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CULTURA ITALIANA NEL MONDO - FRANCIA - PARIGI OMAGGIA DE CHIRICO "METAFISICO" CON UNA RASSEGNA DI OPERE DEL PRIMO SOGGIORNO FRANCESE. IL CURATORE P.BALDACCI ILLUSTRA IN ANTEPRIMA IL PERCORSO DELLA MOSTRA

(2020-07-08)

  Un focus sulla pittura metafisica di Giorgio de Chirico (1888-1978), è la proposta del Museo dell’Orangerie a Parigi che, dal 16 settembre al 14 dicembre 2020, dedica una mostra al Maestro italiano soffermandosi sulla sua fase metafisica e in modo particolare sul primo soggiorno parigino, tra il 1911 e il 1915, allorché concepisce e dipinge il cuore stesso della sua opera metafisica. Un'opera unica e singolare che ha profondamente influenzato l’arte moderna.

“La capitale francese e, per l’esattezza, il Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris gia’ nel 2009 aveva ospitato una rassegna sulle opere di de Chirico che ripercorreva tutto l’iter creativo del maestro dal periodo metafisico a quello naturistico e barocco degli anni Trenta e Quaranta. La mostra al Museo  dell'Orangerie, diversamente, nasce dal bisogno, che sentivo da molto tempo, di chiarire il rapporto di dare e avere tra de Chirico e la Francia, o meglio Parigi, come “luogo” della modernità, nel momento del massimo splendore creativo di questo artista, che è stato uno dei pochissimi che, insieme a Picasso, Matisse e Kandinsky, abbiano  realmente rivoluzionato l’arte del XX secolo,” afferma
Paolo Baldacci, curatore dell’evento espositivo e Presidente dell'Archivio dell’Arte Metafisica, in un'intervista ad Italian Network

"L’intento - spiega - e’ quello di mostrare come de Chirico arrivi a Parigi nel 1911 con idee già pienamente formate su quello che dovrà essere il ruolo della sua pittura e il suo obiettivo: andare oltre il concetto di modernità e sostituire la sensazione “nuova” con quella “profonda e finora sconosciuta”. Ma ci riuscirà solo entrando a contatto col modernismo che gli fornirà i mezzi espressivi per dare maggior forza al suo linguaggio” aggiunge il curatore.

Attraverso una sessantina di lavori del maestro tra cui quadri, sculture e disegni prestati da musei italiani ed internazionali e da collezionisti privati, la mostra ripercorre così questa prolifica stagione di de Chirico tesa ad esplorare la questione del visibile. Lo spirito e il mistero del mondo non risiedono infatti per il maestro nell’aldilà ma nel mondo reale e tangibile. Per lui gli oggetti non sono semplici oggetti ma diventano portatori di nuovi e potenziali significati. E anche i luoghi, per quanto realistici, assumono una valenza onirica per via di una prospettiva spesso distorta e di
colori innaturali.

Articolata in tre diverse sezioni, la rassegna si apre con ‘Monaco- La protometafisica’ che si concentra sul suo soggiorno nella città tedesca. Tra i lavori qui esposti Prometeo del 1908 e il Centauro morente del 1909 che attestano l’attenzione di de Chirico per Arnold Böcklin e Max Klinger e per le loro opere ispirate ai miti dell’antica Grecia, in cui convivono soprannaturale e quotidiano.

Segue la sezione ‘Parigi - La metafisica’ che illustra gli anni vissuti nella capitale francese in cui de Chirico conobbe Paul Apollinaire e il gallerista Paul Guillaume. Un periodo in cui partecipa con suo fratello, Alberto Savinio, alla vita artistica della capitale: frequenta le avanguardie parigine, i circoli culturali e letterari del suo tempo e espone al Salon ’Automne. Sono gli anni in cui realizza i suoi capolavori metafisici: tele dove compaiono piazze disabitate, Arianne addormentate, treni, oggetti eterogenei come carciofi, frutta esotica e, soprattutto, manichini che sono i simboli dell’uomo-automa contemporaneo.

Chiude il percorso espositivo ‘Ferrara - La grande follia del mondo’ dedicata al periodo che de Chirico trascorse nella citta’ emiliana. Sono gli anni di guerra in cui la sua pittura metafisica cambia. Senza piu’ un atelier, costretto a dipingere spesso di notte quando non impegnato in mansioni militari, Giorgio de Chirico realizza piccole tele e concentra il suo sguardo sul microcosmo quotidiano e sulla follia che si e’ impossessata del mondo. La rappresentazione di interni chiusi rivela un bisogno di spazi di riflessione e di sicurezza nel quale orchestra dialoghi muti tra oggetti diversi resi con estremo realismo: carte geografiche, biscotti, dolci tipici di Ferrara, piedi di tavolo, decorazioni militari, protesi, frammenti di manichini…"

Poi, Baldacci sottolinea "Pur non essendo riusciti ad avere, anche a causa delle ultime vicende sanitarie, tutte le opere che ci erano state promesse, la mostra allinea un grande numero di capolavori: almeno una quindicina dei più straordinari quadri metafisici, tra cui La nostalgie de l’infini del 1912, La tour rose del 1913, Le langage de l’enfant del 1914, La conquête du philosophe sempre del 1914,  Le portrait de Guillaume Apollinaire ancora del 1914 e Il Trovatore del 1917,” spiega Baldacci. “Ci saranno, inoltre, quelle che ritengo siano delle assolute novità per il pubblico francese: due opere del 1914, che ho voluto accostare a causa della loro particolare iconografia e perché, pur essendo assolutamente autentiche, de Chirico le dichiarò false negli anni ’60. Sono due composizioni con vedute urbane di cui non conosciamo il titolo originale e che vengono chiamate Composizione con freccia e Composizione con giocattoli. Sono ambedue uno straordinario concentrato di iconografie dense di significato. Una appartiene alla collezione di Gimmo e Roberta Etro di Milano e l’altra alla De Menil Collection di Houston.

