Direttore responsabile Maria Ferrante − mercoledì 29 giugno 2022 o consulta la mappa del sito
italialavorotv.it

Sponsor

IMPRESE ITALIANE NEL MONDO - MICROIMPRESE PRODUCONO 1/3 VALORE AGGIUNTO NAZIONALE. 2019: NORD PERSO PESO IN FAVORE CENTRO E MEZZOGIORNO. LOMBARDIA E LAZIO 50% VALORE AGGIUNTO MULTINAZIONALI ESTERE.

(2021-12-29)

  La distribuzione territoriale del valore aggiunto generato dal complesso delle unità locali delle imprese industriali e dei servizi resta sostanzialmente stabile nel 2019 rispetto all’anno precedente. Si conferma al primo posto il Nord-ovest con un contributo pari al 37,0%, seguito da Nord-est (25,5%), Centro (20,8%) e Mezzogiorno (16,8%).

Nel 2019 l’ulteriore rallentamento della crescita annuale del valore aggiunto (+2,4% contro +3,4% e +3,9% dei due anni precedenti) è riconducibile a livello territoriale ai risultati del Nord-ovest (+0,3%) e del Nord-est (+2,3%) dove il tasso di crescita è stato inferiore rispetto al 2018 (rispettivamente +3,6% e +3,8%).
Mezzogiorno (+5,1%) e Centro (+4,4%) crescono di più rispetto all’anno precedente (+2,9% e +3,0%).

In termini di incidenza dei macrosettori, il Nord-ovest perde peso sia nell’industria (-0,7 punti percentuali rispetto al peso del 2018) sia nei servizi (-0,9), in favore del Centro (+0,4 in entrambi i macrosettori) e del Mezzogiorno (+0,4 e +0,5). Stabile il peso del Nord-est.
Il 31,9% del valore aggiunto nel 2019 è prodotto da unità locali di dimensioni micro (0-9 addetti), che in  termini di numero di unità rappresentano oltre il 90% del totale nazionale. Il 27,1% del valore aggiunto è prodotto da unità locali di piccole dimensioni (10-49 addetti), il 24,2% da realtà di medie dimensioni (50-249 addetti) e il 16,8% dalle grandi (250 addetti e oltre).

Rispetto al 2018, il peso economico delle unità locali micro registra a livello regionale un calo diffuso (-0,8 punti percentuali a livello nazionale). Fanno eccezione il Piemonte, la Valle d’Aosta/Vallée d’Aoste e la Basilicata. Tuttavia le micro unità locali continuano a generare la porzione più elevata di valore aggiunto in quasi tutte le regioni. In Emilia-Romagna, Veneto, Friuli Venezia-Giulia e Lombardia il peso sia delle micro che delle piccole unità locali è pressoché identico (circa il 30% in entrambi gli aggregati), mentre prevalgono in modo marcato nel Mezzogiorno, in particolare in Calabria (49,4%), Sicilia (45,4%) e Sardegna (44,8%). Più contenuto ma comunque superiore alla media nazionale la quota di Abruzzo (35,6%) e Campania (38,8%).

Il 41,5% del valore aggiunto nel 2019 è concentrato nell’1% dei comuni. Tale quota include 80 comuni che rappresentano il 26,9% della popolazione nazionale: si tratta prevalentemente di zone densamente popolate (64 comuni) e zone a densità intermedia di popolazione (16 comuni mediamente popolati).

Nel complesso questi comuni fanno parte sia di sistemi locali urbani o turistici (49) sia di sistemi manifatturieri (31)

Includono 57 comuni capoluogo di provincia, 16 dei quali sono anche capoluoghi di regione. Rispetto al 2018 ci sono tre nuove entrate: Pozzuoli (al 62esimo posto), Frosinone (77esimo) e Modugno (78esimo) che prendono il posto di Cernusco sul Naviglio (sceso all’88esima posizione), in provincia di Milano, Carpi (all’86esima) e Fiorano Modenese (alla 91esima).

Le unità locali di Milano e Bolzano ancora ai primi posti per produttività del lavoro La graduatoria 2019 dei primi 20 comuni capoluogo di provincia, per valore aggiunto prodotto dalle unità locali, resta sostanzialmente stabile rispetto al 2018 e continuano a prevalere i comuni capoluogo di regione (11 su 20).

