IMMIGRAZIONE - MORONI(INCA-CGIL):"SODDISFAZIONE PER L'ACCOGLIMENTO DELL'INIZIATIVA A TUTELA DEI LAVORATORI STRANIERI IN iTALIA CHE PAGANO LA CRISI DUE VOLTE"
Problemi con la procedura dei permessi di soggiorno denunciate dai Patronati del Cepa e con i ricongiungimenti familiari: è stata la prima questione alla quale ha risposto Enrico Moroni, responsabile Immigrazione del Patronato Inca Cgil nel corso di in un'intervista concessa ad ItaliaLavorotv/Italianetwork.
“I portali, nella fattispecie quello di poste italiane, non funzionano e costringono gli immigrati che devono rinnovare i loro permessi a ritornare più volte nelle sedi, in questo caso del patronato, per poter avviare le procedure”. “ Stiamo assistendo non solo a ritardi incomprensibili come d'altra parte ritardi sono nell'esame delle domande del decreto flussi. Ma addirittura – prosegue Moroni - abbiamo situazioni ancora peggiori: le questure rilasciano permessi di soggiorno della durata di un anno a fronte di lavoratori in Italia da cinque anni e che quindi potrebbero ricongiungere un familiare con la stessa durata del loro permesso di soggiorno. Diversi atteggiamenti delle questure, in questo momento,non aiutano gli immigrati nell'opera di stabilizzazione e di integrazione nel nostro paese”.
Sulla politica italiana dei respingimenti: “si è steso un velo mentre si è commesso un reato di diritto internazionale. I respingimenti fatti in quella maniera sono contro ogni regola del diritto internazonale visto che non si è avuta neppure l'opportunità di verificare la condizione di asilo politico oppure di permesso umanitario per persone provenienti da paesi in cui c'era in corso la guerra civile o carestie micidiali. Questo – conclude Moroni- è il segno distintivo di un governo che guarda all'immigrazione in una maniera xenofoba”.
Per quanto riguarda la pronuncia del Tar e del Consiglio di Stato: “Il governo- ha spiegato Moroni- ha presentato nel 2008 il decreto flussi per 150.000 persone di cui 105.000 badanti. I permessi venivano presi dal bacino del vecchio decreto flussi del 2007. Il governo ha preteso per questo decreto flussi del 2008 che gli imprenditori stranieri potessero chiamare altri lavoratori stranieri a condizione che possedessero la carta di soggiorno, quella che ti danno dopo ci anni”. “Noi gli abbiamo spiegato che era contro il testo unico Bossi Fini il cui art. 22 prevede che anche gli imprenditori stranieri possono assumere lavoratori stranieri a condizioni che siano regolari in Italia, quindi con il semplice permesso. In aggiunta avevamo eccepito che giuridicamente non potevano immettere queste modifiche in un decreto legge che regolava i flussi. Non ci hanno ascoltato, abbiamo impugnato, abbiamo vinto al Tar del Lazio a pieno titolo. Il consiglio dei ministri ha ripresentato la questione al Consiglio di Stato che ci ha nuovamente dato ragione”. “Rientra in quella logica quasi di accanimento e non ci si mette nell'ottica che bisogna di lavorare sui processi di integrazione”.
Politiche dell'immigrazione e crisi economica: “Dalle prime verifiche emerge che gli immigrati pagano la crisi due volte: la pagano perché molti vengono reimmessi nel lavoro nero, anche chi aveva un lavoro regolare, e perchè non hanno gli stessi diritti dei lavoratori italiani. La legge prevede che se un immigrato perde il lavoro ha diritto a sei mesi di attesa ma non può usufruire nemmeno dell'indennità di mobilità. Sarebbe utile, come ha chiesto la CGIL in tempi non sospetti, che gli immigrati possano usufruire degli ammortizzatori sociali di cui hanno diritto i lavoratori italiani. Esiste una miopia nei confronti di queste persone che è tutta politica”. (26/06/2009-ITL/ITNET)