centro.

  I dati diffusi dall'Ires Cgil hanno dato conto delle profonde differenze territoriali tipiche del nostro paese, differenze che, secondo quanto riportato nella pubblicazione, non sono legate al contesto socio culturale ma derivano soprattutto dal sistema di opportunit? messo in piedi nelle diverse realt? locali. Il che, conclude lo studio curato da Giovanna Altieri-  d? anche la misura del potenziale cambiamento che idonee politiche pubbliche attivate nel nostro vivere sociale, potrebbero produrre. (18/05/2009-ITL/ITNET)

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