Milano e Roma si confermano largamente in testa alla classifica: il capoluogo lombardo è primo nei servizi e la capitale nell’industria, insieme coprono il 14,8% del valore aggiunto nazionale prodotto dalle unità locali dell’industria e dei servizi. Seguono Torino e Genova con un valore aggiunto aggregato rispettivamente pari a 16,8 e 11,9 miliardi di euro e una crescita rispettivamente dell’8,9% e del 13,0% rispetto al 2015 .

Tra i comuni del Mezzogiorno, Napoli si pone in quinta posizione per ricchezza prodotta dalle unità locali, con un valore aggiunto aggregato pari a 11,2 miliardi di euro, di cui il 78% prodotto nel settore dei servizi (che in media in Italia produce il 57% del valore aggiunto nazionale). Seguono Bologna (con 8,5 miliardi di valore aggiunto), Firenze (8 miliardi), Venezia (6,4 miliardi) e Verona (5,6 miliardi). Tra i comuni del Sud rientrano anche Palermo (decimo posto), Bari (14esimo) e Catania (17esimo). Una
nuova entrata si registra per Trento (al 19esimo posto) che supera Prato (in calo al 20esimo).

Dal punto di vista della produttività apparente del lavoro, misurata dal rapporto di valore aggiunto per addetto, Milano e Bolzano/Bozen si confermano al vertice della graduatoria dei primi 20 comuni capoluogo, con un calo per Milano dell’1,3% e un incremento per Bolzano/Bozen dell’1,7% rispetto all’anno precedente.

Nelle prime 20 posizioni per produttività si registra l’ingresso dei comuni di Lodi (in 33esima posizione nel 2018) e Frosinone (era alla 22esima). In uscita Padova, che scende dal 20esimo al 22esimo posto.

Significative variazioni rispetto al 2018 riguardano l’ascesa di Trento (terza posizione) e Pisa (quarta), in discesa Brindisi (da quinta a 13esima) e Torino (da nona a 20esima).

Tra i sistemi locali con la più elevata produttività apparente del lavoro emerge con 77mila euro per addetto, Sannazzaro de' Burgondi, sistema locale in cui rientrano 24 comuni tutti in provincia di Pavia specializzati nell’area del petrolchimico e dell’industria farmaceutica. Al secondo posto, con 75mila euro per addetto, il sistema locale di Sassuolo, specializzato nella fabbricazione di materiali da costruzione, a cui appartengono sette comuni della provincia di Modena, tra cui Sassuolo appunto, e tre comuni in provincia di Reggio nell’Emilia (Baiso, Casalgrande e Castellarano). Al terzo posto, con 70mila euro per addetto, si inserisce il sistema locale di Pomarance, composto da quattro comuni toscani situati tra le province di Grosseto e di Pisa in cui operano circa 500 unità locali con una elevata concentrazione di addetti nel settore delle utilities

Unità locali ad alta produttività concentrate soprattutto nel Nord-est
Nel 2019 la produttività apparente del lavoro è pari a circa 48mila euro su base nazionale (si conferma quindi il valore registrato l’anno precedente) mentre la produttività mediana è poco oltre i 34mila euro per addetto (33mila nel 2018).

Nel Nord-est i comuni ad alta produttività (cioè con un livello superiore alla mediana nazionale) rappresentano l’80,9% del totale, nel Nord-ovest il 65,1%, al Centro il 44,5% e nel Mezzogiorno il 17,4%.

Nei comuni ad alta produttività sono presenti il 76,7% delle unità locali e l’83,8% degli addetti, che contribuiscono a produrre circa il 90% del valore aggiunto nazionale. Nel Nord e nel Centro la presenza di unità locali e forza lavoro nei comuni altamente produttivi è superiore alla media nazionale, mentre nel Mezzogiorno raccolgono il 42,8% delle unità locali, la metà degli addetti (51,2%) e il 61,8% del valore aggiunto.

Alcune specificità si individuano osservando il dettaglio regionale. In particolare la provincia autonoma di Bolzano/Bozen si distingue per un livello di produttività molto diffuso sul territorio: quasi tutti i suoi comuni (il 99,1%) registrano una produttività uguale o superiore al valore mediano nazionale. Seguono, con valori superiori al 70%, Veneto (84% dei comuni ad alta  produttività), Emilia Romagna (79,6%), Lombardia (77,4%), Friuli-Venezia Giulia (72,6%) e la provincia autonoma di Trento (71,8%).