Poiché le due opere saranno incluse con tutta la loro storia nel Catalogo Ragionato di de Chirico e dato che su de Chirico c’è molta polemica interessata e si dicono molte falsità, ho concordato con tre specialiste di chimica dei colori e di indagini non invasive delle Università di Houston e di Chicago, un’indagine con i mezzi più moderni sul quadro di Houston che ha confermato l’assoluta conformità del dipinto e delle cromie con quelle di altre opere autentiche e mai contestate della medesima collezione. Lo stesso è stato fatto per il quadro Etro. Per quanto io li avessi ambedue pubblicati già nel 1997, oggi abbiamo la documentazione parlante della loro epoca e della loro autenticità. Sarà un bel confronto anche visivo,” precisa il curatore, Baldacci.   

Da segnalare lungo il percorso opere di Böcklin, Klinger, Archipenko, Magnelli, Carrà e Morandi poste in dialogo con lavori de Chirico, confronti da cui emergono interessanti convergenze.

In mostra anche un corpus di documenti – riviste, fotografie e opere diverse – provenienti dal fondo dell’Archivio dell’Arte Metafisica.
In occasione dell’evento espositivo sara’ stampato un catalogo a cura di Paolo Baldacci,Coedizione Museo d’Orsay / Hazan.
La mostra è organizzata dai musei d’Orsay e dell’Orangerie di Parigi insieme all’Hamburger Kunsthalle di Amburgo che l’ospitera’ dal 21 gennaio al 25 aprile 2021.
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Nato nel 1888 a Volos, in Grecia, in una famiglia cosmopolita, Giorgio de Chirico si forma in una cultura classica che avra’ un ruolo fondamentale nel suo immaginario: nei suoi dipinti, al fianco di piazze e caseggiati moderni, compaiono infatti colonne, busti classici e candide statue di marmo.
Dopo avere studiato al Politecnico di Atene, all’Accademia di Belle Arti di Firenze e all’Accademia di Belle Arti di Monaco di Baviera, si trasferisce a Milano nel 1909 , dove nascono nel novembre di quell’anno le prime opere metafisiche, e infine a Parigi nel 1911.

Nella capitale francese inizia la famosa serie delle piazze con statue femminili e maschili . Quando scoppia la Prima Guerra Mondiale si arruola come volontario insieme al fratello e i due vengono inviati in servizio a Ferrara. Nel 1917 arriva a Ferrara anche Carrà e i due lavorano oltre due mesi insieme nell’ospedale Villa del Seminario, dove Carrà viene fortemente influenzato dalla pittura del compagno. Intanto, a Parigi, la sua pittura inizia a essere collezionata dai letterati attorno ad André Breton e influenzerà fortemente la nascita del Surrealismo pittorico.

Alla fine della guerra va a Roma e partecipa alle esposizioni di “Valori plastici”. Risale al 1919 la prima personale. Tra il 1924 ed il 1929 vive nuovamente a Parigi.
Nel 1926 si avvicina al movimento del Novecento in netta opposizione al modernismo, una scelta che gli causa molte critiche. Negli anni "continua a produrre nuove opere, ampliando i temi, che vengono esposte nelle più importanti gallerie d'arte in Europa che in America. Illustra, inoltre, diverse testi (Apollinaire, Cocteau, Eluard), crea decori e costumi per l’opera e scrive.
Nel 1936 si trasferisce a New York per un’importante mostra alla Julien Levy Gallery e collabora con importanti riviste di moda come Vogue e Harper’s Bazaar.

Dopo la seconda Guerra Mondiale, il pittore collabora con il Teatro Comunale di Firenze, l'Opera di Roma e il Teatro alla Scala di Milano, e si occupa di grafica dedicandosi all’illustrazione.
In questo periodo avvia quella che è conosciuta come la “fase barocca”, con opere che ritraggono nature morte, soggetti storici, mitologici e autoritratti.
Fra il '46 ed il '47 de Chirico dichiara falsi tutti i dipinti metafisici facenti parte della retrospettiva organizzata presso la galleria Allard di Parigi e vengono scoperti moltissimi quadri falsi con la sua firma.
Negli anni '50 e '60 dipinge, in costante opposizione con le tendenze dell'arte contemporanea, nature morte, paesaggi, ritratti ed interni.
Si interessa nuovamente di scenografia e comincia a dedicarsi alla pratica della scultura in bronzo trattando temi mitologici.
Negli ultimi anni della sua vita si dedica alla litografia di opere importanti quali "I promessi sposi" e "L’Apocalisse" e partecipa a grandi retrospettive in tutto il mondo.
Muore a Roma nel 1978 dopo una lunga malattia. (08/07/2020-Letizia Guadagno-ITL /ITNET)

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