SINDACATI ITALIANI NEL MONDO - COORDINAMENTO NAZ. DONNE PENSIONATE DELLA CISL "BASTA CON L'EQUAZIONE PENSIONATI=COSTO SOCIALE
“La FNP e la CISL stanno portando avanti una battaglia importante sulla riforma fiscale: vogliamo una riforma in cui pagano tutti per pagare di meno e in cui venga garantita un’uguaglianza di base rispetto alle differenze con cui si pagano le tasse”. Lo ha affermato il Segretario Generale FNP-CISL, Gigi Bonfanti, intervenendo al convegno dal titolo “La povertà femminile anziana”.
“Noi rappresentiamo un tipo di famiglia particolare – ha spiegato Bonfanti - e le soluzioni del fisco che riguardano la famiglia devono essere personalizzate, dal momento che nel nostro nucleo sindacale abbiamo il maggior numero di incapienti, ai quali è necessario attribuire dei benefici. Non sono mai stato favorevole a norme legislative che non si contrattano: dobbiamo pretendere garanzie concordate che ci permettano di trovare le soluzioni ottimali. In tal senso abbiamo inviato una lettera al Presidente della Camera, perché pretendiamo una risposta riguardo la nostra richiesta di una legge quadro che garantisca diritti generalizzati e che ogni anno, attraverso la finanziaria, realizzi un “rifornimento economico” che sostenga tali diritti. Se non facciamo questo, costruiamo un’Italia sempre più basata sulle differenze”.
“Dobbiamo, inoltre, risolvere lo spreco di quelle risorse destinate ai pensionati – ha concluso il Segretario Generale FNP-CISL - spese non per i servizi ma per la burocrazia funzionale all’accesso ai servizi: dobbiamo intervenire sul territorio, dal momento che abbiamo una presenza capillare che può permetterci forme di verifica e di controllo”.
“Il numero delle famiglie in emergenza sta terribilmente crescendo, a causa della crisi e della disoccupazione: bisogna produrre sviluppo e posti di lavoro. All’interno di questa crescente povertà, ce n’è un pezzo che rischia di non avere l’attenzione dovuta: la fetta anziana, costretta a fare i conti con chi crede che venga dato loro troppo rispetto ai giovani, come se in pensionati fossero responsabili dell’impoverimento dei giovani”. E’ quanto ha affermato ad ItaliaLavorotv/Italiannetwork la Coordinatrice Nazionale Donne FNP-CISL, Valeria De Bortoli.
Per De Bortoli “bisogna demolire questa mentalità e guardare a tutte le forme di povertà, come a quella femminile anziana, che ha ragioni remote: assenza del lavoro, interruzione per accudimento della famiglia, cultura che voleva la donna a casa, lavoro in nero. Tutte queste cause hanno determinato la povertà di una categoria che oggi richiede maggiore attenzione”.
“Altro discorso – ha proseguito la Coordinatrice Nazionale Donne FNP-CISL - è quello dei finanziamenti dei servizi, che si vanno riducendo a causa della crisi e di una mentalità secondo la quale è la famiglia che deve prestare le cure richieste. Ma che famiglia abbiamo oggi? Una famiglia che non offre per le donne l’opportunità di coniugare casa e lavoro, con notevoli conseguenze per le donne pensionate, che devono prendere in cura i bambini quando mancano i servizi, i grandi anziani, i figli che non possono andarsene di casa. Simili incombenze rendono inevitabilmente la donna bisognosa di cura”.
“Le donne anziane povere vedono comparire quelle malattie che portano progressivamente alla perdita dell’autonomia: la famiglia non sa come muoversi ed intervengono le badanti, i cui costi sono spesso difficili da sostenere. Una simile situazione ha portato noi della CISL ad una riflessione più attenta a tali esigenze; una riflessione che è alla base del convegno e che non si ferma assolutamente qui, soprattutto riguardo la questione della non-autosufficienza, per la quale pretendiamo la discussione di una legge quadro che garantisca la certezza di usufruire degli stessi diritti di fronte alle stesse esigenze”
“Quanto al prolungamento dell’età lavorativa, dovrebbero essere le donne ad esprimersi a riguardo – ha affermato l’esponente sindacale - Innanzitutto occorre dare continuità al lavoro femminile, senza essere espulse in nome della crisi. Il prolungamento, invece, se è sulla scelta delle singole persone deve essere prolungato e sostenuto”.
Un ultimo riferimento al lavoro di cura “fortemente femminile, che dovrebbe essere riconosciuto a livello contributivo, dando maggiore tranquillità a quelle persone che devono assentarsi al lavoro o che ne sono allontanate per causa di forza maggiore. In questo modo – ha concluso De Bortoli - si riduce il pericolo di povertà futura e si evitano buchi contributivi”. (04/03/2010-ITL/ITNET)