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DIRITTI DEI CITTADINI - A ROMA UN CONVEGNO SUL "MODELLO AMERICANO NELLE RELAZIONI TRA CHIESA E STATO"

(2009-01-15)

    Si ? tenuto oggi a Roma, in occasione dei venticinque anni delle relazioni diplomatiche formali tra Stati Uniti e Santa Sede, il convegno "Il modello americano nelle relazioni tra Chiesa e Stato".

  A moderare l'incontro l'ambasciatore Mary Ann Glendon, che ha ceduto la parola al senatore Marcello Pera il quale - riferisce l'Osservatore Romano -  ha esordito affermando: "Se Charles Alexis de Tocqueville parlasse oggi con gli intellettuali di entrambe le coste degli Stati Uniti, se frequentasse i seminari di filosofia o di diritto costituzionale di tanti accademici, se leggesse "The New York Times" e guardasse la "Cnn", concluderebbe, c'? ragione di pensare, che il modello europeo di relazione religione-politica sia penetrato anche in America. Non ? solo il vecchio continente a importare modelli da oltreoceano, ma l'interscambio avviene anche in direzione opposta.  Se Tocqueville tornasse oggi negli Stati Uniti, non potrebbe quindi pi? affermare - come nel xix secolo - che nel Paese lo spirito di religione e lo spirito di libert? sono intimamente uniti, mentre in Europa procedono in senso contrario."

    "Anche in America oggi gli amici della libert? non sono amici della religione e cercano di destituirne il ruolo. Coloro che si proclamano seguaci di Thomas Jefferson non sembrano credergli oppure presentano la sua posizione in termini che Jefferson stesso non avrebbe accettato. Jefferson - ha proseguito Pera - sosteneva che i diritti inalienabili degli uomini dipendono da Dio. Oggi molti studiosi americani ritengono che si possa prescindere da Dio. Jefferson riteneva che le libert? liberali non possano essere mantenute se non sono considerate un "dono di Dio". Oggi molti sostengono che il liberalismo sia autosufficiente. E c'? di pi?. Jefferson infatti riteneva che il cristianesimo fosse la migliore morale pubblica mai esistita. Oggi si sostiene che la morale non debba avere fondamento religioso. Come ? pure da ricordare che Jefferson us? la metafora del "muro di separazione" per difendere la religione dalle interferenze dello Stato. Oggi i liberali americani usano quella stessa metafora per difendere lo Stato dalla religione o per confinare la religione nella sola sfera privata".

    "Dopotutto - ha fatto presente il senatore - egli potrebbe notare che, come la ora morta e sepolta Costituzione europea non faceva menzione delle radici cristiane del Vecchio continente, cos? la Costituzione americana non fa menzione di Dio. Si pone poi un altro interrogativo:  se la societ? liberale non ? un miracolo, ma dipende dagli uomini, che cosa devono fare essi per mantenerla?  I padri del liberalismo avanzarono una risposta. Dissero che la societ? liberale ? una societ? religiosa. Tutti, fino dallo stato di natura, sono sottoposti a una legge divina di natura, cio? una legge morale che tutti conoscono o possono conoscere mediante una riflessione razionale. Oppure dissero che la societ? liberale ? una societ? razionale, cio? che tutti sono sottoposti alla stessa ragione universale, e questa ragione ci consente di scoprire la legge morale."

"John Locke - ha stigmatizzato il senatore - percorse la prima strada, Immanuel Kant la seconda, ma tutti e due arrivarono alla stessa conclusione poi formulata da Jefferson. Ovvero che le libert? liberali "sono compatibili se gli uomini si considerano sottoposti a Dio, e la societ? liberale pu? essere edificata se gli uomini la considerano un "dono di Dio"".

  Pera ha proseguito con la posizione dei laicisti in Europa e in America, i quali sostengono che il liberalismo ? autosufficiente. Ma questa ? un'"illusione". Per il senatore "il liberalismo politico ? autosufficiente solo se molte cose sono ammesse e prese per garantire". A esempio, se si ammette che gli uomini siano persone; che le persone abbiano una dignit? intrinseca; che le persone debbano essere rispettate. Ma ammettere tutto questo e prenderlo per garantito significa coltivare una fede; pi? precisamente una fede cristiana.  - ha concluso il senatore -Togliete questa fede e avrete tolto il liberalismo".

