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ITALIANI ALL'ESTERO - RIFORMA COMITES CGIE - AMARO(V.SEGR.CGIE):"OCCORRE RILANCIARE E RAFFORZARE LA RAPPRESENTANZA DEGLI ITALIANI ALL'ESTERO"
“L’Italia ha una ricchezza, quella composta dai 4 milioni di connazionali all’estero e dai 60 milioni di oriundi che rappresentano un formidabile veicolo perché il nostro Paese non venga marginalizzato nelle sue difficoltà, ma resti protagonista sulla scena mondiale”: lo afferma il Vice Segretario Generale del CGIE, Andrea Amaro, intervistato da Italialavorotv/Italiannetwork sulla riforma degli istituti di rappresentanza delle comunita' italiane all'estero (http://www.italiannetwork.it/news.aspx?id=15449).
“E credo che sia forte la posizione ribadita dal CGIE – spiega il Vice Segretario Generale del CGIE. Una posizione sostanzialmente unanime e trasversale, che dimostra come le preoccupazioni del CGIE non siano di natura politica o di collateralismo a realtà esterne, ma siano piuttosto ben fondate sulla necessità di rilanciare e rafforzare la rappresentanza degli italiani all’estero, strumento essenziale di democrazia. L’elezione dei parlamentari ha completato l’operazione di rappresentanza ma i parlamentari, per lavorare effettivamente, hanno bisogno di poter contare su un determinati strumenti , come i Comites, e su un interlocutore capace di illustrare la situazione reale dell’emigrazione, di avanzare proposte e di stimolare il lavoro parlamentare”.
“Purtroppo la scelta del senatore Tofani – afferma Andrea Amaro - si è dimostrata del tutto inadeguata e la situazione è precipitata verso una proposta di un gruppo ristretto, che rappresenta più un ostacolo che un contributo per il dialogo. Una proposta che ha due elementi chiave inaccettabili. Innanzitutto, la pretesa di trasformare i Comites in rappresentanze troppo estese per poter mantenere un rapporto continuativo e quotidiano con le comunità, per poter interagire con tutte le forme di rappresentanza a cominciare dall’associazionismo degli italiani all’estero. Non si possono trasformare, inoltre, i Comites in comitati parapolitici, aggiunge Amaro, perché diventerebbero inutili ed inefficaci.
L’altro forte limite della proposta è che si vuole cancellare il CGIE. Io non parlo pro domo mea: sono sicuramente affezionato al lavoro del CGIE, ma è altrettanto chiaro che il Consiglio deve essere rivisto e aggiornato, senza necessariamente diventare un consulente che svolge azioni destinate a cadere nel vuoto e nell’indifferenza”.
“Il CGIE - afferma il Vice Segretario - deve essere un organismo che porta a sintesi i problemi delle comunità all’estero all’interno di una forma di rappresentanza in grado di interagire positivamente con i Comites e con i parlamentari.
E, d'altra parte, se si tocca la rappresentanza, si distrugge un patrimonio di relazioni composto da rapporti quanto mai positivi fra l’Italia e le sue comunità all’estero, capaci di resistere a momenti ben più complessi rispetto a quello attuale. Noi abbiamo sempre ricercato il dialogo: sono due anni che presentiamo le nostre proposte, abbiamo ascoltato obiezioni e critiche, ma siamo disposti a discutere tenendo presente che il punto di partenza è che la rappresentanza deve essere rafforzata, resa più efficace, non emarginata e messa ai margini dei rapporti tra il governo italiano ed il problema dell’emigrazione”.
CGIE, ma non solo. Il Vice Segretario è convinto della necessità di “un momento di confronto tra il CGIE e le realtà di rappresentanza, a partire dai Comites. Un simile confronto deve essere efficace e costruttivo, espressione di un impegno che decidiamo di spenderci con il Parlamento, affinché possa davvero valutare con cognizione di causa quelle tematiche che noi valutiamo trascurate. In questo senso dobbiamo avere il coraggio di dire che la bozza Tofani non è un buon punto di partenza e che difficilmente potrà contare sul consenso del CGIE”.
“Il problema dell’emigrazione è complicato, ma non è l’unico dell’Italia: basti pensare al fenomeno dell’immigrazione che, in termini numerici, equivale al peso dell’emigrazione. Il nostro punto di partenza è che bisogna razionalizzare e spendere meno, ma è altrettanto importante investire. Ci sono spese che non possono essere tagliate, ma che devono essere considerate un utile investimento che può dare all’Italia un buon ritorno sul terreno sociale ed economico. I tagli devono essere corretti e devono ripristinare quelle voci (lingua e cultura su tutte) che abbiamo sempre sostenuto e che permettono di rispondere alle esigenze della nuova emigrazione.”
Altro tema impprescindibile è la rete consolare, per la quale Andrea Amaro afferma “non si può andare avanti tagliando. Certamente molte cose vanno riviste, ma in una logica in cui al risparmio corrisponda un investimento e in cui il connazionale venga considerato uno strumento importante della politica estera e non una difficoltà da sistemare con qualche totem e qualche strumento informatico messo al posto del consolato.
In questa direzione crediamo sia opportuno presentare proposte di legge che servano ad individuare le risorse in modo più efficace, senza stravolgere ciò che è stato realisticamente espresso dal Parlamento come voto, ma apportando le dovute modifiche a proposte che ci sembrano non capaci di rispondere alle esigenze dei nostri connazionali all’estero”.
Per chiudere, il tema delle elezioni per il rinnovo del CGIE e dei Comites: “Ritengo ingiustificato il loro rinvio. Se lo fossero, il Governo italiano ed il Ministero degli Esteri si assumerebbero una grave responsabilità: non si può parlare di democrazia nell’affrontare i progetti di riforma e poi cancellare scadenze democratiche ineludibili”.(20/01/2010 – ITL/ITNET)