Tra le regioni del Centro-nord, Lazio (25,7%) e Liguria (34,2%) registrano la minore incidenza di comuni ad alta produttività e in entrambe le regioni la maggior parte del valore aggiunto regionale è concentrato nel comune capoluogo. In particolare, il 70% del valore aggiunto del Lazio è prodotto nel comune di Roma e il 54,9% del valore aggiunto della Liguria nel comune di Genova rispetto al 26,1% registrato dal complesso dei comuni capoluogo di regione italiani o al 29,4% registrato da Milano.

Le regioni del Mezzogiorno presentano una incidenza nettamente inferiore di comuni ad alta produttività (produttività del lavoro superiore alla mediana nazionale). L’Abruzzo, con il 30,5%, presenta il valore più elevato, seguono Campania (21,6%), Basilicata (18,3%) e Sardegna (16,4%). Puglia (13,6%), Molise (13,2%), Calabria (11,6%) e Sicilia (11,5%) registrano l’incidenza più bassa.
Resta comunque significativa la situazione della Basilicata: la produttività mediana registrata dai comuni ad alta produttività in questa regione è pari a 46mila euro, un dato inferiore solo ai territori più produttivi del Nord, come i comuni ad alta produttività della provincia autonoma di Bolzano/Bozen (52mila euro), della Lombardia (50mila), dell’Emilia-Romagna (49mila) e della Valle d’Aosta/Vallée d'Aoste (48mila).

Lombardia e Lazio: oltre la metà del valore aggiunto da multinazionali estere
Si confermano le notevoli differenze strutturali e di performance delle imprese di gruppi multinazionali rispetto alle imprese indipendenti oppure appartenenti ai gruppi domestici.
Le unità locali di gruppi multinazionali esteri (1,0% del totale nazionale) generano il 19,3% del fatturato e il 16,3% del valore aggiunto nazionale. In Lombardia e nel Lazio viene realizzato, nel complesso, il 53,0% del fatturato e il 49,5% del valore aggiunto prodotti da multinazionali estere in Italia.

L’apporto delle multinazionali estere alle economie regionali è molto forte in Lombardia (27,8% del fatturato e 22,7% del valore aggiunto, soltanto con lo 0.9% delle unità locali), in Liguria (26,0% e 22,3% (1,9% delle unità locali) e nel Lazio (23,0% e 20,9%, con l’1% delle unità locali) . Contenuti sono invece i valori nel Mezzogiorno. Le quote di fatturato e valore aggiunto prodotto sul totale dell’economia regionale sono più basse in Molise (5,1% e 8,2%), Basilicata (7,2% e 7,6%) e Calabria (8,9% e 5,5%).
Considerando i macrosettori, le unità di multinazionali estere localizzate  in Liguria e Piemonte apportano un elevato contributo al settore industriale regionale. In termini di valore aggiunto il contributo è rispettivamente del 22,0 e 20,4%. Seguono Lazio (19,9%), Lombardia (16,7%), Abruzzo (18,4%), Toscana (15,7%) ed Emilia Romagna (15,5%).

Nei servizi, le unità locali di multinazionali estere della Lombardia e del Lazio generano il 57,7% del valore aggiunto prodotto da tutte le multinazionali estere in Italia del settore. In Lombardia producono il 26,7% del valore aggiunto regionale, nel Lazio il 21,2%.

Per quanto riguarda la nazionalità degli investitori gli Stati Uniti sono il paese con il più elevato numero di addetti a controllo estero in Italia, seguono Francia e Germania. Tale graduatoria è comune a numerose regioni ma presenta eccezioni significative, connotate spesso dalla contiguità geografica. Le multinazionali francesi sono più presenti in Piemonte (25,2% degli addetti), quelle tedesche nelle province autonome di Bolzano/Bozen (37,7%) e Trento (20,1%) e in Friuli Venezia Giulia (14,8%).

Le unità locali di gruppi multinazionali italiani (1,1% del totale nazionale) generano il 22,6% del fatturato e il 19,8% del valore aggiunto dell’intera economia. Lombardia, Lazio, Emilia Romagna e Veneto contribuiscono nel complesso al 61,1% del valore aggiunto e al 64,9% del fatturato prodotti dalle unità locali di gruppi multinazionali italiani.

