SINDACATI PENSIONATI ITALIANI NEL MONDO - SPI/ CGIL EUROPA -VISENTINI(SEGR.CES):"STRONCARE MODELLO SOCIALE EUROPEO NON VUOL DIRE COMPETITIVITA'"- BARBI(CGIL.POL GLOBALI):"CRISI EURO INGOVERNABILE CON AUSTERITA': CAMBIAMENTI RADICALI" -Ia parte
"Unione Europea tra paura e speranza - I Pensionati di fronte all'incognita della crisi” è stato questo il tema del convegno organizzato da CGIL-SPI l'11 maggio a Roma. Un momento di riflessione sulla situazione che l'Unione Europea e i suoi 500 milioni di abitanti stanno attualmente vivendo e, allo stesso tempo, un'occasione per rispondere alla domanda “è possibile guardare al futuro con speranza?”
Ad aprire i lavori il Segretario nazionale dello SPI CGIL, e responsabile Dipartimento Internazionale Renata Bagatin (vedi: http://www.italiannetwork.it/video.aspx?id=1158) , che ha sottolineato lo smarrimento da parte dell’Unione o quantomeno l'accantonamento della visione strategica del suo ruolo e del suo futuro .
Tra i relatori del convegno, coordinato dal Direttore de "L'Unita'", Sardo, il Segretario Confederale della CES Luca Visentini , che ha fatto presente come "l'ostacolo alla ripresa dalla crisi in Europa non è lo stato sociale, anche se in qualche paese vi è la necessità di cambiare qualche politica in questo settore.... all'origine della crisi vi sono i debiti pubblici, il peso dello stato sociale, il peso delle tasse e delle tutele per i lavoratori e i cittadini e, non ultime, le dinamiche salariali....e la direzione presa dell'austerità ha inciso pesantemente sui cittadini. ma le decisioni vengono prese dai capi di Governo e dalla Commissione... Una cura, quella dell'austerità - ha fatto presente Visentini - che sta dimostrando di uccidere il paziente e non ha portato benefici ”. Ma d'altra parte - ha aggiunto - dietro a questa religione dell'austerità ritengo ci siano anche egoistici interessi nazionali. (vedi: http://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&id=35842 ).
Noi non crediamo, però, che l'attuale modello sociale sia l'unico modello europeo possibile. Ma se ci sono delle alternative, devono essere concretate, con delle basi economiche solide, e devono poter passare attraverso un reale completamento del processo di coesione intorno all'euro. Non ci arrendiamo all'idea che bisogna stroncare il modello sociale europeo o che riformarlo significhi tagliarlo" - ha affermato il sindacalista - Non è questa la strada per raggiungere maggiore competitività” ha concluso Visentini annunciando che presto verrà presentato a Bruxelles un nuovo "contratto sociale" da abbinare al Fiscal Compact.
Per Danilo Barbi “Siamo davanti ad una crisi di struttura economica di quelle che capitano ogni 70/80 anni" prima di affermare "una crisi aggravata da una politica d'austerità che mette in discussione le basi della nostra ricchezza sociale” (vedi http://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&id=35844 ).
“L'euro è stato innanzitutto un sogno politico la cui finalità era quella di avviare un processo d'integrazione. Questo schema, il vero schema fondativo dell'euro, con una grande crisi salta in aria. L'euro, infatti, non funziona più come aggregante ma come elemento disaggregante. Inoltre, l'euro produce speculazione sui debiti sovrani, cosa che non avviene per esempio con la sterlina o lo yen. E' un'unica moneta per paesi che hanno debiti sovrani diversi e indipendenti. Questo, in una fase di grande crisi, diventa ingovernabile."
" Si sta costruendo - ha avvertito il sindacalista - un corto circuito devastante. Il sistema non è stato pensato per gestire grandi crisi e se passa il Fiscal Compact l'Unione Europea è finita” ha fatto presente Barbi, affermando la necessità di introdurre cambiamenti radicali, l'esigenza di elaborare nuove politiche economiche per passare così dall'Unione Europea politica agli Stati Uniti d'Europa.
Per il giovane, nato con l'Europa, Michele Orezzi del Coordinamento Nazionale Unione degli Universitari (vedi:http://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&id=35845 ), "è stata creata un'Europa monetaria ma non è stata ancora realizzata un'Europa economica e, soprattutto, un'Europa dei popoli. La mia generazione - ha sottolineato Orezzi - doveva essere quella più facilitata a un percorso europeo d'identità culturale. Ma non è stato così. Ed allora, la mia domanda a questo punto è: 'Cosa stanno facendo gli stati europei per dare una cultura europea alle giovani generazioni?' Ebbene, secondo noi molto poco. Ed è una cosa molto preoccupante. In mezzo a tante crisi c'è, infatti, una crisi culturale che lascia spazio al populismo."
Ma Orezzi ha aperto anche uno squarcio su come la realtà giovanile stia puntando con consapevolezza alla creazione di un fronte unico a sostegno delle esigenze delle nuove generazioni di cittadini europei. (11/05/2012-ITL/ITNET)