    Il dibattito sulla separazione tra Chiesa e Stato- prosegue l'articolo dell'Osservatore Romano -  ha caratterizzato il cammino e l'evoluzione della societ? americana dal XVIII secolo in poi. Ma il concetto di "separazione", al di l? dei contesti storici e geografici, non ? corretto, come ha rilevato il cardinale Jean-Louis Tauran, presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso. ? pi? opportuno parlare di "distinzione", anche perch? sarebbe "irrealistico" non tenere conto della presenza della Chiesa nell'ambito della vita sociale. Al riguardo il porporato ha lamentato come ai giovani, nei Paesi europei, non s'insegni bene la storia. ? un fatto "molto grave", ha detto Tauran, poich? ci? implica spesso letture e interpretazioni distorte degli avvenimenti.

    Il vecchio modello americano di libert? religiosa, affermatosi nel XVIII secolo, concepiva tale libert? come diritto inalienabile. Sereno e costruttivo era il rapporto con la legge. Poi vi fu la degenerazione di tale modello. Infatti, ha osservato Philip Hamburger, della "Columbia Law School", si ? sviluppato un passaggio dalla libert? religiosa "ai sensi della legge" a un'"esenzione" dalla stessa libert? religiosa, con il rischio di sfociare in una sorta di anarchia, a detrimento dei valori etici e morali. Nel XX secolo dunque, negli Stati Uniti, si assiste a un capovolgimento, in conseguenza del quale, le norme costituzionali, non discriminatorie in materia religiosa, vengono sostituite da standard discriminatori.

    Ecco allora che nel Paese s'impone, foriera di diverse implicazioni, la separazione tra Chiesa e Stato. Ed ? su questo terreno che si misura il giusto equilibrio fra istanza religiosa e istanza civile, premessa e fondamento di civilt?. Hamburger, riguardo al processo di degenerazione del modello di libert? religiosa, ha evidenziato che in alcuni momenti della storia del XX secolo alcuni hanno visto nella Costituzione americana una sorta di strumento di discriminazione teologica. In nome di una libert? sempre pi? ampia, e non per questo migliore, si ? venuta a creare una frattura fra religione e legge:  ognuno rivendica il primato del proprio credo, in rivalit? con quanti appartengono ad altre religioni, e inquadrano la dimensione della legge solo nell'ottica della coercizione.

    Nella storia della societ? americana si possono riscontrare tre modelli di libert? religiosa:  libert? dalla religione, di religione e per la religione.

    Il primo modello, ha affermato Richard Garnett, della "Notre Dame Law School", vede nella religione solo un fatto privato, senza legami con la realt? sociale; il secondo pone Stato e Chiesa su un piano paritario; il terzo modello riconosce nella religione uno strumento di ricerca della verit? e di conseguenza intende creare le migliori condizioni perch? si sviluppi la libert? della coscienza individuale e non vengano quindi imposti limiti coercitivi alla pratica religiosa. "? dato di constatare - ha affermato Garnett - che ci si barcamena tra questi tre modelli. Ci? deriva dalla permanente incertezza tra pubblico e privato, dagli ambigui confini che si vogliono tracciare tra religione e Stato". ? auspicabile dunque un laicismo positivo, ha sottolineato Garnett, capace di integrare nel tessuto della vita civile l'elemento religioso, garantendone la difesa e la promozione.

    Tornando al parallelo tra Stati Uniti e Europa ci si pu? chiedere:  se in America si fatica a stabilire una dialettica tra Chiesa e Stato, in Europa le cose vanno meglio? Se negli Stati Uniti alcuni lamentano che la libert? religiosa sia garantita pi? dai tribunali, con sentenze e verdetti, che naturaliter - cio? sulla base dei principi di rispetto e di tolleranza -, in Europa esistono le condizioni per un sereno rapporto tra istanza religiosa e istanza civile?

    Il continente europeo ? caratterizzato da un contesto multiculturale - ha affermato Joseph H. H. Weiler, della "New York University School of Law". In questo contesto trova le condizioni per svilupparsi un modello pluralista di libert? religiosa che, se ben applicato, non riconosce alcun conflitto fra democrazia e religione. Un pluralismo che non ? mero relativismo, ma comprensione della sintesi fra cultura e identit? religiosa. Tuttavia non si pu? dimenticare l'esistenza di frange che si identificano nell'assenza di religione, facendo propria la nozione pi? deteriore e nociva di laicismo. (15/01/2009-ITL/ITNET)

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