Il contributo dei gruppi multinazionali italiani alle economie regionali è rilevante. Emerge il risultato della Basilicata, dove le unità locali di gruppi multinazionali italiani realizzano il 37,7% del fatturato e il 21,8% del valore aggiunto regionale. Seguono il Lazio (con quote pari rispettivamente a 32,8% e 23,4%), l’Emilia Romagna (27,7% e 26,0%) e il Friuli Venezia Giulia (27,7% e 25,4%). Nel Mezzogiorno, ad eccezione della Basilicata già citata, l’apporto dei gruppi multinazionali alle economie regionali è molto
limitato e prevale il ruolo delle imprese indipendenti.

In Basilicata le unità locali di multinazionali italiane più grandi
Le unità locali di multinazionali sono mediamente più grandi delle altre tipologie d’impresa, caratteristica che assume forme particolarmente nette in alcuni territori.
Per le multinazionali estere, fra le regioni emerge la Liguria (46,8 addetti medi delle multinazionali estere rispetto ai 25,4 delle multinazionali italiane, ai 10,8 dei gruppi domestici e ai 2,4 delle imprese indipendenti) dove sono presenti multinazionali attive nel settore del trasporto marittimo e nella fabbricazione di altri mezzi di trasporto. Nel Lazio le quote sono pari a 36,7 addetti per le multinazionali estere, 34,7 per le italiane e 10,2 e 2,3 rispettivamente per i gruppi italiani e le imprese indipendenti.

Nel Mezzogiorno, le multinazionali (con dimensioni medie maggiori rispetto alle imprese operanti solo sul territorio nazionale) sono attive in Abruzzo nella fabbricazione di autoveicoli, rimorchi e semirimorchi e nel settore tessile e in Puglia nel settore farmaceutico e nella fabbricazione di mezzi di trasporto. Per le multinazionali Italiane, la dimensione media maggiore (63,9 addetti) si registra in Basilicata (29,8 addetti per le unità locali di multinazionali estere, 10,9 per i gruppi italiani e 2,4 per le indipendenti).

La produttività del lavoro delle unità locali dei gruppi multinazionali, italiani ed esteri, è mediamente più elevata rispetto a quella delle restanti unità locali. La Toscana è la regione in cui i livelli di produttività sono più elevati per le multinazionali (138mila euro per le estere, 103mila per le italiane). Segue la provincia autonoma di Trento, con 136mila euro per la produttività delle unità locali di gruppi esteri e con 77mila per i gruppi multinazionali italiani. Nel Lazio è maggiore la produttività delle unità dei gruppi
multinazionali italiani (136mila), rispetto a quella comunque elevata dei gruppi esteri (116mila).

Si segnala il differenziale positivo della produttività delle unità locali di multinazionali italiane in molte regioni del Mezzogiorno. In Sardegna 114mila euro rispetto ai 64mila delle estere, ai 50mila delle domestiche e ai 26mila delle indipendenti e in Puglia 98mila rispetto rispettivamente a 50mila, 50mila e 26mila. Nella provincia autonoma di Bolzano/Bozen la produttività nei gruppi domestici pari a 98mila euro è invece superiore a quella dei gruppi multinazionali esteri (78mila) e italiani (83mila).

Fra le unità locali con 250 addetti e oltre, emergono le multinazionali, sia italiane sia estere, in tutte le regioni. In Toscana la produttività delle grandi unità locali a controllo estero è addirittura 11 volte più alta di quella delle indipendenti; nel Lazio la produttività delle multinazionali italiane è oltre 5 volte superiore a quella delle indipendenti.

Il costo del lavoro pro-capite delle unità locali delle multinazionali, estere e italiane, supera ovunque quello delle imprese domestiche. Il valore più elevato si ha in Lombardia (44mila euro), seguono Lazio (43mila euro) e Toscana (40mila euro). La Liguria ha il costo del lavoro pro-capite più basso per le unità locali di gruppi esteri (27,3mila euro), inferiore a quello delle unità locali di gruppi multinazionali italiani (40mila) e di gruppi non multinazionali (30mila euro), ma registra per le unità di gruppi multinazionali italiani la retribuzione media più alta (40mila euro), in Calabria è all’opposto quella più bassa (28mila
euro). (29/12/2021-ITL/ITNET)

Altri prodotti editoriali

Contatti

Contatti

Borsa italiana
Borsa italiana

© copyright 1996-2007 Italian Network
Edizioni Gesim SRL − Registrazione Tribunale di Roma n.87/96 − ItaliaLavoroTv iscrizione Tribunale di Roma n.147/07