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PATRONATI ITALIANI NEL MONDO - PENSIONI - DE SANTIS(PREVIDENZA/INCA CGIL):"COSA E COME CAMBIA IL SISTEMA PENSIONISTICO ITALIANO. 18 ANNI DI RIFORME E IL DISCORSO SULLE PENSIONI NON PUO' CONSIDERARSI CHIUSO"

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    Che il "giudizio"  dei sindacati sia stato "negativo”  nei confronti dell'ultima "manovra", la cosiddetta "Salva Italia", varata dal Governo Monti è cosa nota, tuttavia, nonostante gli annunci e le anticipazioni della stampa italiana e dei vari media italiani, rimangono non pochi dubbi sull'argomento che riserva perplessità e crea concrete criticità cancellando, nell'ambito dei diritti finora acquisiti dai lavoratori, attese sia sul piano professionale che personale. Tant'è che i  Patronati rilevano quotidianamente un incremento esponenziale delle richieste di chiarimento sull'applicazione della normativa sia in Italia che all'estero. E sì perchè anche gli italiani all'estero e quanti hanno deciso di trasferirsi all'estero si trovano a fare i conti sul fronte previdenziale con le nuove regole che coinvolgono sia i lavoratori-futuri pensionati che gli stessi pensionati.

L'intervista che segue a Luigina de Santis, responsabile Previdenza del Patronato INCA-CGIL affronta le linee generali - entrando a più riprese nel particolare - della riforma previdenziale...e non solo,  lasciando ad altri appuntamenti con Italialavorotv/Italiannetwork e ad un'iniziativa editoriale del Patronato ulteriori approfondimenti.

  Afferma la sindacalista dell'INCA  “Il sistema pensionistico italiano ha subito una serie di riforme dal 1992 in poi: per 18 anni abbiamo avuto continue riforme della previdenza. Eppure, dai rapporti che la Commissione Economica Europea effettua sui vari sistemi pensionistici, emergeva come la previdenza italiana fosse sotto controllo.
  Dovendo trovare risorse nel giro di poco tempo, il Governo ha cercato di attingere alle pensioni, dal momento che il modo più semplice per reperire risorse è bloccare l’uscita in pensione. Tant'è che solo nel 2010 ci sono state 90.000 pensioni in meno, dal momento che è stata allungata la "finestra" di attesa.

  In Italia per andare in pensione occorrono 3 condizioni: avere compiuto una determinata età anagrafica, aver accumulato un determinato anno di contributi, aspettare la “finestra”. ....

Ma quanto ha risparmiato lo Stato Italiano con questa manovra ?    Afferma De Santis " Dovrebbe aggirarsi attorno ai 25-26 milioni di euro, ma  non arriveranno tutti dalle pensioni. Nella legge 214, infatti, si parla di altri tipi di gravami, legati per esempio ad una tassazione diversa della casa di proprietà."  In realtà, " pensavamo ad un intervento leggero sulle pensioni, mentre si tratta di interventi pesanti, legati all’introduzione di due meccanismi automatici per l’aumento dell’età pensionabile. È stata, infatti, introdotta....

Quanto agli italiani all'estero ?  "Siamo in una situazione molto simile a quando in Italia sono state introdotte le "finestre" , afferma la responsabile della Previdenza del Patronato INCA, che precisa "All’estero, si va in pensione il mese successivo al compimento dell’età pensionabile. In Italia fino alla fine del 2011 c'era un'attesa prima che si aprisse la finestra contributiva, che per una pensione di vecchiaia destinata ad un uomo si realizzava dopo un anno: il lavoratore italiano residente all’estero deve aspettare un anno prima di ricevere il rateo di pensione.....

Traendone le conseguenze, qual'è la sua personale riflessione di "esperta" ?  Afferma l'esponente del Patronato "che la CGIL ha ragione quando sostiene che il discorso sulle pensioni non può considerarsi chiuso. Non possiamo correre il rischio di avere milioni di persone troppo giovani per andare in pensione o troppo vecchie per lavorare. Ora con il Governo si aprirà una discussione relativamente agli ammortizzatori sociali, un tema delicatissimo per il sostegno a quelle persone che rischiamo di perdere il lavoro....(vedi abstract: http://www.italiannetwork.it/news.aspx?id=32716 ) . (04/01/2012-ITL/ITNET)

(Data di inserimento online 2012-01-04 00:01)

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