PATRONATO ITALIANO NEL MONDO - IL "PATRONATO DEL FUTURO" - L'IMMAGINE DI UN ISTITUTO L'INCA IN CUI IL FUTURO E' GIA' PRESENTE"
“Il seminario si è posto come obiettivo di indagare i bisogni sociali e le esigenze che riguarderanno in futuro il mondo del lavoro e la società italiana e di individuare le risposte che il Patronato sarà chiamato a dare. E’ questo, in sintesi, il senso dell’incontro con gli operatori in Italia ed all’estero, promosso dall’INCA CGIL il 23 e 24 febbraio, come hanno sottolineato alcuni dei protagonisti dell'incontro su "Il Patronato del futuro” ad ItaliaLavorotv./Italiannetwork
In realtà, già da tempo “all’estero il Patronato si muove non solo sulle prestazioni garantite dallo Stato ma ha anche implementato il suo operato con interventi sul welfare e la previdenza locale” fa presente il responsabile Estero del Collegio di Prsidenza dell'INCA, Sergio Sinchetto, che sottolinea come in questa direzione il regolamento di attuazione della Legge 152 apra nuovi scenari sia sul versante dell’assistenza sia sulla tutela dei danni alla salute”. “Sarebbe importante se, accanto a queste attività, aggiunge il sindacalista, fosse operativa la convenzione con il Ministero degli Affari Esteri prevista dall’art.11 della L.152. uno strumento che manca per un’attività che, in fin dei conti, viene già effettuata.”.... Grazie all'efficacia dei mezzi utilizzati dal Patronato è possibile andare anche fisicamente cintro alle esigenze dell'utenza all'estero e ciò "favorisce la conoscenza dei nuovi migranti, dei giovani italiani che si spostano all’estero, “dai quali dobbiamo farci conoscere come dai nuovi migranti”, aggiunge Sinchetto,
Altro tema importante: il ruolo dei patronati sui luoghi di lavoro. “Il modello che stiamo sperimentando riguarda il recupero di quella che una volta si chiamava “conoscenza operaia”, e che oggi possiamo chiamare “conoscenza del lavoratore”, afferma Franca Gasparri del Collegio di Presidenza dell'INCA CGIL. Stiamo sperimentando in alcuni territori un sistema che ci permette, attraverso questionari, di registrare il sentire dei lavoratori ed i problemi di salute che riescono ad individuare. In questo modo, attraverso la valutazione dei questionari e l’invito ad effettuare delle visite, possiamo stabilire quanto quel lavoratore è portatore di danno e quanto di quel disagio da consegnare alle categorie perché ne facciano un atto di tutela collettiva. Possiamo inoltre agire sull’articolo 10, aggiunge Gasparri, che affida ai patronati la possibilità di fare formazione e consulenza a particolari categorie di lavoratori/imprese più deboli: di qui le convenzioni con gli immigrati, le piccolissime imprese e le scuole.
Ma riesce il Patronato a tutelare anche il mondo del lavoro autonomo ? L’attività dell’INCA si rivolge anche al lavoro autonomo - fa presente Gasparri - riguardo al quale “possiamo provare a creare un modello comune da parte di tutti i patronati in modo da garantire il valore aggiunto che ciascuno di noi può determinare in termini di prevenzione e tutela del danno. C’è un mondo che sfugge, però, al concetto di autonomo – spiega la Gasparri - è quello dei lavoratori delle partite IVA. Con Nidil stiamo lavorando per creare modelli integrati di formazione che parlino di tutela a 360 gradi."
" Vi è la certezza per il Presidente dell'INCA Raffaele Minelli che con le modifiche che stanno avvenendo nel mercato del lavoro vi sia un incremento "delle esigenze di tutela individuale che, per quanto ci riguarda ,saranno collegate alla tutela collettiva”. E Minelli aggiunge “In queste due giornate abbiamo visto la possibilità di attività nuove: stiamo crescendo come segretariato sociale. Ma nuovi campi di intervento si prevedono anche nell'ambito della previdenza complementare, in quello sanitario e della sicurezza sociale. Sulla formazione, poi, ” Stiamo facendo colossali investimenti nel campo della formazione del personale e dell'informatica” .
"Da un punto di vista previdenziale - ha fatto presente Luigina De Santisi- responsabile della Previdenza dell'INCA, ci sarà da analizzare tutta la posizione assicurativa delle nuove forme di lavoro, anche precario, che si stanno diffondendo in questi anni nel nostro paese. Ci sarà da analizzare il lavoro degli immigrati che si sono regolarizzati e che stanno versando i contributi, ci sarà anche il bisogno di assistere bene una popolazione anziana che è in aumento. Poi ci sono i nuovi compiti del patronato, ossia informare sulla previdenza complementare, e lavorare sulle politiche sociali: un'articolo della 152/2001 consente la stipula di convenzioni e la possibilità di sviluppare nuovi settori di lavoro.
Sulla legge 152/2001: "diamo una buona valutazione - ha osservato De Santis. Si tratta di una legge che non ha bisogno di modifiche: il panorama che dipinge è chiaro e dà al patronato obblighi funzioni e compiti chiari" (25/02/2010-ITL/ITNET)