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ITALIANI ALL'ESTERO - INTELLIGENZE SENZA CONFINI- MEDICI ITALIANI: NONOSTANTE BREXIT L'ESODO CONTINUA (3.800). IMPRENDITORI ITALIANI: RITORNARE A LAVORARE IN ITALIA NON E' FACILE MA SI PUO' FARE"

(2019-09-30)

Al convegno sugli  ‘Italiani all’estero: intelligenze senza confini’, promosso oggi alla Camera dei Deputati dalla Sen. Laura Garavini (Italia Viva) (vedi: http://www.italiannetwork.it/news.aspx?ln=it&id=59486), nel corso del panel, dedicato ai medici italiani nel mondo sono emersi dati molto interessanti: in dieci anni sono partiti per l'estero oltre 10.000 medici e 8.000 infermieri italiani.  Un dato rilevante se si pensa che formare un medico costa 150.000 euro.

Eta’ dei medici che partono: dai 28 ai 39 anni. Meta di destinazione: Gran Bretagna ( attualmente il 33% dei medici seglie il Regno Unito a seguire la Svizzera (26%). Ortopedici e ginecologici sono i profili che partono di piu’.

Alcuni passi in avanti per arginare questo trend sono stati intrapresi dal Ministero della Salute che, negli ultimi 5 anni, ha lanciato alcuni progetti con alcuni ricercatori italiani all’estero, un modo per  farli rimanere in contatto con il nostro paese. Complessivamente sono stati finanziati 85 progetti di  ricerca con un investimento di 15 milioni di euro.

Al tavolo dei relatori, Maria Cristina Polidori, specialista in medicina dell’invecchiamento Policlinico Universitario di Colonia, che ha lamentato nel sistema medico italiano una mancanza di trasparenza e di inclusione.
Demeriti denunciati anche da associazioni di medici italiani che operano negli Stati Uniti.
Polidori ha dichiarato come la partenza dei medici sia un fenomeno fisiologico, legato anche alla specializzazione. "Il problema sono i medici stranieri che non vogliono venire in Italia a lavorare” ha evidenziato Polidori sottolineando la mancanza di competittivita’ e di attrattivita' del nostro sistema medico a livello internazionale.

Federico Caobelli, specialista in Medicina Nucleare, Ospedale Universitario di Basilea, ha osservato che i medici non tornano in Italia perche’ non vengono considerati, per mancanza di programmazione e di prospettiva.
"Al contrario la Svizzera, attrae molti giovani medici perche’ e’ un paese aperto alle start up , un paese che sostiene progetti ad alta carica innovativa” ha puntualizzato Caobelli, suggerendo percorsi formativi flessibili, borse di studio commisurate al fabbisogno, un rapporto di formazione tra università’ e ospedali meglio calibrato.

Luisa Mantovani, Direttrice divisione oncologica e ematologia, Ospedale di San Georg Lipsia, ha osservato da parte dei  medici italiani che arrivano in Germania una mancanza di autostima e un’ incapacita' di sognare.
"Partono per motivi economici ma rimangono per motivi di dignita’, di meritocrazia che esiste e viene applicata. E questi sono le ragioni per cui non potrei piu’ lavorare in Italia” ha aggiunto Mantovani auspicando la creazione di una rete internazionale per progetti a sostegno del nostro paese.

L’assenza di medici stranieri negli ospedali italiani e’ stata invece sottolineata da Saverio Giosia, Chirurgo, Asl Teramo. Per  Giosia sono diversi i motivi che spingono i medici italiani a lasciare il nostro paese tra cui la difficolta’ di  formazione e di crescita professionale in modo trasparente, oltre ai bassi salari, la necessita’ di accettare compromessi, le alte assicurazioni ( il corrispettivo di quattro mensilita’) e la mancanza di autonomia.
“Molto medici vanno via perche' non possono fare niente. Da noi il medico ha le ali tarpate” ha affermato Giosia precisando che Israele ( 53%), Nuova Zelanda (42%) e Irlanda ( 30%) sono i paesi con il maggiore numero di medici stranieri.

Laura Surace, ricercatrice in immunologia, Istituto Pasteur Parigi, ha osservato come la formazione universitaria in Italia sia ottima a livello teorico ma manchi l'esperienza sperimentale per carenza di  fondi.
"La sperimentazione in vitro e’ indietro, non vi sono strumenti all’avanguardia. Inoltre il ricercatore non e’ rispettato, la ricerca scientifica non e’ valorizzata”ha precisato Surace che ha fondato un network per promuovere la conoscenza scientifica.
Nel corso del suo  intervento Surace ha menzionato il Seminario di Palermo, promosso alcuni mesi fa dal MAECI, che ha raccolto 115 giovani da tutto il mondo coinvolgendoli in progetti di vario tipo.
“Io sono coinvolta in un progetto di rappresentanza giovanile e in un altro sui ricercatori italiani” ha puntualizzato Surace sottolineando come i giovani in Italia  vengano "rallentati".

A chiudere il panel dedicato alla medicina, Giuseppe Preziosi, Chirurgo generale, Margarete Hospital, Londra, che ha evidenziato come la Brexit non abbia assolutamente influenzato l’ 'esodo' di medici italiani verso la Gran Bretagna: erano 3.539 prima della Brexit, sono diventati piu’ di 3.800 ora.

"Parte chi vuole raggiungere posizioni apicali, in Italia non c'é chiarezza infatti su come progredire. E tornare a lavorare in Italia e’ un’odissea. E' difficile trovare posizioni adeguate alle competenze acquisite” ha affermato Preziosi, precisando come in Italia non vi sia  una struttura che permetta assorbimento anche se chi rientra potrebbe produrre arricchimento, connessioni internazionali e capacita’ di lavorare in un ambiente multietnico.
"Ci dovrebbe essere un  riconoscimento dei titoli e equipollenza delle posizione ma purtroppo non e’ cosi” ha concluso Preziosi sottolineando la necessita’ di fermare l’emorragia  di medici che partono aumentando  gli stipendi, abbassando le tasse e l’indennita’ assicurativa ed evitando le complicanze penali per i medici.

Il convegno si e’ chiuso con il panel dedicato al mondo imprenditoriale che ha presentato alcuni casi di successo come quello di Andrea Ciaffi, ingegnere impiantista di Roma da alcuni anni impiegato presso Arup, Sydney.
“Amo il mio paese e ci torno tutti gli anni ma solo in vacanza. In Italia non potrei proprio lavorare: non esiste un profilo come il mio. Finche' non sara’ approvato un piano di infrastrutture e' impossibile per me tornare” ha affermato Ciaffi sottolineando anche le difficolta' che incontrerebbe a livello contributivo e fiscale.

Florinda Saieva, con la sua Farm Cultural Park, a Favara, rappresenta invece chi e’ tornato e porta avanti un progetto virtuoso sul territorio.
“Il nostro progetto nasce dallo spirito di resilienza e di responsabilità. Abbiamo acquisto piccoli immobili e li abbiamo restituiti a funzione pubblica attraverso la cultura. Questo non significa che sia facile fare impresa culturale in Italia. Abbiamo pero’ dimostrato che le cose si possono fare. Tuttavia, per incidere realmente dobbiamo partire dai bambini per questo abbiamo creato dei corsi appositamente per loro” ha spiegato Saieva.
“Si e’ parlato di una comune cittadinanza europea ma bisogna sottolineare che non a tutti i cittadini europei vengono date le stesse opportunita’” ha stigmatizzato Saieva.(30/09/2019-ITL/ITNET)

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